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Nessuno è profeta in patria o
la ballata degli Haïdouks
documentario di Elsa Gatlif
di Alessio Turazza


Taraf de Haïdouks

Chi non ha avuto la fortuna di trovare i biglietti per la tappa milanese del tuor dei Taraf de Haïdouks, può vivere e ascoltare le atmosfere sonore della band romena nel film documentario di Elsa Gatlif, presentato in anteprima a Milano nella rassegna Cannes e dintorni. La giovane regista ha sicuramente assorbito l'amore per la cultura rom dal padre Tony, l'autore di Latcho Drom, di uno dei film più belli e appassionanti sul mondo e la musica tzigana. Il documentario è stato girato nel corso delle registrazioni dell'ultimo album dei Taraf e mescola concerti, prove, momenti di vita quotidiana che si susseguono nel percorso on the road della band.
Proveniente da Clejani, un piccolo paese vicino a Bucarest, che è considerata la culla delle tradizioni musicali zingare, la band deve il nome all'unione della parola di origine araba taraf, che sta a indicare genericamente un gruppo di musicisti, unita all'espressione romena haidouks, con cui si è soliti identificare gli antichi banditi del periodo feudale.
All'interno di questa piccola comunità, la musica e il mestiere di musicista viene tramandato di padre in figlio in modo orale. Un patrimonio di ballate e musiche che, seppur fedele alle tradizioni, va continuamente mutando adattandosi ai tempi e alle contaminazioni. Una musica fatta di violini, fisarmoniche, flauti, ritmiche e ottoni, che ha molti punti in comune con molte esperienze dell'area balcanica, dalle note dirompenti dei Kochani Orkestar alle rielaborazioni di Goran Bregovich. Partendo dalle parole dei coraggiosi discografici, che una decina di anni fa hanno scoperto e fatto conoscere nel mondo la musica dei Taraf, il documentario ci racconta un mondo ancorato alle tradizioni e per nulla scalfito dal successo. I vecchi tramandano ai giovani la passione per la musica per portare avanti un patrimonio popolare che è vissuto, prima di tutto, come un segno distintivo d'identità culturale. I concerti, i dischi e la celebrità sembrano non interessare i Taraf, che alla fine delle tourné riprendono la loro vita di sempre come se nulla fosse.
Lontani da qualsiasi mania di protagonismo, i Taraf non rilasciano interviste o dichiarazioni, il loro territorio è e rimane quello della musica, vissuta come una cosa quotidiana, inscindibile dalla vita. Il film restituisce questo clima ritraendo i musicisti, le loro facce vere ed espressive, i loro dialoghi, le loro note, in modo diretto, immediato con immagini sincere, spontanee cariche di esuberante e malinconica vitalità.

Alessio Turazza


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18 giugno 2001