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Quella giornata particolare
Ricordando Ettore Scola
Xenia Marinoni e Anna Marini

Noah Baumbach


“Piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna farlo in due”. Così recita, nella celebre battuta di “Una giornata particolare”, la pragmatica ironia dell'ultimo Maestro del grande cinema italiano. Le pellicole di Ettore Scola, scaturite da una regia attenta, acuta e sempre godibile, non tediano mai. Il grande regista irpino ha dato voce e spessore ad un'arte incline e sensibile alle importanti tematiche sociali, affrontate nella loro complessità e immortalate nelle splendide sonorità corali. Ma contemporaneamente egli ha osservato l'intimità dei rapporti umani con un'attenzione e una levità che solo i grandi artisti sanno fare. La dimensione individuale è tratteggiata con una struggente malinconia e l'animo umano viene esplorato con estrema discrezione, delineato nell'articolata dinamica dei drammi quotidiani e nei dissapori delle relazioni.

Uomo e regista di grande rigore e incredibile delicatezza, Ettore Scola era capace di dare vita a personaggi ben delineati, spesso malinconici, ma sempre spontanei. Sapeva dirigere sapientemente i mostri sacri del cinema italiano ed internazionale, chiamandoli a dare corpo, voce e sguardo ad idee ed emozioni che prendevano forma e colore. Nelle sue pellicole si leggono ancora i tratti di una società che è oggi consegnata alla memoria, al ricordo di “come eravamo”: la Narrazione italiana, elevata a poema epico, diviene tuttora una lirica dolcissima, che, adesso più che mai, parla il linguaggio della nostalgia.

Le battaglie sociali erano interpretate da un proletariato combattivo e determinato: nelle piazze inondate di speranza si inscenava l'antico canto delle masse, si imponeva la valenza collettiva della lotta, declinata nelle sfumature individuali e ricondotta in un'unica ed unanime voce.
Su “La terrazza” si misuravano le diverse anime della sinistra, esprimendo i dissidi che da sempre la agitano.

La politica veniva enunciata sul tema del confronto, ma anche intensamente vissuta dai personaggi fortemente caratterizzati in “C'eravamo tanto amati”. Nicola, professore idealista, ancorato ai capisaldi della lotta di classe; Gianni, avvocato, che in una delle scene più esilaranti ed amare dell'intera pellicola viene scambiato in un gioco degli equivoci per un“guardia macchine” da Antonio, amico di vecchia data, disilluso e un po' deluso nell'interpretare le dinamiche sociali in costante mutamento. Nelle sconfitte consumate e in parte annunciate, i combattenti per la libertà di un tempo, si riscoprono poeticamente uniti dal “ ricordo di quei giorni”.

Ma la dimensione intima e privata viene quasi spiata, con grande sensibilità, dalla finestra che si affaccia sulla storia di una famiglia borghese. “La famiglia” è un inno distinto e ieratico, intonato al trascorrere del tempo, al susseguirsi di battesimi e lutti, alla monotonia dei giorni privi di eventi eclatanti in un'opera straordinaria, realizzata quando il cinema impegnato inizia ad accusare i primi sintomi di una crisi inevitabile. La personalità severa del protagonista, ritratto dalla nascita fino al giorno dell'ottantesimo compleanno, è immortalata, quasi in un unico scatto, da una pellicola girata magistralmente all'interno di un alloggio. Si svela così agli occhi del grande pubblico un microcosmo, osservato tra le quattro mura domestiche e dipinto dal genio del regista: solo il suo tocco sa sottrarre la narrazione all'altrimenti inevitabile senso di claustrofobia.

Narra, Ettore Scola, la vita raccontata in un'intera generazione, rappresentata nei decenni combattuti dalla classe lavoratrice, ma anche il tempo consacrato in un solo giorno, nella celeberrima “Una giornata particolare”. Va in scena, in questa straordinaria pellicola, il paradigma dell'assurdo: negli stereotipi di una società irreggimentata ed inaridita nell'ipocrisia fascista sboccia un amore impossibile ed impensabile. Tra le pieghe di una banalità che spesso la quotidianità può imporre, si scorge forse l'imprevedibile bellezza di un sentimento inatteso.

Ettore Scola entra adesso nel mito, benché all'immortalità fosse destinato già da tempo per lo stile inconfondibile con cui ha interpretato i tratti salienti della società italiana e la grande Narrazione della lotta di classe. Oggi l'Italia intera saluta il Pittore di una realtà quotidiana, e nello stesso tempo speciale, che aveva sempre qualcosa di saporito da raccontare: con una sua pellicola persino un giorno anonimo diventava sempre “una giornata particolare”.

Xenia Marinoni e Anna Marini

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  21 gennaio 2016