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Quando l'arte va a ruba
Anna Marini


L'Italia è colpita da una grave forma di emorragia culturale. Ad affermarlo è il giornalista esperto di Beni culturali Fabio Isman, che nel suo ultimo libro traccia un'analisi documentata e precisa dei furti d'arte compiuti praticamente da sempre e ovunque. Sì, poiché il bello ha fatto gola in ogni epoca, sia come preda di guerra, sia come strumento con il quale arricchirsi. Dalle abitazioni dei privati a quelle di collezionisti, dai santuari ai musei: la lista dei luoghi saccheggiati è ricca quanto la geografia dei paesi nei quali accadono questi eventi, come le modalità nelle quali le ruberie vengono messe in atto, sia di giorno, sia di notte.

I dati del 2019, che l'autore riporta con estrema precisione, sono letteralmente da capogiro: solo in Italia le ruberie avvengono ogni giorno. “Dacci oggi il nostro furto quotidiano” ironizza con amarezza lo scrittore. E contro questa gravissima emergenza culturale non esistono né vaccini, né terapie intensive, ma solo l' incessante ricerca compiuta dagli “007 dell'arte”, che tentano di rintracciare le numerose vittime, a volte illese, altre volte, purtroppo, persino agonizzanti. Talora i reperti fanno ritorno a casa e tra questi alcuni necessitano di interventi di restauro; altre opere risultano purtroppo ancora disperse. Tra le vittime non solo dipinti, ma anche reperti archeologici, per i quali, anche quando vengono ritrovati, la prognosi è sempre difficile da sciogliersi. Come osserva sapientemente l'autore, i reperti archeologici, quando vengono rubati e quindi decontestualizzati, sono destinati ad accusare una gravissima afonia, poiché nulla si conosce più di loro. Sono “testimonianze diventate mute: non ci mettono più in contatto con l'antico, di cui pure sono portatrici”.

L'Italia è un cimitero di ruberie”, afferma Isman nell'accompagnare il lettore in un tour di tristi primati. In un paese conosciuto come terra che diede i natali a celeberrimi artisti, negli anni Settanta del secolo scorso i musei rimanevano aperti poche ore al mattino ed erano meta solo degli studenti, che vi mettevano piede in occasione delle giste scolastiche. Per contro, quando venivano chiusi, non erano mai adeguatamente protetti: lo testimonia la ricca lista di rocamboleschi furti, riportata nel testo con dovizia di particolari. Anche i luoghi di culto vengono saccheggiati forse al pari o più dei musei, soprattutto in Piemonte; ne è prova la sciagura che colpì una pala realizzata a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, che venne sottratta dal santuario di Ormea, in provincia di Cuneo: non solo venne rubata, ma anche tagliata superiormente ed inferiormente.

Tuttavia, vittima di questi gravi episodi non è solo l'Italia, ma anche l'Europa e il mondo intero, tanto che l'autore dedica un interessante capitolo alla “geografia del furto”. Si involano i grandi nomi della pittura: Munch, Renoir, Leonardo da Vinci, Raffaello, Tiepolo e Tintoretto, per citarne solo alcuni. A facilitare le tristi imprese sono le cause più disparate: dall'impianto di sorveglianza non funzionante, alla confusione del carnevale brasiliano a Rio de Janeiro (nel 2006 fece da sfondo ad un vero e proprio assalto, che portò al furto di dipinti di Picasso, Monet, Matisse e Dalì). Ma questo è solo un esempio.

Le sottrazioni di opere d'arte possono essere descritte non solo attraverso la geografia, ma anche tracciando una storia di questi eventi incresciosi. A tal proposito, l'autore ci ricorda che la storia moderna annovera due “grandi ladroni”, entrambi abili, ma distinti in relazione alle intenzioni. Adolf Hitler e Napoleone Bonaparte. Mentre il primo viene mosso, insieme ai suoi gerarchi, da desiderio di arricchire se stesso, il Generale intende, invece, coronare un sogno ”filantropico”: liberare, dopo le anime, anche l'arte. Mentre il Führer sogna il suo personale museo, immenso e imponente, Bonaparte intende realizzare una grande galleria pubblica. Il risultato in entrambi casi ha mostrato esiti catastrofici, “i loro saccheggi hanno poco da invidiare ai bottini più remoti, e l'intera Europa ne è stata irrimediabilmente colpita”. Nel periodo napoleonico diverse città italiane possono narrare il proprio triste primato. A Monza il Duomo viene spogliato degli arredi; a Parma il duca tenta di “salvare” la Madonna di San Gerolamo del Correggio, ma invano: un milione di franchi offerti a Bonaparte si rivelano uno strumento inadeguato. Venezia piange Le nozze di Cana di Paolo Veronese: è la tela più grande del Louvre e non farà mai più ritorno a casa.

Ma, ironia della sorte, si osserva che due celeberrimi dipinti devono proprio al furto subito parte della propria fama; uno è il ritratto della “donna dal sorriso enigmatico”, La Gioconda, l'altro è la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi del Caravaggio. Mentre il primo farà ritorno, del secondo si perdono le tracce. E al furto del capolavoro leonardesco è legato un curioso aneddoto. Il fatto avvenne mentre si trovava in vacanza il direttore del Louvre, il quale, il giorno prima si era così raccomandato: “Chiamatemi soltanto se il museo prende fuoco, o rubano la Gioconda”. Tra i sospettati del furto spiccarono persino i nomi del poeta Guillaume Apollinaire e del pittore Pablo Picasso. Una vera chicca.

Questo e molto altro viene narrato nel libro dall'abilità e dal trasporto di Fabio Isman, appassionato d'arte, che da tempo segue le indagini per il rinvenimento delle opere perdute. Dati, informazioni, curiosità, arricchiscono il suo ultimo capolavoro. E non mancano nemmeno numerosissime illustrazioni a colori delle opere citate, che vengono descritte dall' autore con estrema delicatezza e grande garbo, come fossero vecchie conoscenze ritrovate.

Anna Marini

La restituzione della Gioconda al Louvre (1914).

copertina
Quando l'arte va a ruba
Furti e saccheggi, nel mondo e nei secoli

Fabio Isman
Giunti Editore - 2021
Pagine 224, € 29,00
ISBN: 9788809958746



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  23 gennaio 2022