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Fiabe degli zingari * dei Balcani
L'ultima pubblicazione di Giacomo Scotti
Umberto De Pace
Tra le novità sullo scaffale all'ingresso della biblioteca civica di Monza mi capita di trovare l'ultima pubblicazione di Giacomo Scotti fresca di stampa: Fiabe degli zingari dei Balcani (Besa Muci editore, ottobre 2021). Prendo il libro con piacere per affiancarlo a un'altra lettura inaspettata, appena colta sullo scaffale di fronte, un saggio storico dal titolo Italia e Balcani: storia di una prossimità a cura di Alberto Basciani e Egidio Ivetic (il Mulino editore, maggio 2021) con l'intenzione a questo punto di intercalare le letture, tra studio e svago. Numerose sono le opere di Giacomo Scotti legate al mondo dell'infanzia e della favolistica, soprattutto dell'area balcanica ma non solo. Con la casa editrice Besa ha pubblicato Favole e leggende dell'Est Adriatico, Gli animali parlanti, Favole di autori serbi in versi e prosa, Favole e racconti popolari ungheresi, Favole e leggende dell'Istria, Favole e leggende dei Balcani. Altre sue pubblicazioni sul genere: La grotta del vento, I furbi e gli schiocchi, Dalla terra al cielo. Favole e leggende. Alcune favole sono state raccolte in cinque volumi antologici destinati alle scuole in diversi paesi balcanici. La stessa città di Monza, grazie all'Istituto Comprensivo Don Milani, nell'anno 2018/19, ha contribuito alla pubblicazione di Storielle, storielline e filastrocche, con le quali l'autore viaggia e fa viaggiare i piccoli lettori per il mondo curiosando e fantasticando tra animali e personaggi vari. Le storielle sono abbellite dai disegni delle bambine e dei bambini della scuola primaria Dante.
Come spiega l'autore nell'introduzione alla sua nuova opera, nel libro sono raccolte favole e racconti che appartengono alla letteratura orale dei Rom di tutte le regioni dei Balcani ma i protagonisti delle storie non sono soltanto zingari. Una decina dei 37 racconti pubblicati sono stati raccolti dalla viva voce dei Rom insediatisi oramai da decenni alle estreme periferie della città di Fiume-Rijeka sul golfo del Quarnaro in Croazia. Le restanti sono state scelte e riscritte a modo mio, come precisa l'autore, prendendole da una raccolta di racconti tzigani delle tribù dei Cerghashi e dei Gurbeti e pubblicati nella variante bosniaca della lingua serbo-croata dallo studioso di Sarajevo Rade Uhlik (1957, casa editrice Dzepna knjiga non più esistente). Il mondo romanì è un mondo complesso e articolato al cui interno i Cergashi e i Gurbeti si collocano nella famiglia dei Rom Xoraxané in quanto di religione mussulmana (xoraxaj in romanès significa letteralmente turco e per traslazione di confessione mussulmana) e provengono dalle regioni balcaniche (Macedonia, Albania, Bonsnia-Erzegovina, Turchia etc.). I Cergashi (Cergarija, sono quelli delle tende dal serbo-croato cerga che significa, appunto, tenda) i quali hanno per casa i carri coperti dai teli e le tende degli accampamenti mobili come ricorda Giacomo Scotti. Ci sono favole e racconti di tutti i tipi e per tutti i gusti. Tutte, come in ogni favola, improbabili ma che svelano o rivelano una parte di noi, della nostra umanità o ferocia, della nostra bontà o cattiveria, delle virtù e dei nostri vizi, della nostra forza e delle debolezze. In fondo le fiabe possono essere intese come: una sorta di enciclopedia che include in sé aspetti etnografici, di storia delle religioni, linguistici, della storia dei popoli. O se vogliamo seguire l'ipotesi di studio e lavoro del linguista e antropologo Vladimir Propp potremmo andare alla ricerca all'interno della fiabe delle sue componenti fisse che definisce funzioni narrative. Le quali a dire il vero non mancano di evidenziarsi nel libro di fiabe raccolte da Giacomo Scotti, dove alcuni temi centrali, almeno così mi è parso, sono costanti: il denaro, la povertà e la ricchezza, la figura femminile, la furbizia e l'astuzia, l'inganno, la libertà di movimento. Giacomi Scotti spiega anche come differente sia il raccontare disordinato, contraddittorio e raramente con un lieto fine dei nomadi e quello più affidabile e ordinato, che attinge al folklore dei popoli ai quali vivono accanto da secoli, degli stanziali. L'autore chiude la sua introduzione con un avvertimento: Per quanto mi sia sforzato di ammorbidire, addolcire o far sparire certi toni e scene di ferocia che purtroppo caratterizzano gran parte dei racconti, non ho voluto alterarli, contraffarli. Chi li leggerà, pertanto, sarà costretto a stringere i denti e a chiudere gli occhi più volte nel corso della lettura, di fronte a non pochi episodi di malvagità contenuti nella pagine che seguono. Confermo, anche se non mancano tra i vari giganti, stregoni, ladri, poveracci, re e imperatori, miracoli e magie, momenti di dolcezza, serenità e ilarità, e posso comunque assicurare che non ho avuto nessun incubo dato che leggevo le fiabe prima di addormentarmi. Buona lettura. Umberto De Pace * Per i più attenti o sensibili al tema del popolo Rom so che la parola zingaro usata dall'autore non trova approvazione. Nell'aprile del 1971 si tenne a Londra il primo Congresso mondiale della popolazione romanì, grazie all'impegno dello scrittore e membro della resistenza antifascista, Slobodan Berberski (1919-1989), Rom di Belgrado, in collaborazione con Rom, Sinti, Manouches, Kale e Romanichals cecoslovacchi, francesi, inglesi e spagnoli. Tra le decisioni di rilievo prese all'unanimità la prima fu quella di rifiutare i termini zingaro, gypsy, tsigane, zigeuner, gitano in quanto eteronimi dispregiativi e di rivendicare invece l'etnonimo Rom. Concordo, facciamolo, sapendo in questo caso che l'uso della parola zingaro da parte di Giacomo Scotti, non ha alcuna intenzione dispregiativa quanto piuttosto derivi da un'antica consuetudine, a dimostrarlo la sua lunga vita .. sempre dalla parte delle vittime e in genere dell'uomo offeso come riporta Pedrag Matvejevic nell'introduzione al libro di Giacomo Scotti Il Gulag in mezzo al mare. Nuove rivelazioni su Goli Otok. Alcune citazioni riportate nell'articolo sono tratte da: ØItalo Calvino: la fiaba e le influenze di Vladimir Propp di Chiara De Pace (Dissertazione finale, anno accademico 2017/2018. Università degli Studi di Torino. Dipartimento di Studi Umanistici. Corso di Laurea in Lettere Moderne); ØRom, genti libere. Storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto di Santino Spinelli (Dalai editore, gennaio 2012). Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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