prima pagina pagina precedente



L'intelligenza artificiale di Searle e l'inorganico di Perniola
Filosofia per un tempo nuovo
Michele Lupo su ALIBI ON LINE



Leggendo un po' casualmente negli stessi giorni due libri può capitare che vi si cerchino rapporti: urti o consonanze poco importa, conta che la lettura induca una sorta di entanglement da cui derivare possibili suggestioni – probabilmente arbitrarie.
Tant'è: nello specifico, si tratta di Intelligenza artificiale e pensiero umano. Filosofia per un tempo nuovo, raccolta di saggi che vanno dal 1996 al 2006 di John R. Searle, lavorata dall'editore Castelvecchi, e di Il sex appeal dell'inorganico, storico saggio einaudiano di Mario Perniola ora riproposto da Mimesis. Sono due libri che sembrano procedere dal futuro al presente.
La distanza apparente tra i due è totale. Da una parte il filosofo analitico americano, tutto deduzione e chiarezza argomentativa; dall'altra il teorico italiano della sensibilità postmoderna, incline alla torsione aforistica, e alla deriva estetica.
Searle stabilisce un confine fra ciò che pensa e ciò che simula il pensiero. La celebre “stanza cinese” — ormai diventata quasi un apologo pop della filosofia della mente — è un argomento classico contro l'IA forte. Un uomo chiuso in una stanza manipola simboli cinesi seguendo regole sintattiche, senza tuttavia comprenderne il significato – così funzionano gli LLM che oggi ingannano molti (non solo ragazzini ahimè) in virtù della loro coerenza testuale, statistica, linguistica.

Ma capire non è eseguire, non basta produrre risposte corrette perché emerga intenzionalità o esperienza soggettiva. Il trattamento dell'informazione non implica un pensiero: non coincidono, semplicemente perché pensiero non è. Resta da fare i conti con un residuo incarnato, biologico, una specie di umidità irriducibile della mente: la coscienza, capacità non formalizzabile, non è software e non è computazione.
In questo senso Searle appartiene ancora all'ultima generazione di filosofi che difendono una specificità dell'umano senza cedere né al misticismo né al tecnofeticismo. Molte critiche contemporanee all'IA generativa gli danno implicitamente ragione epperò la sua è una frontiera assediata da un capitalismo tecnologico che procede feroce verso un oltre inquietante nel quale non importa più se la macchina “capisce”. Importa che funzioni, che seduca e risponda.
La questione ontologica viene sostituita da una questione performativa. Per questo il lavoro di Searle appare ancora necessario: ribadire a chiare lettere che la macchina, signore e signori, “non pensa” (almeno per ora).

Michele Lupo

copertina

John Rogers Searle
Intelligenza artificiale e pensiero umano
Castelvecchi
Collana Frangenti
2026, 208 pagine, 22 €


L'articolo completo ALIBI ON LINE


  12 maggio 2026