Sulla "delega fiscale" si è messo in risalto, discusso e litigato sullo "strappo"(?) di Salvini e delle sue conseguenze (?) sulla Lega e sugli "equilibri" dell' Esecutivo. Da parte di Salvini, "strappetto" puramente tattico, per arginare l'avanzata dell' alleata-competitor Meloni, che rientrerà dopo il turno elettorale del 18 prossimo. Intanto Draghi ha annunciato di voler andare avanti, anticipando i tempi, anche senza i ministri della Lega.
Distratti da questa "querelle, partiti e mainstream mediatico non hanno rilevato la gravità di quello che è stato il vero "strappo": quello costituzionale, che stravolge il significato (secondo la lettera della Costituzione) della Legge Delega e conferma il passaggio dell'iniziativa e del potere legislativo dal Parlamento all'esecutivo e al presidente dello stesso. Secondo l'ordinamento costituzionale italiano, è il PARLAMENTO che definisce e approva una Legge che delega il Governo a esercitare la funzione legislativa su di un determinato argomento. Ieri, invece, è stato il Consiglio dei Ministri (e, prima, la fantomatica -costituzionalmente- "cabina di regia") che ha definito (in maniera molto generica e su un "oggetto" amplissimo e importantissimo quale quello fiscale) tale legge e l'ha delegata a se stesso. Tutti zitti, a parte gli starnazzamenti della Lega. Un politico del calibro di Enrico Letta, presidente del PD, si è limitato a dire che Salvini ha dato del bugiardo a Draghi e che tra le due "verità" lui sceglie quella di Draghi, perché non c'è gara di "fiducia" tra l'uno e l'altro. Come siamo caduti in basso: la valutazione politica si è ridotta ad una maggiore o minore "fiducia" nelle persone: non sulla sostanza e il merito delle proposte e dell'effettiva azione politica!
Luca Matulli Stamani ho scaricato e letto il testo della legge delega, ebbene è tanto ampio quanto generico!
Se Draghi attuerà anche solo in parte il contenuto previsto sono certo che passerà alla storia non tanto per il green pass ed i vaccini ma per la riforma, pardon la rivoluzione fiscale italiana.
Nella delega sono compresi tutti i tributi, dalle persone fisiche alle società, dall'IVA alle abitazioni, ecc, ed a tutti i livelli (dalle addizionali comunali in su); prevista inoltre anche la riforma del sistema nazionale di riscossione (ulteriore, in media una ogni cinque anni da quando ci lavoro, quindi negli ultimi 31 anni). Per ultimo la delega prevede anche una nuova codifica dei testi tributari al fine di perseguire una maggiore certezza nei rapporti giuridici e la chiarezza del diritto tributario.
Stiamo parlando di ripensare da capo il paese Italia partendo dalle sue fondamenta giuridiche e fiscali! E tutto questo basato sulla fiducia accordata ad una singola persona, Draghi, dal Parlamento e dalla politica (in particolare gli schieramenti di centro sinistra), conseguentemente questa rivoluzione avverrà al di fuori di un quadro di completo controllo e indirizzamento democratico; affermo questo perché all'art. 1 della legge delega si afferma che il governo attuerà comunque la delega anche se gli atti trasmessi alle camere (alle commissioni tributarie) saranno difformi dal parere delle commissioni se non espressi nei termini (brevi) concessi loro, passaggio che assume però significato puramente formale in quanto stiamo assistendo ad una politica totalmente asservita al carisma di una sola persona, una politica che si auto limita assertivamente a ratificare quanto le viene proposto. E se, ad oggi, qualche voce ha provato ad uscire dal coro è stata prontamente tacciata di grave irresponsabilità o di doppio fine strumentale.
Tecnicamente e formalmente quanto sta accadendo in Italia non credo sia costituzionalmente corretto, come dici tu, detto questo mi domando però se questo metodo autarchico sia anche l'unico possibile nel nostro paese affinché qualcosa cambi veramente e non solo 'gattopardescamente'.
Umberto Puccio
Non so se sia l'unico possibile: so che tale cambiamento è imposto dall'alto e risponde agli interessi economico-produttivi e finanziari di imprese, nazionali e multinazionali, e di banche; e rispecchia l'asservimento della politica e l'acquiescienza dei cittadini a tali interessi. "Tout va bien, Madame la Marquise!", come conferma l'indice di popolarità di Draghi. Ma, siccome gli Italiani hanno la memoria cortissima, tra cinque anni non si ricorderanno di aver fatto harakiri e se la prenderanno col malcapitato di turno che dovrà attuare questa "rivoluzione". La cosa che mi fa impazzire è che il tutto viene giustificato e legittimato con la necessità di "convincere" la Commissione europea a scucire i miliardi del Recovery Plan!
Luca Matulli
Ad ogni modo credo che agli italiani il promemoria lo darà il prossimo governo: è vero che questo governo non aumenterà le tasse sulla casa, infatti lo farà il prossimo sulla base delle nuove rendite stabilite dall'attuale!
Detto questo, onestamente va anche detto che oggi esistono numerosissime incongruenze sui valori accatastati (per non parlare di quanto non accatastato bene o persino nemmeno accatastato), in particolare le rendite bassissime di immobili di pregio centrali rispetto ad immobili popolari di periferia; qualsiasi adeguamento non sarebbe giusto se non considerasse anche le reali condizioni di vita delle persone che ci abitano, ad esempio persone anziane con piccole pensioni. Insomma, censiamo un valore reale ma poi però questo non potrà essere usato "automaticamente" per calcolare tributi o altro senza altre parametrizzazioni.
In due parole hanno ragione Salvini e Draghi, nel senso che il nuovo censimento immobiliare è prodomico ad un aumento delle tassazione che però non attuerà il governo attuale.