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il viaggio per betlemme


Il Maestro di Castelseprio
a cura di Primo Casalini


Nella notte fra il 28 e il 29 marzo 1287 accadde che degli alpigiani della Val d'Ossola, che si erano subdolamente inseriti approfittando di una festa religiosa che era anche un mercato, aprirono le porte di Castelseprio alle truppe dell'arcivescovo Ottone Visconti, e le guardie agli ordini del conte Guido di Castiglione furono facilmente sorprese e sopraffatte. I Visconti avevano definitivamente vinto contro i Torriani (o Della Torre). Anche Castiglione Olona fu conquistato e distrutto dai Visconti in quegli anni. Così, dopo tanti secoli, il Castrum finiva la sua storia, al punto che Ottone poteva proclamare: “Castrum Seprum destruatur, et destructum perpetuo teneatur et nullus audeat vel praesumat in ipso Monte habitare”. Proclama rispettato per secoli, ed abolito da Giuseppe II solo nel 1786. Ma Ottone era, malgrado tutto, anche uomo di chiesa e non fece distruggere la chiesa di Santa Maria foris portas: a questo dobbiamo la conoscenza del Maestro di Castelseprio.

il viaggio per betlemme (part)

Risaliamo molto addietro, alle origini del Vicus e poi del Castrum.
Sibrium (forse l'etimologia deriva dai galli Insubri) sorge nel IV secolo come avamposto militare su una collina a strapiombo sull'Olona. Durante il tardo impero faceva parte di una linea di fortificazioni difensive contro i Germani, a loro volta premuti dagli Unni. Da posto di guardia (avvistamento e segnalazione), divenne un vero proprio fortilizio, apprezzato dai Goti di Teodorico, ai cui tempi si costruisce il baluardo della torre di Torba e la chiesa di San Giovanni Battista con l'omonimo battistero. Il Castrum, e la chiesa di Santa Maria foris portas, cioè fuori dalle mura, sorgono nell'epoca longobarda (VI – VIII secolo): attraverso Castelseprio si giungeva ai passi alpini evitando il lago di Como in cui c'era una presenza bizantina. Si sviluppa ancora al tempo dei Franchi , e controlla un territorio assai ampio fra l'alto milanese ed il lago di Como: il Comitatus del Seprio, a metà strada fra Milano e la Svizzera, ed il Comites era scelto fra la nobiltà franco-longobarda. Una situazione privilegiata che durò ben dopo l'anno 1000, e ci furono nei secoli X e XI arcivescovi di Milano scelti nel Seprio: Arnolfo, ad esempio. Pian piano la sua prevalenza fu erosa dal sorgere di altri centri più attrattivi soprattutto come mercati. Restava l'aspetto militare, e nelle guerre di Federico Barbarossa con Milano Castelseprio stette col Barbarossa - nel 1162 partecipò alla distruzione di Milano - ma il Barbarossa non vi dormì la sera prima della battaglia di Legnano (1176), e questo è un segno della sua minore importanza.

annunciazione e visitazione

Ai piedi di Castelseprio sta la torre di Torba, edificata al tempo dei Goti ed oggi di proprietà del FAI Fondo per l'Ambiente Italiano. In seguito Castelseprio gravitò maggiormente su Milano, favorendo i Torriani, il che fu causa della sua fine nel 1287. Le chiese della zona, in particolare Santa Maria foris portas, continuarono ad essere luoghi di culto affezionato da parte degli abitanti dei borghi vicini, e ciò è testimoniato da lavori artistici (affreschi, sacrestia e canonica) edificati fra il '500 ed il '700, ma poi la decadenza si aggravò e la chiesa divenne persino una specie di cascina, finché nel 1944 Gian Piero Bognetti riportò alla luce gli affreschi, che erano nascosti sotto intonaci successivi. Allora cominciò la nuova e gloriosa storia artistica di Castelseprio, in particolare degli affreschi ritrovati in Santa Maria foris portas, su cui va detta subito una cosa: non si tratta di un curioso ritrovamento altomedievale, ma di un capolavoro dell'arte europea: non c'è libro di storia dell'arte che non ne parli e non ne rechi qualche immagine. Ad oggi sono più di cento gli articoli di storia e di arte dedicati agli affreschi di Castelseprio.

annunciazione (part)

La chiesa di Santa Maria foris portas aveva pianta rettangolare e tre absidi disposte a trifoglio; nella centrale, quella che si è conservata sino a noi - le altre due sono opera di rifacimento - ci sono gli affreschi, che raccontano episodi dell'infanzia di Gesù seguendo però non i vangeli canonici ma un vangelo apocrifo di tono antignostico, il Protoevangelo o Vangelo di San Giacomo compilato in Egitto e poi tradotto in latino. Gli affreschi erano quasi invisibili ai fedeli, difatti li si poteva vedere in parte solo dal punto dove si trova l'altare, ed era molto insolito affrescare le storie evangeliche nell'abside e non nelle pareti lunghe. L'abside non era coperta a volta ma con un soffitto piano in legno. Su un affresco è stato trovato un graffito che risale al tempo precedente al vescovo Arderico di Milano (936-948), utile data ante quem, sì, ma quanto tempo prima? E negli articoli è ancora in corso una vivace discussione. Le datazioni alte (VI e VII secolo) sono state abbandonate per alcune contraddizioni con la struttura muraria e con la situazione archeologica. Si sono fatte delle analisi al radiocarbonio che forniscono date appartenenti al IX secolo, che difatti è la datazione più probabile. Siamo nell'età carolingia, difatti l'artista è vicino alle miniature bizantine dei tempi di Carlo Magno.

il sogno di giuseppe

Si suppone che si tratti di un artista orientale - siriaco ad esempio, ma più probabilmente, visto il livello assai elevato, costantinopolitano - che a suo modo stabilisce un rapporto-contrasto con esempi più antichi, ma non come tarda ripresa di motivi classici, c'è invece una nervosa fantasia in azione, una creatività del segno pieno di emozione e di nobiltà che non si vedrà per molti secoli a venire, per fare un esempio azzardato solo al tempo della grande pittura senese di Simone Martini e dei Lorenzetti si vedrà qualcosa di simile, ma a Castelseprio la libertà nell'espressione del movimento è ancora più nuova, e c'è una elegantissima maniera, ricca anche di tutti i più raffinati espedienti del mestiere, compreso l'uso di colori singolari, ad esempio il raro blu egiziano. Che ci facesse un artista simile a Castelseprio è quasi un mistero, potrebbe trattarsi di un artista chiamato da un Comites Franco nell'ambito della rinascenza carolingia che guardava a Bisanzio come fonte di ogni bellezza. Qualcosa di analogo in quegli anni lo si è trovato in opere di Sant'Ambrogio a Milano ed di San Salvatore a Brescia, ma certo non al livello del maestro di Castelseprio: chiaroscuri, lumeggiature, luci vibranti, movimenti reattivi, immediatezza inventiva. Un miracolo di pittura in assoluto, offuscato solo dalla conservazione per forza di cose non ottimale, anche se le sovrapposizione di altre pitture ha in un certo senso protetto gli affreschi. Si è supposto che dietro la commissione ci sia stato Leone, prima conte del Seprio e poi duca a Milano ed anche per questo Carlo Bertelli ritiene che gli affreschi siano della prima metà del IX secolo. La rappresentazione è su due registri, e non tutti i riquadri sono sopravvissuti interamente; troviamo l'Annunciazione con Maria intenta a filare (non a leggere un libro), la frammentaria Visitazione, la prova delle acque amare, tipica scena da vangeli apocrifi, il sogno di Giuseppe, il viaggio a Betlemme, con l'asino su cui siede Maria, la Narività, l'annuncio ai pastori, la versione apocrifa della prova della verginità di Maria con la levatrice dubbiosa a cui arde la mano e la presentazione al Tempio.

il sogno di giuseppe (part)

E' probabile che tutto derivi dalla presenza di correnti bizantine nella metropoli dell'Impero d'oriente in conseguenza della interruzione temporanea della iconoclastia sotto Costantino VI ed Irene. Gli affeschi di Castelseprio sono un dono che ci è stato fatto da una serie di casi tanto fortunati quanto improbabili. E mi sembra giusto inserire infine il sintetico commento di Mina Gregori: “Tra la fine dell'VIII secolo e la prima metà del seguente, il ciclo, attribuito ad un maestro costantinopolitano, è un episodio rivelatore e capitale che segnala la presenza della cultura bizantina come elemento vivificante nella pittura e nella miniatura carolingia”. Nella storia di Bisanzio esistono questi artisti in certo modo profughi in tempi di iconoclastia, che oltre che a Roma ed a Ravenna, lasciarono memorabili segni a Cividale ed a Castelseprio.

nativitÓ (part)



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  4 dicembre 2004