

Cuius sindaco eius religio
Claudio Colombo
June 26, 2006 12:06 AM
A metà del '500, nel pieno delle guerre di religione tra cattolici e protestanti, venne concluso un accordo (denominato Pace di Augusta ) che stabiliva il seguente principio : il principe, che aveva diritto di sovranità su un territorio, con la sua scelta determinava la religione dei sudditi.
Per l' appunto " cuius regio eius religio ".
Questo principio è caduto con le rivoluzioni francese ed americana e con le successive carte dei diritti, che hanno affermato la libertà religiosa e di culto come diritto fondamentale dell' individuo.
La Regione Lombardia, con la famigerata legge regionale sul governo del territorio (12/2005 ) ha fatto il passo del gambero .
Ha infatti stabilito che il diritto di espressione religiosa sul territorio, che si traduce nella facoltà di realizzare edifici di culto ed attrezzature religiose, sia appannaggio delle confessioni che stipulano con il comune una non meglio definita convenzione, da cui è esonerata la sola Chiesa Cattolica (v. art. 70)
La Regione, evidentemente, pensa che sindaci e consiglieri comunali, oltre che occuparsi di problemi prosaici come quelli dell' ambiente, della casa, dei parcheggi e così via, debbano curare la salute spirituale dei propri amministrati, scegliendo, appunto, il culto più adatto all' anima dei propri concittadini.
Così, per esempio, il sindaco di Monza potrebbe privilegiare il culto di Buddha, quella di Milano la dea Kalì , quello di Lissone il dio Thor e via dicendo.
Tutto questo però non basta ad appagare il desiderio di tuffo nel passato.
La modifica alla medesima legge, in discussione al consiglio regionale, impone che chi voglia adibire al culto un immobile o parte di esso (ad es. un locale) debba ottenere dal comune il permesso di costruire, con l'implicita minaccia di applicare ai reprobi le sanzioni per gli abusi edilizi, anche se non viene realizzata alcuna costruzione.
Il pensiero corre ad un epoca ancora più remota.
Il Vangelo di Marco dice che l' Ultima Cena è stata celebrata in una stanza, guarnita di tappeti, al piano superiore di un edificio (quello di Luca precisa che la stanza era grande ed addobbata).
Si tratta del primo caso documentato dell' abuso edilizio che la Regione Lombardia intende reprimere.
Claudio Colombo
P.S. fuori di celia , questa normativa si pone , a mio avviso, in palese contrasto con l' art. 19 della Costituzione per cui "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume ". Speriamo che la mannaia della Corte Costituzionale arrivi presto.
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