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Monza Book Fest
Anna Marini

emarginazione

Per l'intera giornata di domenica 16 settembre i portici dell'Arengario hanno echeggiato di poesia, di letteratura e di parole. Il Monza Book Fest, organizzato dall'associazione culturale Hemingway &Co e condotto da un vulcanico Dario Lessa, ha coinvolto la cittadinanza nella potenza del testo scritto e recitato. In sessioni di quattro, scrittori emergenti o affermati, hanno illustrato sul palco la loro ultima opera, posta in vendita ai banchetti, tra gli archi del palazzo medioevale. Il festival del libro, con le sue coinvolgenti performance, come l'Instant Poetry e Parole aperte, hanno celebrato ogni tipologia testuale e le sue modalità fruitive.
Libri, dalle copertine originali, narrano il quotidiano con le sue insicurezze, come le difficoltà della signora alle prese con le nuove tecnologie, o la determinazione del pescatore che, nonostante il tempo avverso, esce nella notte per una battuta di pesca. Realtà vicine a noi, ambientate nell'hinterland milanese o nell'ubertosa Brianza, ma anche voci lontane, sia culturalmente, che geograficamente. Così, apprendiamo che in Afghanistan un giovane talebano sogna una vita diversa da quella a lui destinata.
Trame avvincenti, in cui si affrontano con originalità temi di grande attualità, come il bullismo, presentato secondo un paradigma inedito: con il coraggio e la sensibilità di vedere la fragilità non solo in chi subisce, ma anche nel bullo, perché è anch'egli una vittima.

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Il viaggio, metafora della vita e della crescita interiore, viene proposto come percorso di libertà nella difficile scelta di una ragazza statunitense: fuggire dalla caotica New York per rifugiarsi a Londra, con un buona dose di spirito d'avventura. Ma il viaggio viene intrapreso anche in età adulta e vissuto come la realizzazione del sogno nel cassetto; si viaggia, per conoscere il mondo e se stessi, per cogliere l'opportunità di abbandonare l'immobilismo quotidiano e allargare gli orizzonti, che sono molto altro dal nostro ristretto microcosmo. Viaggiare, per scoprire che l'equilibrio vive nel movimento e non esiste una sola strada per arrivare, perché sentieri alternativi possono mostrare scorci preclusi lungo la “retta via”.

La donna, dipinta nelle vesti di moglie, madre e lavoratrice, è una figura necessariamente “multitasking” e protesa a rincorrere il tempo che non basta mai; non è animata dalla competitività, ma contraddistinta da un aspetto a cui raramente viene riconosciuta la giusta rilevanza: la solidarietà che nasce tra colleghe e amiche, o semplicemente tra ex compagne di scuola, rincontratesi dopo anni.

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Il romanzo al Monza Book Fest si sviluppa anche su sfondo storico e si articola nell'analisi introspettiva dei personaggi; si odono ancora le parole di Gaetano Bresci e si conducono ricerche delle proprie radici nelle testimonianze dei nonni, o lungo le sofferenze della Linea Gotica, dove è tuttora vivo il ricordo della seconda guerra mondiale.

Il Novecento, quindi, è un ottimo fondale per questo genere letterario, ma non è il solo. Quale ambientazione è infatti più affascinante del Medioevo? Nell'epoca governata dalla magia, dal mistero e dalla superstizione, si inscenano intrecci e passioni, ma anche la narrazione autobiografica del genovese Brancadoria, che Dante Alighieri menzionò nel canto XXXIII dell'Inferno. Sono cornice dei romanzi anche i miti immortali come il grande Torino, che gettò nell'incredulità e nel dolore un Italia intera, appassionata dalle impervie salite e dalle ripide discese di Coppi e Bartali, affascinata da un calcio giocato sui campi e non sulle copertine delle riviste.

Ma in questi romanzi rivivono anche i cartoni animati che riempivano i pomeriggi di fanciulli oggi scrittori: le cosiddette anime, con i loro protagonisti immancabilmente segnati dalla sfortuna. E se di sfortuna si vuole parlare, allora l'aneddotica offre un bacino interessante da cui attingere, perché numerosi sono i decessi sventurati ed incredibili di personaggi illustri. Chi può mai immaginare che Williams morì ingoiando il tappo di un flacone del collirio mentre stava per applicarselo?

Ma al Monza Book Fest si parla anche di parole e di linguistica, della nocività dei luoghi comuni. Non tutte le frasi fatte sono ovviamente dannose; spesso ci soccorrono, evitandoci quell'horror vacui che ci chiude in gola la voce. Occorre, tuttavia, utilizzarle con parsimonia, per evitare di assuefare il pensiero a concetti preconfezionati.
Al festival del libro le parole vengono lette e pronunciate, ma anche declamate in liriche incentrate sulla meraviglia dell'amore e sulla potenza della vita; Rime scritte di getto e su misura per i passanti, rime cosiddette “falsi d'autore”, perché composte nello stile di nomi celebri della poesia. Ed è una di queste meravigliose opere a parlarci della notte che Ermione trascorse in compagnia del Vate, intento, a interpretare la sua pioggia nel pineto.

Anna Marini



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  22 settembre 2018