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i momenti bui
Belzec
a cura di Franco Isman
Belzec, nella parte centro orientale della Polonia, fu un campo di sterminio assoluto: collegato con un raccordo alla rete ferroviaria, vi arrivavano i convogli dei prigionieri che venivano scaricati, spogliati ed immediatamente spinti alle camere a gas. Non vi erano alloggiamenti per essi ma soltanto quelli per i sonderkommandos (i prigionieri addetti al "trattamento" dei cadaveri) e per le guardie ucraine, complici delle SS. Non si usava ancora lo ziklonB ma un grosso motore diesel i cui gas di scarico venivano immessi nelle camere. Non vi erano forni crematori e i corpi, dopo essere stati profanati strappando le protesi d'oro e ispezionando ani e vagine alla ricerca di preziosi eventualmente nascosti, venivano gettati in fosse comuni. Presto si dovettero disseppellire e bruciare in pire all'aperto perché i gas e i liquami prodotti dai cadaveri in putrefazione gonfiavano il terreno, fuoruscivano ed inquinavano la falda acquifera. Oltre 500.000 persone furono assassinate in questo modo, per la grandissima parte ebrei, ebrei polacchi soprattutto (oltre tre milioni erano gli ebrei in Polonia prima della guerra, poche decine di migliaia i superstiti, quasi tutti emigrati). Del campo, evacuato e distrutto prima dell'arrivo dell'Armata Rossa, non rimase nulla, nel 1963 fu realizzato un monumento celebrativo, nel 2004 l'attuale memoriale in collaborazione fra un ente governativo polacco e l'American Jewish Committee di Washington. All'esterno, nell'area che era stato il campo, una spianata di pietre nere e spigolose (scorie di altoforno), un sacrario dove erano le camere a gas in cima alla collina, uno stretto corridoio fra due muri sempre più alti, con reticolati in cima, a ricordare il percorso dove le vittime nude venivano spinte al macello. E poi il museo, lineare, spartano, in cemento armato faccia vista perfetto. Immediatamente nel corridoio di accesso innumerevoli fotografie pendenti dal soffitto di uomini, donne e bambini ripresi felici nella vita di tutti i giorni. Uomini, donne e bambini tutti assassinati, interi villaggi vuotati, ripuliti dagli ebrei. Una foto mi ha in particolare impressionato: quella di una famiglia ebrea ortodossa, ripresa forse in occasione delle nozze d'oro dei nonni, tutti naturalmente sterminati. Mi ha fatto venire prepotentemente alla mente la foto delle nozze d'oro dei miei bisnonni a Trieste nel 1924, del tutto simile, di cui tutti si sono fortunatamente e fortunosamente salvati.
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