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Integralisti in piedi
Franco Isman e Tania Marinoni



Sentinelle in piedi
Sentinelle in piedi

Alle 17 di domenica 24 maggio piazza Duomo a Monza è popolata da gruppi eterogenei di persone: alcune conversano, altre passeggiano con il cane, altre ancora leggono.
Ad un tratto, guidati dalla voce autorevole di un megafono, ottanta tra uomini e donne si schierano in file orizzontali e verticali, e la disposizione è scandita dalla pavimentazione a riquadri della piazza. Ciascuno, immobile, riflette sul libro che regge tra le mani. Sono le “Sentinelle in piedi”, che da due anni partecipano attivamente nella difesa dei valori della famiglia. In 237 eventi hanno portato nelle piazze più di quarantamila persone a vegliare, perché il rapporto con l'altro non sia regolato da desiderio e possesso, ma si inserisca nel progetto che l'uomo reca iscritto nella propria natura.

Le sentinelle recepiscono il DDL Cirinnà sulle “unioni civili”, recentemente approvato in Commissione al Senato, dopo l'esame di addirittura altri 11 progetti, come una seria minaccia per il matrimonio e l'ingiustizia che sottrae ad un bambino la figura paterna o materna.
Percepiscono il DDL Fedeli per “l'insegnamento dell'educazione di genere” come un affronto alla natura umana e temono che presto diventi reato dichiararsi contrari a tali provvedimenti.
Dietro il termine “Omofobia” leggono uno strumento progettato a tavolino per soffocare chi difende i valori cristiani ed un pericolo che ha ormai invaso le sfere della società.
Oppongono il silenzio al rumore dei media, convinti che tale stato favorisca la meditazione: si instaura un dialogo con la propria coscienza, che in ciascun essere umano distingue il bene dal male.
Restano in piedi, immobili, per dimostrare la loro fermezza nell' “affermare al mondo la verità”.
Si dispongono singolarmente in una matrice umana senza sfiorarsi, quasi come tante monadi, perché sono contrari all'omologazione. L'individuo viene valorizzato nell'ascolto della propria interiorità, eppure le sentinelle combattano insieme, unite nei loro ideali.
Occupano uno spazio pubblico, perché pubblicamente si sentono limitati.
Protestano nella totale indifferenza e complicità dei media di fronte alla distruzione della famiglia, affermano.

Qualche passante si ferma incuriosito a chiedere informazioni, che riceve solo dall'organizzatrice, poiché i manifestanti non possono rompere il silenzio, né per fornire delucidazioni, né per cedere a provocazioni. La maggior parte tuttavia prosegue nel proprio cammino.

cartello
In fondo alla piazza, presidiata discretamente dalla polizia, arrivano giovani che la rete ha unito in un gruppo di contrasto alle sentinelle; dal vicino capoluogo giungono “i Sentinelli di Milano, Laici e Antifascisti”. Le loro mani si levano a reggere slogan in risposta alla manifestazione. “Perché protestare contro un matrimonio a cui non siete nemmeno stati invitati?” recita uno di questi. “Io non sono lesbica, ma la mia ragazza si” declama paradossalmente un altro (foto da nuovabrianza.it). “L'Irlanda ha detto si, noi stiamo ancora aspettando!” tuona un terzo.
Anche loro manifestano in piedi, ma disposti liberamente in un silenzio che ha i tratti più della pacatezza che di un rigore autoimposto. Rivendicano i diritti degli omosessuali a realizzare ogni decisione, al pari delle coppie eterosessuali. “Se i gay si sposano, non fanno nulla di male a loro” afferma una manifestante.
Qualcuno scorge nelle sentinelle un tratto tipico del neofascismo: negare la libertà di essere ciò che si desidera.
Il manifestino che distribuiscono afferma addirittura che le “Sentinelle in piedi” “hanno legami con il neofascismo cittadino, lo stesso che nel 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo ha sfilato in parata militare al cimitero di Monza per onorare i repubblichini e ha innalzato la bandiera della RSI, lo stesso che il 29 aprile a Milano ha esibito croci celtiche e saluti romani.” Un'affermazione che non ha alcun riscontro.

Le “Sentinelle in piedi” non separano questa loro battaglia, condivisibile da molti, dalle altre direttamente derivanti dalla posizione della Chiesa cattolica, come la lotta contro la fecondazione eterologa e per l'abolizione dell'aborto, ed altrettanto fanno i “Giuristi per la Vita” e “Comunione e Liberazione”. Questo è quanto hanno pubblicato sul loro sito

Arengario si è occupato compiutamente del problema con l'articolo “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla legge Scalfarotto… e nessuno vi ha mai spiegato” e riportando un significativo dibattito su Facebook .

Franco Isman e Tania Marinoni

i contestatori


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  28.05.2014