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  Eran Kolirin
La banda

regia di Eran Kolirin
Interpreti: Sasson Gabai, Ronit Eikabetz, Saleh Bakri, Shlomi Avraham, Uri Gabriel.
Durata: 90 minuti.
Francia/Israele (2007)

Aurelio Tagliabue


Invitata in Israele per esibirsi all'inaugurazione di un centro culturale arabo, la banda musicale della Polizia di Alessandria d'Egitto non trova alcuna accoglienza all'aeroporto. Gli otto componenti cercano di proseguire con un pullman ma la destinazione é incerta…

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Eran Kolirin è un trentacinquenne regista esordiente, che dimostra di conoscere molto bene il mezzo cinematografico e di aver assimilato diversi stili espressivi. Il suo è un film pieno di sorprese, che si distingue nettamente dalla colorata e chiassosa cinematografia egiziana, a dispetto anche del titolo; originale nell'argomento e nella struttura, ricco di riferimenti (alcuni dei quali ostici per il pubblico europeo), quindi adatto per scatenare ipotesi interpretative. È tuttavia la particolarità della forma a conquistare fin dall'inizio, anzi fin dalla prima sequenza, che vale la pena descrivere. La macchina da presa fissa inquadra in piano medio un furgone fermo; il conducente scende e dal retro estrae una grossa sfera gialla che porta nell'abitacolo; quindi parte uscendo dal campo visivo. È solo a questo punto che possiamo scorgere otto persone in divisa, ovvero la banda a cui allude il titolo, che rimangono impassibili, nell'inquadratura animata soltanto da una donna che la attraversa, ignorando ciò che la circonda. La fissità dell'immagine, il giocare con lo sguardo dello spettatore, anche attraverso il fuori campo, l'atmosfera sospesa e l'espressione straniata dei protagonisti, li ritroveremo nel corso di tutto il film.

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Per il momento comprendiamo che questi musicisti egiziani si trovano in un paese straniero e non certo accogliente (sono passati solo quarant'anni dall'ultimo conflitto arabo-israeliano) di cui non conoscono la lingua e che sono in attesa di qualcuno che non arriva; insomma sono “fuori luogo” e lo resteranno fino alla fine. Si diceva poc'anzi della pluralità di lettura che questa vicenda può innescare e forse quella politica è la più immediata, ma anche quella più complessa. Ciò che colpisce è però anche la marginalità dei personaggi, apparentemente privi di attrazione, quasi insignificanti, neppure in grado di apparire nella prima inquadratura. In realtà dietro la loro rigidità militare e la quasi monocromia delle loro divise, i musicisti nascondono storie, sentimenti, pezzi di vissuto che lentamente riusciranno ad esternare, anche verso chi appartiene ad un mondo lontano e parla un'altra lingua.

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Il film presenta pochi dialoghi e ciò in parte è dovuto ad una precisa scelta formale, ma è altrettanto giustificato dallo scarto linguistico che separa i musicisti da chi li ospita. Ecco allora che LA BANDA diventa una storia che ci parla della comunicazione, non solo perché la musica è linguaggio universale, ma perché gli ostacoli e le separazioni vengono superati dal gesto, che elimina ogni incomprensione. Una mano che accarezza, che dirige un'orchestra, che saluta ci fa scoprire che l'uomo ha sempre la necessità, ma anche la capacità di comunicare col proprio simile, chiunque esso sia.

Aurelio Tagliabue

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Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 7 ottobre 2008 ore 15.00 e 21.00
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  3 ottobre 2008