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Quale Europa? Politica ed economia europea
I problemi attuali, le idee future
Umberto De Pace
Quando, tempo fa, gli amici di Novaluna mi invitarono a partecipare alla preparazione di un incontro sull'Europa, in vista delle prossime elezioni europee, non ebbi dubbi nell'accogliere con interesse l'invito. La disponibilità scaturiva innanzitutto da una preoccupazione che ebbi modo di esprimergli e che da tempo accompagna le mie riflessioni sull'argomento: il montare della deriva populista e qualunquista che sta espandendosi per l'intero vecchio continente, potenziata dalla terribile crisi economica che stiamo attraversando e aggravata dall'insostenibile politica di austerità adottata da quei poteri che hanno saputo ben prodigarsi nel salvare le banche, nel salvaguardare la libertà ai mercati economico-finanziari, riducendo al contempo la libertà stessa di vita di milioni e milioni di persone, portati alla precarietà più estrema se non alla miseria. Se a ciò aggiungiamo l'inevitabile strumentalizzazione operata dall'estrema destra razzista e neofascista se non nazista, nonché dai fautori dei riesumati nazionalismi e del localismo xenofobo, il quadro diventa funesto. Fin qui però siamo nell'ambito di fenomeni tutto sommato conosciuti e, se pur gravi, prevedibili all'interno del quadro storico contingente. Ciò che invece, forse, non si è colto pienamente nella sua gravità, è che questi fenomeni riguardano oggi una larga fetta di quei cittadini, fino a ieri parte di quel popolo democratico e di sinistra (per usare parole un po' desuete) oggi disorientato e disgregato da una crisi che ha colpito nel profondo anche i valori e gli ideali un tempo, da molti, condivisi. Alla base di tutto c'è quel fallimento della politica che noi italiani conosciamo molto bene dimostratasi non solo subalterna ai poteri della finanza e dell'economia internazionale ma, ancor più, priva di ogni capacità di governo della complessità del presente e di progettazione degli assetti futuri delle società umane globalizzate. All'interno di questo quadro, a mio modo di vedere, si può cogliere il senso delle innumerevoli soluzioni economiche, che da più parti, cercano, nel vuoto lasciato dalla politica, di dare una risposta alle Grande Crisi. Rischiano però tutte di essere delle semplici scorciatoie economicistiche e/o monetaristiche, in mancanza di un quadro e di un progetto politico che delinei quali siano gli scopi del proprio operare, quali gli obbiettivi da raggiungere, quale il modello di società da costruire, quali i soggetti di riferimento. Insomma il problema, ancor prima che economico, è squisitamente politico. La globalizzazione finanziaria ed economica, ma non solo, anche quella dell'informazione e comunicazione, hanno prodotto cambiamenti epocali tra i quali le migrazioni rappresentano sicuramente uno degli aspetti più evidenti; fenomeno dai risvolti spesso drammatici ma che al contempo pone in modo dirompente una richiesta di maggiore libertà di movimento, necessita di una nuova visione e gestione dei confini, delle singole identità e diversità etniche e culturali. E' stata garantita libertà di movimento alle merci, impunemente alla finanza, perché negarla agli esseri umani? Viviamo in un mondo definito globalizzato, ciò dovrebbe indurci a guardare, quantomeno razionalmente, ad un allargamento e condivisione dei nostri confini sociali e istituzionali, verso un'Europa sempre più unita e condivisa. Quanto ci sentiamo oggi cittadini europei? Quando lo saremo del tutto? Costruire un'Europa unita comporta, inevitabilmente, perdite graduali di sovranità nazionale in tutti quei campi dove la nuova organizzazione istituzionale richiede un riassetto delle legislazioni e strutture nazionali. Per far ciò occorre innanzitutto esserne pronti a livello culturale. Ci stiamo preparando a questo passaggio storico? Certo, tutto ciò richiede innanzitutto un'idea di Europa condivisa, che sappiamo non essere quella rivelatasi in questi anni. Al centro di questa idea di Europa, del suo progetto, ci devono essere i suoi cittadini, con tutte le loro esigenze, innanzitutto quella di un lavoro con il quale garantirsi il sostentamento, una casa, lo studio, la salute; modelli di sviluppo sostenibili, a misura di uomo e ambiente e tante altre cose ancora. Siamo però sicuri di sapere tutto ciò che è stato fatto a livello europeo, oltre a ciò che ci è rimasto impresso di negativo? Quante di queste cose sono state recepite dal nostro paese e quante di esse hanno portato beneficio? Non molti anni fa voci autorevoli d'oltreoceano scrivevano su il sogno europeo. Oggi sappiamo che quel sogno è stato infranto e va ricostruito. E' tutta colpa dell'Europa è una frase ricorrente, comprensibile ma inconcludente oltre che sbagliata all'interno di un quadro complesso che si vorrebbe così semplificare, per riportare nel proprio alveo nazionale, locale, politico - un mondo che sta cambiando, malgrado le nostre reticenze e paure. L'Europa è il nostro futuro. Forse dopo aver fatto l'Italia .. pensare ancora di fare gli italiani al giorno d'oggi è un po' fuori tempo massimo. Pensiamo piuttosto a fare l'Europa facciamo prima. Un'altra Europa ma pur sempre Europa. Parliamone insieme. Umberto De Pace
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