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I comandanti partigiani nel ricordo di figli e nipoti
Tania Marinoni



L'iniziativa STAFFETTA DELLA LIBERAZIONE, trasmessa in diretta il 25 aprile sulla pagina facebook dell'ANPI nazionale, tra le numerose iniziative proposte, ha dedicato una pagina all'umanità dei comandanti partigiani, da tempo entrati nel mito della tradizione democratica. A raccontare il loro volto pubblico e quello meno noto, mostrato all'interno delle mura domestiche, sono state le testimonianze di figli e nipoti, che Natalia Marino, direttrice di Patria Indipendente, ha condiviso con i numerosi followers connessi all'evento.

Tre dei comandanti partigiani ricordati nel corso dell'iniziativa aprirono la sfilata che attraversò Milano liberata, il 6 maggio del 1945: appartenenti al Comando generale del CVL, rappresentarono tre delle tradizioni politiche della Resistenza. Furono immortalati dal celebre scatto fotografico di Mario Venanzi e, come tutti i combattenti per la Libertà, vivono ancora oggi nella memoria di coloro che li hanno conosciuti e nella gratitudine di chi ogni anno celebra la ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo.

Ferruccio Parri porta il nome del nonno partigiano, che, con il nome di battaglia “Maurizio”, comandò le brigate Giustizia e Libertà. Ferruccio e la sorella gemella Francesca conservano ancora oggi del nonno un ricordo vivissimo e tenero. Per la memoria pubblica tramandata, il Comandante era una figura allegra, ironica, quasi al limite del “trasgressivo”. Dopo la guerra fu il primo presidente del Consiglio dei ministri a capo di un governo di unità nazionale.

Rosella Stucchi è figlia di Giovanni Battista, noto nella Resistenza come “Marco Federici”, che nel CVL rappresentò le brigate Matteotti di ispirazione socialista. Giovanni Battista, come ricorda Rosella, strinse un sentito legame di amicizia con gli altri comandanti partigiani, in particolare con Ferruccio Parri e con Enrico Mattei, a cui trasmise la passione per la pesca. Giovanni Battista Stucchi era solito narrare molti episodi della guerra di Liberazione che lo videro protagonista. La figlia e i nipoti lo ricordano come un uomo pacato, equilibrato, modesto, prudente, mediatore e molto sensibile. Durante la Resistenza, Rosella lo vide raramente. La mamma le diceva che suo padre, pur non avendo compiuto nulla di male, era costretto a nascondersi, certa che Rosella, da adulta, avrebbe capito.

Pietro Pizzoni ha ricordato il padre Alfredo, che nella guerra di Liberazione coordinò uomini, strutture e denaro per i partigiani. Originario di Cremona, combatté nella Prima Guerra Mondiale nel corpo dei Bersaglieri. Avverso al fascismo fin dal 1922, Pizzoni, grazie alle sue profonde conoscenze degli ambienti bancari e della lingua inglese, durante la Resistenza favorì i rapporti con le forze alleate. Pur non appartenendo ad alcun partito politico, divenne presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Milano, nel quale era entrato subito dopo l'8 settembre 1943. Al termine del conflitto tornò al suo lavoro in banca e il 6 dicembre 1945 divenne presidente del Credito Italiano.

Giuseppe Longo è figlio di Luigi, che nella Resistenza si distinse con il nome “Gallo”. Nato nel 1900, fu tra i protagonisti della nascita del PCI a Livorno. Partecipò alla guerra di Spagna come principale dirigente delle Brigate Internazionali. Nel 1941 venne confinato a Ventotene e subito dopo l'8 settembre 1943 entrò nel Comando generale delle Brigate Garibaldi. Dopo la guerra divenne segretario del Partito Comunista Italiano. Giuseppe ricorda il padre come una figura dotata di insospettabile ironia (“un carattere spesso burlone”). A testimonianza di ciò, narra un fatto divertente. Giuseppe, liceale, quando venne a sapere che il padre aveva presieduto, a Parigi, l'Ufficio che si occupava di preparare documenti di identità fittizia per gli incaricati di missioni delicate e rischiose, gli chiese come fosse riuscito a fabbricare documenti falsi. Luigi gli rispose negando di aver fabbricato documenti falsi, poiché, per quell'operazione, si era sempre servito di documenti veri!

La Resistenza rappresentò, come disse Luigi Longo, l'ultima fase di una guerra di Liberazione iniziata, per taluni, venticinque anni prima, contro il regime fascista.
Nella ricorrenza del 25 aprile si ricordano coloro che sacrificarono la vita, o “solo” la gioventù, per un'Italia libera e democratica. Come ogni guerra, anche la lotta partigiana vide molti episodi di cruda durezza ai quali furono costretti i suoi combattenti. È quindi doveroso ricordare in questo giorno anche l'umanità dei Comandanti partigiani e di tutti coloro che si sentirono chiamati ad una così grande responsabilità, come fu la liberazione di un intero paese dal giogo nazifascista.

Tania Marinoni

Partigiani.
Ricordate, voi che vivete sicuri
Godendo della libertà la dolcezza:
Noi partigiani vivemmo in tempi scuri,
Noi non potemmo essere gentili,
Amavamo anche noi la tenerezza,
Ma dovemmo imbracciare i fucili.
Senz'aspettar che la notte passasse
Noi attaccammo battaglia
Affinché più presto il sole tornasse
A splendere sulla libera Italia.
Noi contribuimmo a voltare
La pagina più buia della storia,
I nostri nomi tocca a voi serbare
Nel gran bel libro della memoria.
Giovanbattista Fetta



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  25 aprile 2021