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Dinamismo di un cane senza guinzaglio
dal Futurismo a Nicolò Tomaini
Anna Marini

Giacomo Balla – Dinamismo di un cane senza guinzaglio (particolare) - non è alla mostra

Il Futurismo viene ricordato come la corrente che inserì nel linguaggio espressivo il concetto di tecnica e, con esso, le speranze in un futuro migliore, grazie proprio all'apporto delle macchine. Vi si riconducono i nomi dei grandi pittori del principale movimento d'avanguardia novecentesco: Balla, Depero, Boccioni, Russolo.


Ad un secolo di distanza, un giovane artista, Nicolò Tomaini, muove un'avvincente critica al pensiero che per decenni ha voluto vedere nell'irruenza della tecnica nuove strade per potenziare la creatività, oltre che assicurare significativi miglioramenti nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana. È questo il filo conduttore della mostra allestita alla LeoGalleries di Monza, visitabile fino all'11 novembre: il “bilancio”, dopo un secolo, della più grande illusione che ha contagiato l'intera umanità.
Ecco che l'accostamento delle opere di Baldessari, Balla e Depero a quelle “decostruzioniste” di Nicolò Tomaini non è affatto un azzardo, ma una geniale intuizione che conduce lo spettatore ad un'importante riflessione artistica e sociale. Il titolo dell'esposizione è emblematico: “Dinamismo di un cane senza guinzaglio”. Agli amanti del Futurismo appare chiaro il riferimento alla celebre opera di Giacomo Balla. Ma la scena riprodotta da Nicolò Tomaini stupisce lo spettatore, poiché ciò che l'artista riproduce è il fermo immagine di un setter in corsa. L'oggetto dell'opera non è il cane, o meglio, la sua corsa, ma proprio la realtà digitale.


Nicolò Tomaini è un pittore lecchese, classe 1989; nonostante la giovane età, ha già alle spalle numerosi cicli pittorici. Degna di menzione è la rassegna dell'autore, tenutasi lo scorso maggio a Lecco, presso il Palazzo delle Paure; una personale dell'artista dal titolo anticipatore della sua arte: "Habeas corpus: sommario di decomposizione".
Nelle opere del pittore si percepisce tutta l'angoscia dell'età contemporanea, quella della digital age, che fagocita le nostre vite, dalla fruizione artistica, ai sentimenti: tutto viene controllato, travolto e decodificato dai nuovi linguaggi informatici. La macchina si impadronisce di ogni idea e la degrada ad icona, recepibile solo passivamente dalla mente umana. Persino la fruizione artistica è mediata dalla tecnologia digitale: nelle gallerie - osserva Tomaini- si notano gli spettatori che dedicano alle opere uno sguardo fugace, solo per immortalarle con il cellulare, prima di passare alla stanza successiva. Per esprimere tutta la desolazione di queste realtà, Tomaini sceglie i soggetti che creano maggiore sconcerto negli occhi di chi guarda: i volti umani. Lavora sulla ritrattistica ottocentesca, rigenerandone le tele “con squarci dell'oggi”.


Così, alla LeoGalleries si ammirano opere della serie Silicio, che trae il nome dal principale componente di tutti i processori dell'elettronica. Una collezione “drammatica”, che presenta opere classiche scomposte, quasi fossero in fase di annullamento, accostate ai “ caratteri digitali del codice sorgente al cui interno sono inseriti gli algoritmi di distruzione dell'immagine”. Davanti a queste composizioni la tensione è massima, dettata da un intenso stato agonico tra la fagocitazione della tela, compiuta dalla macchina, e il disperato tentativo del dipinto che prova ancora a farsi ammirare dallo spettatore. Ë questo l'ultimo atto di una tragedia messa in scena dall'assurdo che, nella routine del quotidiano, diviene reale, sotto gli occhi di tutti e nel silenzio accondiscendente di ciascuno di noi.


Di grande pathos risultano anche le opere che ritraggono figure ieratiche e solenni, immortalate in un inquietante ed interminabile caricamento. L'arte spesso è oggi ridotta a gadget, spedita e ricevuta dai celeri corrieri di Amazon: a questa desolante realtà rimanda l'opera tratta dalla serie Le 120 giornate di Sodoma. Nemmeno l'amore, ai nostri giorni, viene risparmiato dalla violenta aggressione della digital age: è quanto ci mostra Nicolò Tomaini in Ritratto di amanti. Un'enorme tavola sulla quale campeggia la registrazione della messaggistica tra due innamorati. Questa, ci dice l'autore, è la triste e alienante rappresentazione degli amanti ai nostri giorni, travolti dal non senso dalle moderne tecnologie e intrappolati nella rete dei social network.
Ma il pericolo del reale, sempre più compromesso dal digitale, è per l'artista il passaggio che a breve ci condurrà nell'era più difficile per l'umanità, quella dell'intelligenza artificiale: una degenerazione inesorabile di un processo che ha già intaccato le nostre vite.

Anna Marini

DINAMISMO DI UN CANE SENZA GUINZAGLIO
LeoGalleries, via De Gradi 10, Monza;
dal 21 ottobre al 11 novembre 2021;
martedì-sabato 10:00-13:00 ; 15:00-19:00


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  2 novembre 2021