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Jekyll e Hyde
ovvero Io e la Bestia Tania Marinoni
Cos'è il male e dove dimora nell'uomo? Come riconoscerlo, ma soprattutto, come comprenderlo, sia negli altri che in se stessi? È questo il tema al centro della performance inscenata l'altra settimana al Binario 7 di Monza: Jekyll e Hyde, un capolavoro in quattro atti, nato dalla regia e dalla drammaturgia di Corrado Accordino. Quattro momenti teatrali che coinvolgono lo spettatore nella vicenda drammatica e colma di interrogativi, suscitando nel pubblico quesiti difficili da risolvere. Il sipario si apre con un divertente accenno al metateatro, apprezzabile nel dialogo tra Corrado Accordino, che veste i panni di un attore, e da Alessia Vicardi, nel ruolo di un' attrice: entrambi in procinto di narrare la nota vicenda del dottor Jekyll . Ad animare il loro vivace scambio di battute è il senso della vita e dell'io, temi di non facile trattazione. È di nuovo il metateatro ad irrompere nel secondo atto, che introduce lo spettatore nel cuore della vicenda. La narrazione procede in medias res: ambientazione domestica e la governante di Jekyll intenta a ricercare la terminologia più adatta per descrivere i giochi psicologici del Dottore. Nel frattempo, la trasformazione in Mr.Hyde sconvolge le membra di Jekyll in una metamorfosi impreziosita dalla brillante recitazione di Accordino. La scena, inghiottita da suggestive zone d'ombra, si accende nei punti luce che narrano il succedersi degli eventi. Sullo sfondo l'enorme pendolo dorato ondeggia a scandire il trascorrere del tempo. La brutalità aggressiva di Mr.Hyde viene solo sfiorata, è abilmente accennata e lascia spazio all'immaginazione del pubblico. Il terzo atto vede il dottor Jekyll davanti alla psicoterapeuta, mentre afferma l'impossibilità di narrare la propria condizione patologica. La ritrosia del paziente risiede in gran parte nei numerosi tabù che affliggono il suo vocabolario. I due interlocutori istituiscono quindi una sorta di nuovo linguaggio, nel quale alcuni termini, impronunciabili per il Dottore, vengono sostituiti da altri appartenenti al mondo vegetale. Normale diventa banana; verza significa disturbo; perdita viene tradotto con zucchina. Una nota di ironia conduce il pubblico a riflettere su cosa sia immorale oppure giusto; su cosa sia possibile trattare, ad esempio, attraverso la medicina, e cosa invece sfugge alla nostra comprensione. Chi siamo noi e in cosa si esprime la nostra vera natura? Chi dimora in ognuno di noi: l'io oppure il molteplice? Oggetto di questa interrogazione non è solo il protagonista, ma tutto il genere umano. Chi è lo sconosciuto, l'inquilino che abita le zone più recondite della nostra anima? Chi è la silenziosa presenza, tenuta a freno dalla ragione, ma che può presentarsi alle porte dell'inconscio? La dicotomia tra bene e male, l'eterno conflitto tra due potenze antitetiche, che turba e sconvolge la personalità di un uomo, sono in realtà il dramma in cui è calata l'umanità intera. Il dualismo psicologico del dottor Jekyll chiama in causa ciascuno di noi, che si domanda quale sia la propria vocazione: il volto accettato in società, oppure la Bestia, aggressiva e abitatrice del caos? La diagnosi suggerita da Jekyll / Hyde è terribile e misteriosa: non abbiamo una sola personalità, ma almeno una compresenza di due opposte voci, se non, addirittura, la convivenza di una misteriosa moltitudine. Nella scena finale dominano le parole del Dr.Jackyll / Mr.Hyde, trascritte in una lettera che la psicoterapeuta declama nella straordinaria interpretazione di Alessia Vicardi. Sono riflessioni intrise di grande umanità e di comprensione, che rivelano una notevole sensibilità dell'autore. Un quesito sorge dunque spontaneo: se la parte migliore di noi fosse proprio la Bestia? Se dall'oscurità dell'anima germogliasse il fiore più bello? La magistrale recitazione di Corrado Accordino e Alessia Vicardi, con il prezioso contributo della Compagnia Teatro Binario 7, ha interpretato in chiave moderna un grande classico del gotico scozzese. Un'opera che suscita ancora molti interrogativi irrisolti circa la natura dell'essere umano. Tania Marinoni EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati Condividi su Facebook Segnala su Twitter
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