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Io Capitano
film documentario


regia: Matteo Garrone
Interpreti: Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo
Durata: 121 minuti - Italia, Belgio, Francia - 2023

Sapientina




Io Capitano racconta il viaggio di Seydou, un giovane senegalese che, insieme al cugino Moussa, decide di lasciare Dakar per raggiungere l'Europa. Con l'illusione di un futuro migliore, i due affrontano il lungo e pericoloso viaggio attraverso il deserto, la prigionia in Libia e infine la traversata in mare.
Il film, ispirato a testimonianze reali, mostra la brutalità dei trafficanti di esseri umani e le sofferenze vissute dai migranti. Garrone adotta una prospettiva soggettiva, mettendo lo spettatore nei panni del protagonista e restituendo un ritratto intenso della speranza e della disperazione. La fotografia suggestiva e il realismo delle scene rendono la narrazione ancora più potente.

La prima grande sfida è l'attraversamento del deserto. La loro visione idealizzata della partenza si scontra presto con la dura realtà: il viaggio è organizzato da trafficanti senza scrupoli, che trattano i migranti come merce. Il deserto si trasforma in un incubo fatto di sete, fatica e morte. Seydou assiste impotente alla sofferenza e alla scomparsa di compagni di viaggio.

Arrivati in Libia i due, in tempi successici, vengono catturati e rinchiusi in un centro di detenzione gestito da criminali locali. Qui, il film mostra senza filtri una delle realtà più drammatiche della rotta migratoria africana: la violenza quotidiana, le terribili torture, le richieste di riscatto alle famiglie dei prigionieri.
Il regista Matteo Garrone riesce a rendere questa parte del film estremamente realistica, grazie anche al contributo di migranti che hanno vissuto esperienze simili. La crudeltà dei carcerieri è spietata, ma non caricaturale: sono uomini che sfruttano un sistema disumano per arricchirsi, una realtà ben documentata da reportage e testimonianze.
Poi Seydou viene venduto come schiavo e lavora come muratore, lavora così bene che il padrone lo lascia andare, anzi gli paga il viaggio fino a Tripoli.

Qui Seydou ritrova Moussa, gravemente ferito, e ottiene dai trafficanti di essere imbarcato su un peschereccio già stracolmo di migranti a patto di essere lui, dopo brevissima istruzione, a pilotarlo liberando i trafficanti da qualsiasi rischio,
Questa parte del film è cruciale perché sovverte la narrazione dominante sui "capitani" delle imbarcazioni di migranti. Seydou non è un trafficante, non ha scelto di guidare il peschereccio per profitto, ma per necessità e per salvare vite.

Il film si conclude con l'avvistamento del peschereccio da parte degli elicotteri della Finanza, che lo scorteranno fino a Siracusa, e con questo avvistamento e la gioia di Seydu e dei migranti termina il film.
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E dopo? Possiamo immaginare diversi scenari.

Seydou viene arrestato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina perché era al timone del peschereccio. Non importa che sia stato costretto: per la legge italiana, chi guida un'imbarcazione con migranti a bordo è spesso considerato lo scafista, un mercante di esseri umani.
Viene rinchiuso in un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio), in attesa di giudizio. Il processo si trascina per mesi, mentre lui cerca di dimostrare la sua innocenza con l'aiuto di avvocati e ONG. Alla fine, la sua versione viene accettata e ottiene un permesso di soggiorno temporaneo per protezione umanitaria e cerca di ricostruire la sua vita in Italia, affrontando nuove sfide: lavoro precario, razzismo, difficoltà burocratiche.

In uno scenario più recente, in base agli accordi tra Italia e Albania, Seydou viene trasferito in un centro di accoglienza sul territorio albanese, in attesa di esaminare la sua richieste di asilo. Lì trascorre mesi senza sapere quale sarà il suo destino.
Dopo un lungo iter burocratico, la sua domanda di asilo viene respinta perché non proviene da un paese in guerra. A quel punto, viene rimpatriato in Senegal con un volo charter.
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Matteo Garrone ha costruito il film basandosi su numerose interviste a migranti e utilizzando attori non professionisti, per rendere la storia più autentica. Seydou Sarr, il protagonista, ha vissuto in prima persona il dramma della migrazione e riesce a trasmettere un'interpretazione straordinaria, piena di intensità e verità.
Pur non essendo un film apertamente politico, Io Capitano lancia un messaggio forte: dietro i numeri delle statistiche, ci sono storie di esseri umani con sogni, paure e sofferenze. Il film invita a guardare oltre la narrativa semplicistica dei "clandestini" o degli "scafisti" e a comprendere la complessità della migrazione.
Garrone costruisce Io Capitano come un'odissea contemporanea. Seydou è un novello Ulisse che affronta prove sempre più dure per raggiungere la sua "Itaca" europea. Il viaggio è raccontato con uno stile quasi fiabesco in alcune scene (come le visioni oniriche di Seydou, che sembrano suggerire una protezione soprannaturale), ma la realtà è senza pietà.
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Il film è stato candidato all'Oscar per il miglior film straniero ma non lo ha vinto mentre ha
ottenuto numerosi altri riconoscimenti prestigiosi. Al Festival di Venezia 2023, Matteo Garrone ha ricevuto il Leone d'Argento per la Miglior Regia, mentre Seydou Sarr è stato insignito del Premio Marcello Mastroianni come Miglior Attore Emergente. Ai David di Donatello 2024, il film ha conquistato sette premi, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Montaggio. Inoltre, ai Nastri d'Argento 2024, Io Capitano ha ottenuto quattro premi, tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

Sapientina

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il trailer italiano




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  27 marzo 2025