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La Sinagoga centrale di Milano e...
scampoli di cultura ebraica.
Anna Marini


Anche Milano ha una sinagoga, per l'esattezza più di una, ma la Sinagoga centrale è il tempio della comunità ebraica milanese, la più giovane in tutta Italia. Sorge nei pressi dei giardini della Guastalla, il più piccolo e antico parco della città, che la contessa Ludovica Torelli di Guastalla fondò in età spagnola, assieme alla congregazione delle Angeliche di San Paolo.
Dal parco, tra i rami delle numerose essenze che popolano i giardini, se ne può ammirare la facciata.

È là che le storiche dell'arte dell'associazione Art-U della provincia di Monza e Brianza hanno guidato un nutrito gruppo domenica 26 gennaio. La visita al tempio ha offerto ai partecipanti un'interessante immersione nella cultura ebraica e nella sua ricca simbologia, grazie alla chiara esposizione della preparatissima guida della comunità ebraica. La Sinagoga è di recente realizzazione, in quanto in epoca sforzesca e viscontea agli ebrei non era consentito risiedere a Milano, ma solo recarvisi per affari. Si dovette attendere il diciannovesimo secolo perché la comunità ebraica potesse nascere, grazie alle libertà concesse da Napoleone.
Il tempio, costruito nel 1892, è opera dell'architetto Luca Beltrami, professionista noto nel campo dei restauri. In seguito al bombardamento del 13 agosto 1943 l'edificio venne quasi completamente distrutto. Sopravvisse la facciata, con i suoi accenni al paleocristiano e al gusto musivo della decorazione ravennate. Gli interni furono ricostruiti nel 1947 secondo l'estetica del tempo.Nel 1997 Piero Pinto e Giancarlo Alhadeff ridisegnarono l'edificio, che venne profondamente trasformato anche grazie ad una più efficaceilluminazione e alle scelte cromatiche incentrate sull'accostamento dei colori rosso, oro, bianco e beige.
A questo periodo risale anche l'inserimento delle vetrate multicolori: opera dell'artista newyorkese Roger Selden, sono un creativo collage di simboli ebraici (come lo shofar, il lulav, la stella di David) e di lettere dell'alfabeto. L'edificio era stato originariamente progettato a pianta basilicale e strutturato in tre navate; la tripartizione è tuttora visibile in facciata: la sezione centrale di dimensioni maggiori e le due ali con finestre ad arco decorate. Nella sezione centrale spicca il grande portone fiancheggiato da semicolonne e sormontato da un arco che accoglie le finestre. In cima, in corrispondenza ad una sorta di timpano, le tavole della legge.


Una sinagoga non necessita di particolari tratti architettonici, ma alcuni elementi sono indispensabili perché l'edificio possa ospitare il culto del Popolo eletto. Tra questi si annovera l' Aron ha-qòdesh, l'arca-armadio, contenente i rotoli della Torah. Davanti ad esso troneggia la Menorah, il candelabro a sette bracci che, secondo la tradizione, venne realizzato da Mosè e fece parte degli arredi del Tempio di Gerusalemme. Durante la celebrazione dei matrimoni, che può avvenire in qualunque luogo e non esclusivamente all'interno del tempio, lo sposo, in presenza dei testimoni, dona alla moglie l'anello, sotto un caratteristico baldacchino. Questo, unitamente al Talled, che il marito stende sopra il proprio capo e quello della moglie, simboleggia proprio il tetto coniugale.


Appena si accede in una sinagoga, si nota immediatamente l'assenza di immagini sacre: solo discrete decorazioni sono ammesse. Le scritture vietano infatti ogni rappresentazione del divino e oltretutto la religione ebraica non riconosce le figure dei santi. Nelle sinagoghe tradizionali alle donne sono riservati spazi differenti da quelli dedicati agli uomini: nel tempio di via Guastalla si apre al primo piano un luminoso e suggestivo matroneo. La sinagoga non costituisce luogo sacro, pur essendo al centro della vita comunitaria. Come suggerisce l'etimologia del termine, óõíáãùãÞ in greco significa adunanza, ma questo non è l'unico nome attribuito al tempio. In ebraico è detta anche bet ha-midrash, traducibile con casa di studio, oppure bet ha-knesset, casa di riunione.

Il calendario dell'ebreo osservante è ricco di importanti ricorrenze. Al tramonto del venerdì sera si entra nello Shabbat, il giorno del Sabato, dedicato al riposo e a tutte quelle attività che non possono essere svolte in settimana. La Pasqua ebraica, detta Pesach, celebra l'esodo e quindi la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù d'Egitto. Cade in primavera, nel mese di Nissan. La celebrazione di questa importante festività prevede la preparazione del Seder, la cena che si allestisce le prime due sere di Pesach e prevede la consumazione di cibi allegorici. Durante la cena si legge l'Haggadà, il testo che narra la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù. Il Seder, con cibi differenti, apre anche un'altra festività: il capodanno, detto Rosh HaShana, che ricorre al principio dell'autunno, nel mese di Tishrei. Con Rosh HaShana hanno inizio i dieci giorni penitenziali che culminano nello Yom Kippur.

  Editto dell'Alhambra

Le due anime della diaspora ebraica sono i sefarditi (Sefarad in ebraico significa Spagna), gli ebrei provenienti dalla penisola iberica, cacciati nel 1492 con l'editto di Isabella di Castiglia (o dell'Alhambra) e gli ashkenaziti, insediatisi nell'Europa centro orientale, che diedero origine alla lingua yiddish, detta anche giudeo-tedesco.
La preghiera di ogni ebreo è rivolta verso Gerusalemme, città santa del Tempio che fu distrutto dall'imperatore Tito. Per l'ebreo osservante i testi di riferimento sono laTanakh, il Pentateuco, detta anche Torah scritta, e la Torah orale, ovvero il Talmud, che contiene, oltre alle discussioni rabbiniche, anche regole di comportamento.

Forse non a tutti è noto l'umorismo ebraico, che fiorisce in divertenti barzellette, come quella che si racconta in tema di compleanni. In queste ricorrenze si augura al festeggiato una lunga vita e di raggiungere i 120 anni, come Mosè. Si narra che, ad un compleanno della moglie, il marito le abbia augurato di vivere fino a 119 anni. «Perché 119», chiese la moglie, «Tesoro, se vivrò fino a 120 anni, almeno un anno vorrei viverlo in pace!» fu la risposta…

Anna Marini


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  5 febbraio 2020