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L'educazione di un fascista
Tania Marinoni


L'educazione di un fascista è il nuovo libro di Paolo Berizzi che l'autore ha presentato sabato sera 17 giugno alla Villa Camperio di Villasanta. L'evento, organizzato da ANPI Monza e Brianza, ha visto l'intervento congiunto del giornalista e del professor Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia interculturale all'Università di Milano-Bicocca.

Benché il titolo del testo sembri alludere alle metodologie pedagogiche applicate dal regime fascista un secolo fa, l'opera è invece di un'attualità allarmante. Chi erano i fanciulli che sono diventati oggi noti esponenti della Galassia nera? Chi sono stati i loro modelli, in quali scuole si sono formate le loro menti? A queste e ad altre domande il testo fornisce risposte chiare e preoccupanti, che hanno la straordinaria capacità di allarmare il lettore.

Alla base dell'importante riflessione proposta dal libro è il tema dell'educazione che, come ricorda il professor Mantegazza, di per sé non ha una connotazione etica, ma è uno strumento complesso, da maneggiare con cura ed estrema attenzione. Al pari di un bisturi, che può rivelarsi sia strumento di cura, se in mano ad esperto chirurgo, oppure strumento di morte, se utilizzato dal celebre Jack lo squartatore, anche l'arte di educare può produrre adulti portatori dei valori costituzionali, oppure affiliati a realtà dell'universo nazifascista del terzo millennio.

Poiché infatti non esiste una “razza dei buoni” ed un'altra opposta dei malvagi, solo l'educazione può plasmare gli adulti di domani. Tuttavia, mentre per compiere il male non occorrono particolari abilità, ma basta la cosiddetta “banalità”, per compiere il bene bisogna avere fantasia, perché richiede di conoscere il destinatario. Così, anche educare al male è molto più semplice che costruire una società solidale in cui le diversità non siano solo oggetto di deprecazione o, al massimo, di carità, ma valori aggiunti perché intesi come occasioni di crescita.

Ma come viene educato un giovane al fascismo nel terzo millennio? Come possono esser trasmessi disvalori, banditi dalla Costituzione e contrastati dalle leggi Scelba e Mancino? Le organizzazioni fasciste degli anni Duemila mostrano un volto buono ed inedito, sapientemente descritto da Paolo Berizzi nel libro NazItalia, Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista

Dalla distribuzione dei pacchi spesa alle colonie dal sapore di un tempo, sono molte le attività a carattere assistenziale rivolte alle fasce meno abbienti della popolazione, rigorosamente italiana. Così, numerose realtà di ispirazione fascista sparse sul territorio nazionale sanno avvicinare i giovani con la potenza della suggestione e incuriosire le rispettive famiglie grazie ad iniziative “a scopo benefico”. E all'interno di questi circuiti l'offerta è davvero accattivante per un giovane adolescente, figlio della fragilità sociale e culturale, poiché il progetto formativo è completo e ben strutturato.

Nel profondo della società i fascisti sanno che ci sono strati della popolazione che sono contenibili. Lì, il neofascismo ha più presa. Dove ci sono i bisogni, il primo che arriva e che li soddisfa vince. Si guadagna, se non il voto, l'adesione culturale, ideologica a un modello. Il libro di Berizzi esamina l'educazione in numerose e differenti dimensioni: dalla musica al pugilato, dal tifo da stadio a molti altri sport. E non solo, perché per i giovani sono organizzate anche le colonie estive ispirate all'Opera nazionale balilla, con il saluto sull'attenti davanti alla bandiera e l'intonazione dei canti di Massimo Morsello. Ad ogni necessità di un adolescente, i nuovi fascisti sanno rispondere in maniera apparentemente completa e soddisfacente: curano il corpo nelle palestre, dove non si allenano atleti, ma si addestrano picchiatori, e nutrono la mente, soddisfacendo il bisogno di avere riferimenti adulti, di obbedire e allo stesso tempo di sentirsi importanti. Ma l'addestramento è anche virtuale, grazie alla nuova frontiera dei videogame e della piattaforma YouTube Twitch, normalmente utilizzata da milioni di ragazzini a scopo ludico. E nell'universo maschilista fascista c'è spazio anche per le donne, le guide morali, affascinate dalle figure dei gerarchi fascisti. Eccole, le educatrici dei nuovi balilla. Ecco le volontarie che portano in colonia i “bambini italiani meno fortunati” per insegnare l'”onore”, la “lealtà”, la “fede”, il “coraggio “, l”arditismo”, l”amore per la patria”.

Ma come è possibile che a settantacinque anni dalla Liberazione ci siano grosse fette di Italia in cui i valori fascisti vengono veicolati ed accettati? Due sono le ragioni, ricorda Paolo Berizzi.
La prima è il fatto che non ci si vergogna più a dichiararsi fascisti, grazie allo “sdoganamento” del termine e del suo significato. Non si naviga nell'oro, lavoriamo e se il bambino fa dei giorni di vacanza va bene…Lui si è divertito, ha imparato a dipingere, è diventato forte nel tiro alla fune…A me del fascismo non è che me ne freghi tanto..
La seconda ragione è l'incapacità, ormai consolidata, di indignarsi di fronte a questo, da parte di tutto il corpo democratico.
I fascisti sono dunque tornati? Come insegna Liliana Segre, i fascisti non se ne sono mai andati.
Si addestrano nelle palestre, si formano nelle colonie estive e nei tornei di beneficenza, attendendo che le circostanze si mostrino favorevoli per la loro azione. Si preparano per fronteggiare l'emergenza, anche quella etnica, che per loro è già arrivata…

Tania Marinoni

copertina
 
L' educazione di un fascista
Paolo Berizzi
Feltrinelli - collana Serie Bianca - 2020
Pagine 240 - € 16,00
ISBN: 9788807173721



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  25 ottobre 2020