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Santa Maria Maddalena a Camuzzago
Una visita virtuale al tempo del Coronavirus
Anna Marini
Nel pomeriggio di domenica 26 aprile l'associazione art U ha guidato un nutrito gruppo di partecipanti ad una visita virtuale alla chiesa di Santa Maria Maddalena a Camuzzago. L'appuntamento si è inserito in un'agenda fitta di iniziative, alle quali gli appassionati d'arte possono partecipare, grazie alle modalità organizzate dall'Associazione. La visita da remoto, dettata dalla situazione di emergenza che stiamo vivendo, ha dato la possibilità anche ad utenti residenti in altre regioni di scoprire il rinnovato borgo brianzolo. La chiesa di Santa Maria Maddalena appartiene ad un complesso rurale ubicato a Bellusco. Realizzata nel XII secolo in stile romanico, è annessa all'antico borgo di Camuzzago. Questa località appare per la prima volta nei documenti ufficiali nel 1069 come luogo situato sulla strada che da Vimercate conduce a Trezzo. Nel XII secolo i Canonici del Santo Sepolcro vi fondarono un monastero: i terreni erano già di proprietà dell'ordine, lasciati in eredità da qualche facoltoso possidente dell'epoca. L'iscrizione inserita nella lunetta all'ingresso della chiesa ci informa infatti che la costruzione è stata edificata nel 1152. Da allora i monaci hanno gestito anche gli ampi appezzamenti di terra attraversati da corsi d'acqua e popolati da boschi che permettevano loro di riscuotere tasse e dazi. Il monastero poteva ai tempi rivaleggiare con la vicina Pieve di Santo Stefano a Vimercate. La lunetta fornisce anche un'altra importante informazione circa la conduzione del monastero, che venne in seguito esercitata dai benedettini. Nel corso del Quattrocento, infatti, la crisi che un secolo prima aveva colpito l'Europa, raggiunse anche Camuzzago, rendendo difficile per i monaci del Santo Sepolcro la gestione dei terreni. Nel 1478 papa Sisto IV, con una bolla, svincolò il monastero dall'arcipriorato di San Luca di Perugia e lo aggregò al cenobio benedettino di San Pietro in Gessate. I benedettini si impegnarono da subito nel ripristino delle cascine e agli inizi del XVI secolo si dedicarono anche al recupero della chiesa e degli alloggi dei monaci. Dotarono le tre navate della chiesa di volte a crociera, in sostituzione delle precedenti capriate lignee, e decorarono l'abside dell'altare. Con la dominazione austriaca, e le successive soppressioni di ordini religiosi e di conventi di Giuseppe II d'Asburgo, i beni di Camuzzago vennero assegnati all'orfanotrofio di Milano, i Martinitt. Nella seconda metà del '900 il complesso fu soggetto a crolli e cedimenti strutturali, sui quali intervenne in seguito un'impresa privata: la San Mauro srl, che, dopo aver acquistato la chiesa e il borgo, intraprese nel 2008 il recupero del complesso e il restauro della chiesa, sotto la supervisione della Sopraintendenza. Nel corso degli interventi è emerso un frammento di notevole interesse iconografico, che testimonia per la costruzione della chiesa l'impiego di materiale risalente ad epoche precedenti. Sulla superficie di tale elemento si nota un pavone intento a beccare i semi di acini d'uva. Il volatile, che per la pratica di perdere le piume in inverno e di rimetterle in primavera simboleggiava nel Medioevo l'immortalità e la resurrezione, è una chiara allusione a Gesù Risorto. Anche la decorazione che circonda il pavone è di grande rilevanza storico-artistica, poiché è databile in un periodo che si estende dalla fine dell'VIII secolo agli inizi del IX: quindi in epoca carolingia. La chiesa sorge su un rialzo naturale del terreno ed è raggiungibile alla sommità di un'ampia scalinata; la pianta è regolare e la facciata a capanna. All'altezza del tiburio sorge la torre campanaria, probabilmente elevata verso al fine del '400. La chiesa è dedicata a Santa Maria Maddalena, figura dal grande fascino per la popolazione del tempo. Alla agiografia della Santa sono ispirati gli affreschi negli interni, che nel tempo hanno supportato la predicazione dei monaci e stimolato la devozione dei fedeli. Nei pilastri dell'arco di ingresso al presbiterio troneggiano le figure dei santi Pietro e Paolo, contraddistinti dai rispettivi attributi iconografici.
Gli affreschi che decorano le pareti e le volte del coro ripercorrono i momenti salienti della vita della Santa. Il primo episodio ritrae la cena in casa di Simone il Fariseo. La scena, che mostra in primo piano la tavolata, è arricchita da uno splendido arazzo e dai decori floreali che ricoprono la spalliera della cassapanca; i tre uomini facoltosi che siedono assieme a Gesù sono ritratti con attenti particolari; completano la scena un servitore che porta in tavola le vivande e Maria Maddalena ai piedi di Gesù. La ricchezza e la raffinatezza dei particolari esecutivi fanno da contraltare al dolore scolpito sul volto di Maria Maddalena, mentre con le proprie lacrime lava i piedi di Cristo. Sulla nuova vita della santa dedicataria è invece incentrato il ciclo degli affreschi che impreziosisce il coro. Lungo le pareti dell'abside sono raffigurati quattro arcangeli, che simboleggiano il Giudizio Universale, fine ultimo per ciascun fedele. Il catino absidale ospita la scena ultraterrena: due angeli custodiscono il sepolcro vuoto e Maria Maddalena si allontana dal gruppo delle pie donne per dirigersi verso Gesù. La scena, simbolo della vittoria di Cristo sulla morte e della Santa sul peccato, rimanda ad un celebre episodio menzionato nei testi sacri, il Noli me tangere. Gli affreschi della chiesa di Santa Maria Maddalena sono opera di un artista locale, Bernardino Butinone. Esponente del Quattrocento lombardo, il pittore annoverò tra i suoi committenti anche la famiglia Sforza. Quando lavorò agli affreschi della chiesa, benché fosse al termine della carriera, l'artista non rinunciò alla sperimentazione di tecniche che risentirono dell'influenza di Leonardo Da Vinci e di Donato Bramante. Le sue opere contribuiscono ancora oggi a rendere la chiesa dell'antico borgo di Camuzzago un episodio architettonico di notevole pregio artistico locale. Anna Marini Condividi su Facebook Segnala su Twitter EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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