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A occhi aperti
Il libro di Mario Calabresi
Umberto De Pace

Una famosa fotografia di Steve McCurry

Un libro va apprezzato innanzitutto per il suo contenuto, per ciò che riesce a trasmettere al lettore attraverso la parola scritta o una foto, nelle quali può essere racchiuso un particolare o il tutto.
Se a ciò si aggiunge l'eleganza della fattura, la vivace tonalità dei colori, si ottiene ciò che di meglio possa apprezzare un appassionato lettore, curioso e attento a quanto accade nel nostro piccolo mondo. Ancor meglio se il libro in questione è accompagnato da un prezzo sobrio e accessibile ai più.
Ebbene tutto ciò è quanto ho potuto apprezzare nell'ultimo libro di Mario Calabresi “A occhi aperti” (edizioni Contrasto) fresco di stampa.

Un libro raffinato che racconta alcuni momenti in cui “la storia si è fermata in una foto”.
Foto stupende, foto di grandi maestri e artisti della fotografia, foto dirette, vicine, vissute, sofferte, impreviste, ricercate. Tutte foto che hanno lasciato, e lasciano tuttora, un segno in chi le guarda. Alcune di queste foto, Calabresi – che fin da ragazzo ha coltivato la passione per la fotografia – le portava nel cuore e nella mente fino al giorno in cui intraprese un lungo viaggio alla ricerca dei loro autori. Ha voluto intervistarli per farsi raccontare quei particolari momenti “in cui hanno incontrato la Storia e hanno saputo riconoscerla”, riportandola racchiusa in una delle loro foto. Giustamente l'autore nella prefazione al libro ci tiene a precisare che il suo “non è un libro sulla fotografia ma sul giornalismo”, sulla sua essenza più profonda e vera che è quella di “andare a vedere, capire e testimoniare”.



E per capire quanto l'opera corrisponda al proposito dell'autore, basta guardare gli affreschi che Steve McCurry riporta dal suo lungo viaggio in Oriente, nei primi anni '80, per testimoniare e raccontare la stagione del monsone; le immagini sfocate e mosse, scattate da Josef Koudelka nel 1968, della primavera di Praga, soffocata nel sangue dai carri armati sovietici; il “dolore rubato” da Don McCullin a un'umanità oppressa dalla guerra a Cipro, in Vietnam, in Irlanda del Nord o a Beirut; i fermi immagine, di Elliott Erwitt, della insensata e violenta segregazione razziale nel sud degli Stati Uniti degli anni '50; i commoventi e lirici ritratti che Paul Fusco ha fatto del suo popolo nell'estremo saluto al feretro di Robert Francis Kennedy, l'8 giugno 1968;


i ritratti di frontiera che hanno trovato in Alex Webb il loro cantore; il grande “misuratore di spazi”, Gabriele Basilico, che dalle periferie di Milano parte per documentare la metamorfosi del territorio francese; i volti di Abbas che raccolgono la storia di un'intera epoca, nell'Iran dal 1971 al 2005; le foto libere e sofferte di Paolo Pellegrin, cultore del precetto del mitico Robert Capra: “Se le tue foto non sono abbastanza buone significa che non sei abbastanza vicino”; la calata negli inferi del genocidio ruandese dopo la quale, Sebastiao Salgado, perde la sua fede nell'uomo e nel mondo per ritrovarla, solo anni dopo, nella natura immensa e straordinaria del nostro pianeta.
Mario Calabresi, con la sensibilità che gli è propria, ci consegna un libro che è un piccolo capolavoro in cui è racchiusa una grande umanità.

Umberto De Pace

copertina

A occhi aperti
Mario Calabresi
edizioni Contrasto, 2013
pagine 240, € 19,90
EAN9788869654558


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  12 dicembre 2013