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Monza ricorda Salvatrice Benincasa
Tania Marinoni


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Il 17 dicembre 1944 moriva a Monza, a soli vent'anni, la staffetta partigiana Salvatrice Benincasa.

Alla presenza dell'assessore Antonio Marrazzo in rappresentanza del sindaco, l'Anpi commemora oggi 19 dicembre la sua figura depositando una corona d'alloro alla lapide che in piazza Castello ricorda il suo sacrificio. Della giovane non ci sono testimonianze dirette e poche risultano le informazioni a riguardo. Solo la figlia di un'infermiera afferma di aver conosciuto personalmente la giovane, ricorda Rosella Stucchi, presidente dell'associazione.

Nata a Catania il 5 gennaio 1924, Salvatrice si trasferisce con la famiglia prima a Trieste, poi nel 1939 a Milano. Durante la seconda guerra mondiale prende parte al movimento di Liberazione entrando in contatto con esponenti delle brigate Matteotti. Sorpresa mentre eseguiva un incarico affidatole, viene arrestata con l'accusa di spionaggio. Interrogata alla Casa della GIL, l'attuale Binario 7, “Mara”, nome di battaglia di Salvatrice, rifiuta di fornire informazioni ai nazifascisti e viene quindi trascinata sul ponte di via Mentana per poi essere uccisa da Dante Colombo, su comando del   sergente maggiore delle SS, Siegfried Werning.

L'ultima ricerca condotta da Pietro Arienti, e pubblicata quest'anno, in occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, “Monza: dall'armistizio alla Liberazione. 1943-1945” illustra la figura della giovane patriota e le vicende che portarono alla sua morte. L'opera, un importante documento per gli avvenimenti che si susseguirono a Monza negli ultimi due anni di guerra, viene citata durante la commemorazione come valido ausilio per ricordare il sacrificio di Salvatrice Benincasa.

La sua morte è avvolta nel mistero. Quello che si sa sui momenti successivi lo rivelano il custode del cimitero e gli affossatori comunali che, in una dichiarazione di prassi del 18 dicembre, scrivono che verso mezzanotte e mezza di quel giorno venne trasportato un cadavere con l'ordine della SS germanica di seppellirlo. Nell'atto di inumazione descrivono una donna giovane, con i capelli 'castano ossigenati', alta 1,55. Vestiva una pelliccia a tre quarti marrone e un vestito di velluto nero; non c'erano documenti che l'accompagnassero”. Il suo corpo riposerà nell'anonimato per qualche mese fin quando il 14 aprile 1945 verrà riconosciuto dalla madre e poi trasferito al cimitero Monumentale di Milano.

Salvatrice Benincasa, ammonisce Rosella Stucchi, morì per difendere i gli ideali di libertà e democrazia, quando la sua terra, la Sicilia, era già stata liberata. La patriota, testimoniando i valori simbolo della lotta partigiana, intraprese quindi una responsabile scelta di vita e rappresenta tutt'oggi un prezioso esempio di coraggio per le generazioni future.

Tania Marinoni



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  19.12.2015