Alle città fondate, o solo immaginate, secondo un preciso schema geometrico, oppure in base a tensioni filosofiche piuttosto che utopiche, rivolge la sua attenzione Fabio Isman, autore di un libro dedicato alla grande sfida che l'uomo ha sempre rivolto all'organizzazione spaziale a scala urbana.
Nell'introduzione, lo scrittore svela l'intento che lo guida nel progetto: un itinerario cronologico per città che si rivolgono all'intelletto più che alla fruizione, centri maggiormente adatti per pensare che per abitare, quasi tutti frutto del pensiero laico e non del credo religioso. Porzioni urbane, palazzi simbolo del potere nobiliare, oppure strutture difensive, landmarkers oggi ancora riconoscibili; forme dalla struttura regolare e dallo schema geometrico, episodi urbanistici sopravvissuti al tempo e tutelati dall'Unesco.
Un'antologia dettagliata, una coinvolgente cernita operata tra una moltitudine nutrita di esempi, in favore di realtà meno note e di quelle che nel tempo conservano intatta la loro originaria morfologia, risparmiata dalla successiva espansione urbanistica. Un percorso nei secoli e lungo l'Italia, a scoprire i gioielli della regola, della difesa militare e del protagonismo politico e architettonico e ad incontrare le personalità ad esse legate che le trasformarono e le resero illustri.
L'uomo, come diceva Aristotele, è un animale politico e coltiva nella sua natura la necessità di elaborare forme insediative che soddisfino i bisogni di una particolare categoria di utenza, anche ideale. Per questo l'autore si sofferma, prima di accompagnare il lettore nell'intenso viaggio verso le città ideali realmente fondate, lungo un excursus di progetti realizzati solo nella fantasia e nei sogni dei loro ideatori.
La torre di Babele si innalzava, narra la Genesi, per raggiungere l'Altissimo e si esprimeva come linguaggio codicistico della tensione verso il divino che, irraggiungibile, disperde il popolo su tutta la terra, frammentandolo in un moltitudine di idiomi.
Alla Kallipolis di Socrate, fondata sull'equilibrio sociale e sulla giustizia morale, si ispireranno, invece, l'arte e l'architettura del Rinascimento. Tra i nuclei urbani squisitamente teorici vengono ricordate L'Urbe di Sant'Agostino, teorizzata sui dettami della Chiesa, e la Città del sole di Tommaso Campanella, contrapposta a quella di Dio. Si menzionano poi gli insediamenti consacrati al lavoro: dalle città operaie egizie, come luoghi di permanenza della manodopera e di stoccaggio delle materie prime, fino alle imponenti colonie greche e romane, create per consolidare la potenza dell'impero. Di tutti questi reperti trasuda l'Italia intera, dai territori della Magna Grecia, fino ad Ancona.
Durante il Rinascimento estetica e politica si incontrano nel concetto di città ideale, teorizzata sull'idea di armonia: due centri vengono così immaginati dalla fantasia di un architetto e dalla follia di un Papa. Il primo è la fantastica Sforzinda, tratteggiata a scala urbana e di singolo edificio, nei ricchi particolari geometrici forniti dall'autore, Filarete: nel nome un chiaro omaggio alla famiglia Sforza, e nella tipologia edilizia dei fabbricati illustrati si leggono inconfondibili riferimenti ai principali monumenti milanesi. Il secondo è il progetto di cristianizzazione del Colosseo, che la megalomania di Sisto V avrebbe destinato a sede di città operaia.
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Ma, tralasciando le città mitiche, l'autore ci conduce ad Aquileia per il grande fascino esercitato dalla sua natura e perché in essa il passato è tuttora agevolmente intellegibile. Sorta come colonia militare romana per prevenire l'insediamento dei Galli, diviene dapprima municipio; ospiterà poi le milizie di Cesare e le villeggiature degli imperatori romani. Nella ricchezza delle testimonianze durante il susseguirsi dei secoli, l'autore illustra il volto romano e quello cristiano dell'insediamento. Ma sono i reperti archeologici e i suoi mosaici, assieme alla particolare struttura, a rendere immortale la città e ad annoverarla nel patrimonio mondiale dell'Unesco.
A Pienza, durante il papato di Pio II, l'antico borgo versava in condizioni di profondo degrado: è la sollecitudine del pontefice a riconvertirlo in una splendida cittadina dai tratti quattrocenteschi.
Il piccolo centro di Acaya, in Puglia, è conosciuto invece per il suo borgo fortificato, reso assolutamente avveniristico dalla trama viaria e per il castello aragonese, riprogettati entrambi da Gian Giacomo d'Acaya in base alle teorie militari dell'epoca.
Proseguendo nell'immaginario viaggio lungo i centri ideali, si incontrano le due città fortificate secondo l'ingegneria militare del cinquecento: Palmanova in Friuli e la Terra del Sole in Romagna. La prima è una nuova Aquileia, sorta come fortezza perfetta contro i turchi, ma anche, se pur non espressamente dichiarato, in funzione antiasburgica. È Palmanova, la stella a nove punte, delineata da una tabula rasa, in aperta campagna udinese. La seconda si trova nel comune di Castrocaro ed è Eliopoli, la città del sole, in stile toscano, a dieci chilometri da Forlì: ancora oggi testimonia le terribili violenze fisiche e psicologiche esercitate dalla giustizia dei tempi ai condannati.
Il mantovano offre, come esempio di struttura urbana ideale, Sabbioneta, creatura di Vespasiano Gonzaga Colonna, divenuta celebre grazie al suo Palazzo Ducale e al Teatro Olimpico, ma anche ai numerosi spazi privati, quali il Palazzo Giardino, decorato con le Storie di Roma; apprezzabile e caratteristica anche una forte presenza ebraica, come testimoniano la Sinagoga e il quartiere, che vide una grande diffusione della stampa.
In provincia di Viterbo sorge San Martino al Cimino, che nel secolo XVII conosce una rilevante espansione urbanistica per volere di Donna Olimpia Maidalchini, la Pimpaccia, vedova del marchese Pamphilio Pamphilj e cognata di papa Innocenzo X. Il borgo, grazie alla Papessa, rappresenta uno dei primi esempi di pianificazione degli interventi.
Tre esempi di centri di luogo di lavoro e realtà insediativa nascono a Sud per volere della monarchia, a Nord della borghesia e in Toscana per iniziativa di un chimico belga.
A San Leucio, poco distante da Caserta, re Ferdinando IV di Borbone impianta nel XVIII secolo una filanda, che diviene realtà lavorativa e abitativa, in cui il sovrano disciplina interamente ogni aspetto della vita dei suoi abitanti. A Crespi d'Adda invece, in provincia di Bergamo, sorge un esempio eccezionale di villaggio operaio, strutturato da due porzioni distinte, l'una dedicata alle abitazioni, l'altra alla produzione. A Rosignano, in provincia di Livorno, è il chimico Ernest Solvay a fondare un villaggio operaio dedito alla produzione della soda, riconosciuto come un' invidiabilissima città-giardino.
Del ventesimo secolo Fabio Isman ricorda i territori sottratti alle paludi e trasformati in insediamenti urbani dalla megalomania fascista: città sorte in pochi mesi, alcune come espressione di un perfetto razionalismo, altre invece intrise di una reboante imponenza. Ma il limite viene raggiunto, se non oltrepassato, con la città-teatro di Tomaso Buzzi, in provincia di Terni. Dietro il convento che vanta di aver ospitato San Francesco, l'architetto riconosce la localizzazione per la sua città ideale: La Scarzuola. Su un'acropoli che domina la campagna umbra, spiccano citazioni classiche e mitologiche a fondare un centro atemporale e contrastante con l'umile dignitosissima preesistenza religiosa.
Anna Marini
Andare per le città ideali
Fabio Isman
Il Mulino (collana Ritrovare L'Italia), 2016
Pagine 163, 12,00
ISBN 160;9788815260468
23 febbraio 2016