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Le piazze perdute di Monza

da: Salvatore Iannazzo
inviato il: 01/05/02 17.44


Fredde, anzi gelide, anche in una torrida giornata di luglio. Oppure congestionate, ingombre, piene di automobili o di traffico, spesso sporche, sempre inquinate.
Queste sono, a me sembra, le categorie alle quali appartengono tutte le piazze di Monza.
Ma, in entrambi i  casi, perdute. Perdute per la gente, intendo. Che o non le frequenta per nulla - le lascia, appunto, "fredde" - oppure le "usa" come deposito della sua vettura, e null'altro.
Esattamente il contrario di ciò per cui le piazze furono inventate, dai nostri antenati romani e perfino dai greci, precursori della nostra civiltà. Quando erano il centro sociale della città, l'"agorà". Il luogo dove la gente si riuniva,  per concludere affari, per parlare del proprio futuro o per ricordare il passato, per ascoltare i propri governanti comunicare i programmi di governo, per condannare o assolvere, per parlare del più e del meno, magari per declamare dei versi o per sparlare del vicino o del rivale, per pavoneggiarsi o per mostrare dei bei vestiti o la donna, o l'uomo, appena conquistati. Per festeggiare una nascita o per piangere una morte. Insomma, per "socializzare", come noi diremmo ora.
E dire che gli italiani, dal Medioevo fin (quasi) ai giorni nostri, di piazze "belle", che rispondevano a queste funzioni, ne hanno inventate tante. Piazza del Campo a Siena, Piazza Navona a Roma, Piazza dei Miracoli a Pisa, sono solo gli esempi più noti di mille altre piazze che sono mèta di milioni di turisti ogni anno, e per le quali l'Italia è famosa nel mondo.
Non che le piazze di Monza siano brutte; tutt'altro. Non si possono certo catalogare fra le piazze più belle d'Italia, ma hanno la loro dignità.  Hanno forme strane, irregolari, il che è spesso un ingrediente importante della bellezza.
Esaminiamole dunque, una per una, le piazze di Monza.
Cominciamo dalla più bella, che ha quasi tutte le carte in regola per essere annoverata tra le "belle" piazze d'Italia. Parlo, ovviamente, della Piazza del Duomo, alla quale l'equilibrata e bellissima facciata, sempre sorprendente anche se l'hai vista mille volte, della Cattedrale, conferisce il rilievo che sopra dicevo. La forma trapezoidale, abbastanza fuori dal comune, e l'elegante pavimentazione, contribuiscono al suo fascino. Purtroppo, però, Piazza del Duomo è una piazza morta. Pochissimi la frequentano, e forse soltanto la mattina o la domenica mattina. Ma ci avete visto qualcuno quando i monzesi, ed anche i brianzoli che si uniscono a noi, affollano la vicina Via Italia? Quasi nessuno ci va. E la piazza, pur così bella, diventa triste. Triste perché vuota. La piazza più bella di Monza è una piazza perduta.
La vicina Piazza Trento e Trieste, che le antiche foto mostrano ornata di una bella fontana  e priva dell'incombente presenza del "palazzo dell'Upim", è stata stravolta dall'installazione dell'enorme, enfatico, a volte irritante, monumento ai Caduti. Con tutto il rispetto dovuto ai Caduti della Grande Guerra (anch'io peraltro, pur venendo dalla lontana Sicilia, potrei raccontare dei miei antenati in quel terribile evento), devo dire che forse loro stessi si rivolterebbero nelle loro gloriose tombe se si rendessero conto di quante piazze d'Italia sono state rovinate, in loro onore, con quei monumenti. E credo che, a questo prezzo, volentieri rinuncerebbero a quell'onore. Specie dopo quasi cento anni.  Piazza Trento e Trieste è una di queste piazze. Non si può abbattere il "palazzo dell'Upim": costerebbe troppo. Ma si può spostare il monumento ai Caduti, in altri posti dignitosi della città, che forse lo valorizzerebbero anche meglio (Piazza Virgilio?).  Si può eliminare il vergognoso parcheggio, che ha definitivamente mortificato quella che, malgrado tutto, potrebbe  tornare ad essere una piazza godibile dalla cittadinanza. Potrebbe ridiventare, come credo fosse una volta, il salotto della città. Oggi è solo un brutto parcheggio. Un'altra piazza perduta.
Le Piazze S. Pietro Martire e Carrobiolo, entrambe con nuova pavimentazione in ciottoli, elegante e preziosa.  La prima con una bella statua di Mosè Bianchi e la gradevole sagoma della chiesa in mattoni rossi. La seconda dalla pianta fortemente irregolare e per ciò stesso interessante. Ma entrambe, come Piazza Duomo, pochissimo o niente frequentate dalla gente, e perciò morte. Altre due piazze perdute di Monza.
Non voglio parlare di Largo Mazzini, che null'altro è se non un complesso incrocio stradale, e che tale è irrimediabilmente destinato a rimanere, a meno di radicali manomissioni urbanistiche.
Sorprendentemente, la piazza più "piazza" di Monza.....non è una piazza. E' il breve tratto di Via Italia che va da Via Piermarini (dov'è il negozio Swatch) alla "fontana" di Largo Mazzini.
(N.B. Ho usato le virgolette perchè quella ha solo l'aspetto, ma non la funzione di una fontana: l'acqua, ormai da parecchio tempo, non c'è più; e quando c'era, il getto era così debole da meritarsi - inventato, credo, da Peppino Motta - l'aggettivo "prostatico". E, a proposito, quando impareremo, o re-impareremo, a costruir fontane? Se proprio l'abbiamo dimenticato, andiamo a prender lezioni dagli spagnoli, che in città grandi più o meno come Monza, ad esempio Burgos o Léon, hanno costruito splendide fontane).
Quel tratto di strada - meno di cento metri - per l'assenza di traffico, per la disponibilità di muretti ad altezza di sedile (anche se non sono stati fatti per questa funzione), per la presenza di numerosi negozi che attraggono la gente, per il contorno gradevole di aiuole e piante, ha finito per svolgere la funzione propria delle piazze. Quella, cioè, di punto di incontro e di aggregazione, come ho descritto sopra.
Voglio precisare che io non ho alcuna particolare competenza urbanistica. Quindi, quando scrivo queste cose, lo faccio da uomo della strada. E mi limito a fare una diagnosi. La cura, che mi guardo bene dal proporre, spetta agli esperti urbanisti.
Per fortuna il nostro prossimo sindaco, Michele Faglia, è uno che se n'intende. E sono certo che, tra le mille altre cose di cui dovrà occuparsi, non trascurerà questo problema.

Buon lavoro, Michele!
Toti Iannazzo


da: Michele Faglia
inviato il: 01/05/02 22.23

Caro Toti,
                 la tua descrizione delle piazze di Monza è molto appropriata e realistica.
Le piazze "storiche"non sempre rispondono alle esigenze della città contemporanea, spesso sono state svuotate di quella pluralità di funzioni che le caratterizzava ed irrigidite in restauri di facciata poveri di contenuti di vita e di lavoro.
E' il caso di piazza Duomo e delle altre piazze che tu citavi, mentre invece i cittadini si accalcano là dove ci sono i negozi, i bar, il mercato, la vita.
Non basta, quindi, restaurare tout-court, è necessario anche controllare e promuovere la plurifunzionalità non espellendo la residenza, calmierando il commerciale solo abbigliamento, promuovendo l'artigianato ed allora, forse, sarà possibile far rivivere le nostre piazze. 
E' necessario, allora, non espellere dal centro storico il tribunale, il mercato, i negozi di alimentari ed i ferramenta, per progettare un nuovo centro commerciale ed un nuovo tribunale alla periferia della città, così si arricchirà  la città e la sua biodiversità e le piazze non saranno perdute.
E' interessante anche osservare anche dove i giovani si ritrovano, quali angoli della città prediligono.
Si scoprirà che, non casualmente, preferiscono delle enclaves protette, fuori dal grande passeggio, aree residuali, per meglio difendersi dal giudizio degli altri, ove ritrovare una loro identità lontana dalla storia e dalla cultura tradizionale.
Qui il discorso diventa molto più complesso e, credo, si debba fare un passo indietro , con discrezione, senza alcuna interferenza, nel rispetto delle libere preferenze, riconoscendo valore ed identità ad un angolo altrimenti insignificante che con la loro presenza ( dei giovani) diventa storia e cultura contemporanea, sottratto all'abbandono e riscattato da un destino inesorabile di spazio perso e nel contempo ritrovato.

Ciao,
Michele


da: Marco Longoni
inviato il: 02/05/02 9.16

Sono d'accordo.
Piazza Duomo per esempio e' viva la domenica mattina perche' ci sono le messe ed e' ancora piu' viva nelle domeniche in cui c'e' il (secondo me ingiustamente criticato da alcuni) mercatino.
Piazza Duomo credo sia anche il tipico esempio di piazza medioevale. Centralissima, eppure leggermente riparata e defilata.
Trasportisticamente aggiungo che espellere in periferia alcuni funzioni che attraggono il pubblico (tipicamente uffici pubblici) serve solo a spostare ulteriori quote di mobilita' verso l'automobile.
 
Ciao
Marco Longoni

da: Franco Isman
inviato il: 02/05/02 18.43


Monzapił
Anch'io condivido i concetti espressi negli interventi precedenti.
Certo non si può obbligare nessuno a frequentare una piazza se non gli interessa, però…
Però quando la piazza c'è, un po' per volta la gente se ne accorge e forse se ne impossessa.
Nei giorni scorsi, in una piazza Carrobiolo deserta e finalmente libera da macchine, ho visto un papà giocare a palla con due bambini, forse non si dovrebbe, ma è vita.
Una sera, proprio nel cerchio in granito davanti alla chiesa, ho visto due ragazze che si esercitavano a fare le giocoliere, forse non si dovrebbe, ma…
Quanto a piazza Duomo, questa è spesso frequentata da mamme e bambini piccoli che possono scorazzare indisturbati anche sfruttando il poco sole invernale. Non parliamo poi della bolgia del carnevale.
Anche a me non dà fastidio il mercatino biologico o l'esposizione dei quadri. Trovo invece vergognoso il palco che viene eretto in occasione del Gran Premio con gli sguaiati e rumorosi intrattenimenti, ma anche le grosse tende che non mi sembrano compatibili con la piazza.
Riconquistiamo le piazze !

Franco Isman

da: Giuseppe Motta
inviato il: 02/05/02 22.21
Soggetto: Meno poltrone e più panchine

Sono grato a Salvatore Iannazzo per aver posto all'attenzione di tutti un problema che rientra in quello più ampio della vivibilità della città e per averci chiamati… in piazza.
Il primo ad arrivare è stato Michele Faglia con un intervento apprezzabile sia per la sua competenza specifica sia perchè opera di un candidato sindaco che, pur impegnato nella campagna elettorale, si 'abbassa' fino a rispondere alle domande poste in un forum sia perchè dà con ciò la certezza che il sindaco Michele Faglia romperà la deplorevole tradizione di silenzio del suo predecessore rispondendo o facendo rispondere a tutti i cittadini che avranno qualcosa da chiedergli.
Alle considerazioni già svolte da Iannazzo, Faglia e altri aggiungo queste ulteriori.
I giovani, che sono i principali utilizzatori di piazze sia di giorno che di sera, si riuniscono dove si possono sedere: gradini del monumento ai caduti, della nuova sede della biblioteca, della Cassa di Risparmio, del Comune; muretti di via Italia; cordoli delle fontane di piazza Roma e largo Mazzini, balaustra antistante il Duomo.
Osservazione che ne induce un'altra: nelle piazze di Monza, se non ci si adatta come fanno i giovani, non ci si può sedere. Siamo passati da chi voleva darci un 'posto al sole' a chi ci assicura un posto in piedi e speriamo di non dovere reagire a chi vorrebbe farci marciare invece di camminare o costringerci a stare sull'attenti.
Gli amministratori non sanno più a cosa servano le piazze tanto che nell'ultima seduta del Consiglio comunale si è approvata una spesa di qualche centinaio di milioni per arredare piazza Carrobiolo con verde e fontane (???). Di panchine nemmeno l'ombra.
In piazza san Pietro Martire c'erano ma a seguito dell'opera di vandali sono state rimosse da anni e non sono state più ripristinate: solo Mosè Bianchi può starsene seduto ma lo sgabello se lo è portato lui.
In piazza Trento e Trieste non ci sono mai state panchine e nessuno ha mai pensato di metterle. Sparita anche quella sotto il pino di largo 4 Novembre utile solo per ammirare i musetti delle auto, parcheggiate a pochi centimetri dai musi umani.
In piazza Duomo ci si può sedere solo sui gradini che fanno da basamento alla colonna della peste.
Nella città di Monza ci si può sedere solo a pagamento, nei bar, perchè non si conosce più la funzione della piazza e si è persa la cultura della panchina.
Anni fa si è svolto al centro san Fedele di Milano un convegno sulle piazze della città del quale ho ascoltato solo l'ultima parte trasmessa per radio. Uno dei relatori raccontava che una vicina piazza di Milano era stata arredata con panchine meravigliose sia per il perfetto rapporto sedile-schienale sia perchè fatte in materiale favoloso che, appena spiovuto, era subito asciutto. Peccato - diceva - che chi era seduto su una panchina non potesse vedere e parlare con chi era seduto su altre.
Quegli arredatori urbani non avevano capito nulla della funzione della panchina ma altri, in Monza, li hanno superati qualche anno fa, inchiodando al pavimento dell'Arengario panchine a schienali contrapposti che io chiamavo della maggioranza e dell'opposizione. Furono tolte quasi subito per impedire che i 'barboni' le utilizzassero per dormire: così, invece di alleviare un problema se ne sono conservati due.
Forse proprio per impedire tale utilizzo la pubblica amministrazione ha adottato le fioriere rotonde all'imbocco di via Carlo Alberto e via Italia: impossibile dormire in 'curva' e disagevole scambiare quattro parole seduti in cerchio coi visi rivolti verso l'esterno. Stesso difetto delle panchine da torcicollo della piazzetta Upim.
Sono convinto che le panchine potrebbero segnare l'inizio di un rivitalizzazione delle piazze di Monza che non sono solo quelle qui citate. Può darsi si possa fare un discorso diverso per piazza Indipendenza e forse, nelle circoscrizioni, le piazze hanno conservato il loro uso e sono splendidamente attrezzate. Sarebbe interesse di tutti saperne li più.

Giuseppe Motta

da: erbaste@libero.it
inviato il: 03/05/02 10.04

> Quanto a piazza Duomo, questa è spesso frequentata da mamme e bambini
> piccoli che possono scorazzare indisturbati anche sfruttando il poco
> sole invernale. Non parliamo poi della bolgia del carnevale.
> Anche a me non dà fastidio il mercatino biologico o l'esposizione dei quadri.

Concordo pienamente, anzi, se fosse per me, potrebbero esistere dei "mercatini" permanenti, sull'esempio delle piazze venete (Verona, Vicenza, ...) sicuramente compatibili con la funzione pedonale, sociale e storica della piazza. Inutile dire che per tale funzione vedrei bene soprattutto piazza Trento, una volta liberata dal parcheggio e dal monumento ai caduti (non sarebbe meglio colloccarlo al cimitero?, o come detto da altri al rondò... a commemorare anche il verde "caduto" sotto altri interessi).
Poi non vedrei male neanche la riconquista della sudetta piazza da parte dei tavolini dei bar, almeno in estate, e ovviamente non su tutta la piazza. A Monza è quasi impossibile prendere un caffè, una coca cola, una birra o un aperitivo, in questa stagione, facendo due chiacchere, seduti all'aperto in centro..., e si che i bar (e la clientela) non mancherebbero di certo! O anche dove è possibile la distesa di auto parcheggiate non è certo incoraggiante.

> Trovo invece vergognoso il palco che viene eretto in occasione
> del Gran Premio con gli sguaiati e rumorosi intrattenimenti, ma anche
> le grosse tende che non mi sembrano compatibili con la piazza.

Non concordo del tutto, la piazza è sempre stata sede di spettacoli e manifestazioni, forse si può discriminare maggiormente (sul tipo di manifestazione), ma dei palchi mobili per alcune manifestazioni non mi sembrano incompatibili

> Riconquistiamo le piazze !

Sacrosanto

Stefano Erba

da: AMODEO
inviato il: 06/05/02 21.19

Simpatica l'idea di Toti Iannazzo di parlare delle piazze di Monza. Vorrei solo aggiungere qualche nota, sperando di non attirarmi troppe critiche.
- piazza Duomo: con il suo disegno sghembo, concordo sia una delle belle piazze d'Italia. Con un neo: il campanile! Databile credo tra il tardo '500 e l'800, è goffo e pretenzioso e stona accanto al disegno delicato e composto della facciata trecentesca. Ora si spende per restaurarlo, ma non era meglio... eliminarlo?
- monumento ai Caduti: d'accordo per trasferirlo al cimitero (e magari inumarlo!), che sembra fosse la sua destinazione originaria. Avete letto le orrende parole incise? Con tutto il rispetto per le vittime delle tragedie belliche, pensare di trovare 'ammaestramenti' al sacrificio in quel carnaio che sono le guerre sembra parte di una retorica che si vorrebbe superata.
- palazzo Upim: forse anche per il degrado, è proprio brutto e andrebbe eliminato (anche se dai piani alti si gode una gradevole vista sui tetti di Monza). Propongo una colletta (forse saremo in due o tre). Non sono contrario all'inserimento del moderno in un ambiente d'epoca, ma con dei distinguo.
- Municipio: anche questo è brutto, lo cambieremo... dopo aver fatto la metropolitana!
- piazza Trento: via il monumento, via l'Upim, via le macchine (parcheggio sotterraneo?), fontana giardini e panchine come giustamente chiede Giuseppe Motta (tra persone di una certa età, ci intendiamo).
Per fortuna non disponiamo di bacchetta magica, altrimenti l'eventuale esecuzione di questo 'programmino' chissà quante critiche solleverebbe!

Cordiali saluti
Vittorio Amodeo