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L'infanzia responsabile nella regia di Veltroni
regia: Walter Veltroni Interpreti: 34 bambini e ragazzini fra gli otto e i tredici anni Durata: 113 minuti - Italia - 2015 Anna Marini
Nella serata di martedì 8 novembre Walter Veltroni ha presentato al cinema Capitol di Monza il suo ultimo film, uscito lo scorso anno al grande schermo, I bambini sanno. L'evento, svoltosi alla presenza del sindaco Roberto Scanagatti, ha proposto ad una platea numerosa il politico italiano in una veste particolare. Ma in realtà non è la prima volta che Veltroni indossa i panni di regista: aveva già appassionato il pubblico con la pellicola Quando c'era Berlinguer, il documentario incentrato sulla figura del leader del Partito Comunista Italiano, dipinta dalle parole di ragazzi universitari di oggi e dalle testimonianze di chi aveva conosciuto personalmente il politico: la figlia, i compagni di partito e gli amici.
La presentazione di I bambini sanno si inserisce nell'ambito del progetto che vuole Monza sempre più a misura di fanciullo: il Consiglio comunale dei Ragazzi/e della Città di Monza ha visto la luce il lo scorso 17 febbraio, durante la cerimonia di insediamento e si prefigge l'obiettivo di rendere la città brianzola adatta anche ad una cittadinanza giovane, come racconta Donatella Pacierllo, presidente del consiglio comunale ed organizzatrice della serata. In questi mesi 28 studenti delle scuole pubbliche secondarie di primo grado si sono riuniti periodicamente per presentare agli amministratori comunali le proposte formulate dalle loro classi, con il supporto di genitori e di facilitatori. Un percorso, questo, molto importante, che porterà nella prossima primavera uno studio focalizzato sulle opportunità e sui rischi associati alle nuove tecnologie. L'amore, il lutto per la perdita di un genitore, la malattia, Dio, l'omosessualità: i grandi temi affrontati con la saggezza dei fanciulli hanno appassionato il pubblico del Capitol per due ore, nell'avvincente esperimento condotto magistralmente da Veltroni. Accostare la fanciullezza alla sapienza può sembrare un ossimoro, invece il mondo dell'infanzia affascina il regista, che lo interroga sui grandi quesiti di tutti i tempi, ricevendo interessanti spunti di riflessione e feedback del tutto imprevedibili. Un'indagine condotta su 39 fanciulli dagli 8 ai 13 anni, alcuni italiani d'origine, altri a seguito dell'immigrazione, offre un campione eterogeneo di molteplici individualità, differenti per estrazione e cultura. Veltroni ne ha intervistati inizialmente trecento, scrupolosamente, dedicando a ciascuno di loro un'ora di tempo ed ha conseguito un' approfondita ricerca e un'analisi introspettiva dei soggetti studiati. La cernita finale è stata compiuta soddisfacendo un requisito fondamentale: nessuno di loro doveva nutrire ambizioni per la propria vita nel mondo del cinema.
La pellicola denota altresì l'intento particolare di Veltroni, che ha svolto le interviste con l'animo predisposto all'ascolto: una modalità differente, secondo l'autore, da quella adottata solitamente in ambito pedagogico, oppure in famiglia. Veltroni entra in punta di piedi nelle confidenze dei ragazzi e, grazie alla sua discrezione, l'iniziale ritrosia dei giovani interlocutori viene pian piano superata e lascia spazio a risposte che spesso suscitano lo stupore dell'autore stesso. L'età investigata è quella che prepara l'adulto in divenire in un soggetto non più fanciullo: una fase contraddistinta da un'enorme fragilità, un periodo molto importante e delicato per ciascuno, che inevitabilmente presenta i primi grandi interrogativi della vita. Durante l'adolescenza, dopo cena, ricorda lo stesso Veltroni, anche lui veniva invitato dai propri genitori a ritirarsi nella sua stanza, e, non cedendo inizialmente al sonno, si appassionava a volte alla lettura di fumetti, oppure si intratteneva in lunghe riflessioni sui grandi temi che da sempre coinvolgono l'animo umano. Nel suo lavoro cinematografico Walter Veltroni ha voluto immedesimarsi in questi giovani di un'altra generazione, sentendosi a loro legato da un sentimento di profonda simpatia.
Nel suo film-documentario il regista accompagna l'intera pellicola come voce narrante, che pone i grandi quesiti ai suoi attori- personaggi intervistati nei loro ambienti familiari senza preparazione preliminare e in assenza dei loro genitori, perché non ne venissero condizionati e non cercassero in loro conferme. Il film, un focus sul mondo dell'infanzia, è stato realizzato con un approccio che lascia spazio ai giovani senza influenzarli. Il più giovane di loro vive a Torino in un campo rom, la più grande è una ragazzina di 13 anni che ha perso il padre e proprio di questa esperienza narra durante la sua intervista. Da sempre Walter Veltroni è affascinato dalla responsabilità dei bambini e dalle loro opinioni: contrariamente a quanto sostiene la maggior parte degli adulti, che ritiene i fanciulli i terminali passivi pronti a recepire le informazioni formative, i giovani si interrogano in tutta autonomia sulle grandi tematiche, sviluppando le proprie posizioni in merito, senza subire i condizionamenti delle famiglie e delle autorità scolastiche preposte alla loro formazione. Anna Marini Condividi su Facebook Condividi su Facebook Segnala su Twitter
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