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Nucleare

Giuseppe Poliani
May 25, 2008 12:02 AM

Chernobyl   Chernobyl

Il ministro Scajola è un ignorante nel senso che ignora la tecnica ed i tempi tecnici che il ricorso all'energia nucleare comporta.
La neo-presidente di Confindustria Marcegaglia non sa bene forse cosa vuol dire ed a quali rischi si va incontro scegliendo di produrre energia da combustibili nucleari e, sulla sicurezza in genere, le consiglierei qualche ripasso della materia.
L'opposizione parlamentare di centrosinistra tace, come è sempre più frequente nel suo stile e con più passa il tempo, nonostante anni di convergenze (forse ipocrite ?) sui temi ambientali ed energetici con gli alleati ambientalisti storici presenti, da 15 anni fino a poco tempo fa, nell'arco parlamentare di centrosinistra e nonostante il tema sia tremendamente grave, per le possibili conseguenze sulle generazioni future (migliaia di anni di inquinamento radioattivo garantito in caso di incidenti a centrali nucleari, vedi Chernobyl).
 
Ma, tornando al ministro, egli tenta di spacciare come nuovo ed innovativo, oltre che risolutivo e miracolistico, un qualcosa che è già vecchio: propone i reattori di terza generazione i quali non sono altro che quello che attualmente offre l'industria nucleare mondiale, alla quale dovremo affidarci pagando il conto perchè non abbiamo la tecnologia adatta, in quanto le nostre tecnologie e conoscenze sono ferme o scomparse dopo lo stop al nucleare degli anni '80.
Questi reattori di terza generazione, come l'EPR (Europen Pressurized Reactor) del consorzio franco-tedesco, pur essendo più sicuri ed economici, non mostrano caratteristiche radicalmente e concettualmente nuove rispetto agli altri reattori tradizionali e ci lasciano sempre e comunque in eredità delle grandi quantità di scorie nucleari da smaltire (dove ? All'estero o in un'Italia per 3/4 a rischio sismico ?).
Il loro tempo di costruzione (con enormi investimenti) è indicato in circa 8-10 anni e partendo ora arriveremo ad avere dei reattori funzionanti nel 2016-2018 proprio quando mancheranno pochi anni al lancio dei primi reattori di quarta generazione (?), molto più sicuri con meno scorie, previsti entro il 2020-2025.
Fino ad oggi il costo per kWh di energia prodotta è molto basso per il gas, più alto per il carbone ed altissimo per il nucleare.
Non sappiamo quindi, al di là dei rischi ambientali e sanitari, se esisterà l'economicità della scelta nucleare in futuro o meglio non sappiamo quando il nucleare comincerà ad essere "economico" (che non vuol dire anche sicuro) e forse questo limite verrà superato solo dopo il 2020 con l'arrivo dei reattori di quarta generazione.
Inoltre consideriamo che i paesi OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development: Australia, Canada, Europa, Messico, USA) avranno un incremento di crescita e di consumi nettamente minore rispetto ai paesi non OECD (resto del mondo) in forte crescita e con una forte domanda di energia che farà alzare i prezzi.
Ma resta un altro particolare non trascurabile: dove andremo a prendere l'uranio che ci occorre ? All'estero naturalmente, sempre che ce ne sia abbastanza per tutti, e lo pagheremo salato come oggi il petrolio.
Da ultimo, se le stime delle riserve totali estraibili di olio e gas sono certe ma con qualche ombra, le stime di riserve di uranio sono ancora meno attendibili e chiare e comunque, come già detto in precedenza, il totale di energia generata dall'uranio globalmente non potrà superare un 10% circa del fabbisogno mondiale.
Forse bisognerebbe pensarci prima di investire capitali enormi in questo salto nel buio e l'opposizione dovrebbe a mio pare essere un po' più decisa su questi argomenti centrali per il futuro dei giovani e che implicano programmi a lungo termine.
Si potrebbe fare un confronto a parità di kWh prodotti fra costi con centrali nucleari, solari o eoliche tanto per avere un criterio immediato solo economico, senza considerare poi i risvolti ambientali. 
 
Giuseppe Poliani


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Gimmi Perego
May 25, 2008 12:55 PM

Condivido gran parte di quanto scritto da Giuseppe Poliani.
 
Aggiungo un paio di cose.
Il Partito Democratico ha definito un programma elettorale molto sensibile all'ambiente pur andando da solo, senza dover far compromessi. L'ho fatto notare nel mio blog dove ho pubblicato il mio manifesto preferito:
 
manifesto PD

Penso ci sia, e continui a crescere nel PD una presenza ed una sensibilità ambientalista. Anche se resta ancora molto da fare.
Dopodichè penso si possa lasciar passare la prima sparata dei tromboni sul nucleare, per poi andare a vedere il loro gioco quando dovranno calare veramente le carte.
 
Un altro contributo utile lo sta portando Rubbia, che come è noto se ne è dovuto andare in Spagna a supportare il programma di produzione dell'energia dal sole.
http://gimmiperego.blogspot.com/2008/05/centrali-nucleari.html
 
A presto
Gimmi Perego
 


Giuseppe Poliani
May 25, 2008 2:33 PM

Grazie per il contributo. Devo confessare che dal video di Rubbia non ho capito molto bene tutto quello che dice.
Sarebbe bello invitarlo in Italia per parlarci insieme.

Giuseppe Poliani



Giacomo Correale
May 27, 2008 3:25 PM

Immaginiamo che tutte le coperture di edifici industriali e commerciali, i parcheggi delle auto, le abitazioni moderne fossero coperte di pannelli solari.
Immaginate che questa copertura venise vietata  rigorosamente per tutti i centri storici, comuni e villaggi dove le case hanno i tetti  coperti da materiali tradizionali, come tegole, beole eccetera, e fanno quindi parte del paesaggio naturale e storico che ha un valore inestimabile da tutelare
assolutamente.
Immaginate che anche nessuno spazio libero venisse da ora in poi non solo edificato, ma neanche coperto da pannelli solari.
La natura e il bello edificato verrebbero conservati, il brutto verrebbe attenuato se non addirittura trasformato in bello (i pannelli solari in sè sono tutt'altro che brutti, potrebbero  rendere luminose periferie degradate, tristi e grigie, recare pregi architettonici e di design).
C'è qualcuno che ha calcolato quanta energia verrebbe prodotta in questo caso?
Mi sembra che Rubbia abbia calcolato che coprendo con pannelli solari uno spazio del deserto del Sahara  grande come una regione italiana,  ma molto piccolo rispetto alla estensione del deserto stesso, si produrrebbe energia per mezzo mondo.
Chi ne sa o potrebbe saperne di più?

Giacomo



Salvatore Iannazzo
May 28, 2008 12:53 AM

Il problema, caro Giacomo, non è nella densità di energia che il sole riversa sulla terra. Di quella ce n'è quanta ne vuoi. I dettagli li puoi trovare, per esempio, in Wikipedia, sia nella versione in italiano (http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_solare), che, in maggior dettaglio, nella versione in inglese (http://en.wikipedia.org/wiki/Solar_power).  Nemmeno l'estetica: penso sia un problema; preservando certamente quello che tu chiami "il bello edificato", immagino che ci abitueremmo facilmente ai pannelli solari, fotovoltaici o di altro tipo. Entro ampi limiti non è nemmeno un problema tecnico: malgrado ulteriori importanti progressi siano prevedibili, già oggi si possono realizzare impianti validi, come ad esempio hanno già fatto in Germania . Ma anche lì, secondo le informazioni disponibili, l'energia solare soddisfa - ed il dato fa pensare - meno dello 0,1% (alcuni si spingono fino ad 1%) del totale necessario!.
Il problema sono i costi. Costi per gli investimenti e costi di manutenzione. I costi dell'energia solare sono talmente elevati che oggi non c'è partita: l'energia da fonti non rinnovabili (petrolio) costa enormemente di meno di quella solare. Nel primo dei due siti che ti ho segnalato vengono menzionati numeri che danno, a parità di potenza prodotta, un rapporto di 1/24 tra gli investimenti nucleare/solare. E' vero che in questi calcoli nel costo del nucleare non è incluso quello per lo smaltimento delle scorie, ma non credo che le cose cambierebbero in maniera sostanziale se lo si includesse.
Questa è, secondo me, la ragione essenziale per cui il "solare", come anche altri tipi di energie "alternative" (come l'eolico) non ha avuto sinora lo sviluppo che gli ambientalisti auspicano. Come potrebbe un paese essere competitivo con gli altri, e difendere - è il caso di dire - il suo posto al sole,  se usasse l'energia solare mentre gli altri usano il petrolio o il nucleare? E' possibile che chi usa il petrolio o il nucleare finisca col morire di inquinamento. Ma chi usa il solare morirebbe prima. Di fame.

Toti Iannazzo



Giuseppe Pizzi
May 28, 2008 1:19 AM

Se non ricordo male, coprendo di pannelli fotovoltaici un millesimo della superficie della Terra (penso in zona tropical-equatoriale) si catturerebbe tutta l'energia solare che occorre per soddisfare il fabbisogno di elettricità di tutto il pianeta. E poichè la superficie terrestre è di circa 500 milioni di km2, si tratterebbe di rivestire di fotocelle un territorio ben soleggiato di 500 mila km2, un bel fazzolettone di deserto, o di steppa, o di savana, o di pampa, di circa 700 km di lato.
Secondo calcoli riportati da Wikipedia, per il fabbisogno italiano basta un fazzolettino di territorio nazionale di 43 km di lato "....secondo studi effettuati nel 2004, per coprire il consumo energetico elettrico italiano sarebbero necessari 1.861 km² (supponendo 1500 ore di insolazione all'anno che generi la potenza di picco e 8 m² per Kwp).
La superficie totale italiana è pari a 301.171 km², quindi servirebbe coprire lo 0,6% della superficie italiana per fare fronte al consumo elettrico nazionale. Considerando una superficie agricola utile di 13 milioni di ettari, si dovrebbe quindi coprire con campi fotovoltaici una superficie pari all'1,4% dei terreni agricoli...".
Ma questa è poco più che aritmetica, la pratica è più complicata.

G. Pizzi



Franco Isman
May 28, 2008 8:59 AM

E' tanto che non me ne occupo, non ho quindi dati, e se qualcuno ci dice dove trovarli è il benvenuto, Toti Iannazzo per esempio.
A parte il costo, estremamente elevato per i collettori ed ancor più per il fotovoltaico, esiste il problema della durata di questi impianti ed il costo energetico da spendere per realizzarli.
Ben vengano gli incentivi statali ma questi non devono falsare, con una falsa convenienza economica, il bilancio energetico effettivo. Adelante Pedro ma con juicio...
 
Franco Isman
 
 

Francesco Avesani
May 27, 2008 5:38 PM / May 28, 2008 9:43 AM

Ciao Franco, gentile dr. Poliani,
l'argomento energia mi stuzzica e mi piacerebbe fornire qualche spunto di discussione.
Veloce ritorno al nucleare, terza o quarta generazione, prima pietra entro la legislatura … mi sembra che ultimamente a Roma le sparino un pochino grosse.
Non mi permetto di impartire lezioni, ma, lavorando nel settore dell'energia, credo di poter fornire alcuni elementi in più sull'argomento.
  • Nucleare di terza generazione: la prima centrale EPR è in fase di sviluppo in Francia, a Flamanville, dovrebbe entrare in esercizio nel 2012. Al consorzio partecipa anche l'incumbent nostrano (contropartita del diritto di permanenza dei transalpini nell'orizzonte energetico del Belpaese). Gli USA hanno già commissionato ai soci d'oltralpe una serie (almeno 5) di centrali EPR. Gli americani non aspettano il 2030, se tutto va bene, per la quarta generazione. I pro del nucleare? Ridotta, anche se costosa, quantità di materia prima necessaria all'esercizio, nessuna emissione di CO2 e quindi nessun onere per l'Italia e per l'esercente stesso quanto agli adempimento previsti dal Protocollo di Kyoto. I contro? Ovviamente le scorie (con l'aria che tira ce le troveremmo in Piazza Plebiscito) oltre alla necessità di ingenti interventi infrastrutturali sulle reti elettriche, imprescindibili per dispacciare quell'energia ma difficili da attuare (la sindrome nimby è più radicale nei confronti dei tralicci, piuttosto che degli inceneritori, il che è tutto dire).
  • Centrali a gas: basti ricordare che il prezzo del gas nei contratti di approvvigionamento dall'estero di lungo periodo, che coprono circa il 90% del fabbisogno nazionale (percentuale in aumento visto il progressivo calo della produzione nazionale), sono paramentrati alla quotazione del barile... I contro? Oltre alla attuale volatilità dei prezzi di acquisto, il gas ha alti oneri in fatto di CO2. Pro: ridottissime emissioni in atmosfera. Da noi il gas è la prima materia prima in uso a scopo termoelettrico. La conseguenza più visibile sono i prezzi sulla nostra Borsa Elettrica (IPEX) che si riversano integralmente nella nostra bolletta. Allego una tabella del Gestore del Mercato Elettrico che mi pare significativa: compara i prezzi medi annui sulle diverse borse dell'energia europee. 
    Borsa Elettrica
  • Carbone: secondo qualcuno è “pulito”. Secondo il Protocollo di Kyoto è peggio soltanto l'olio combustibile. Il vero pro è che costa poco. E comunque c'é da dire che quanto a materie prime siamo proprio sfigati: il carbone nostrano (Sulcis) ha un tenore di zolfo talmente elevato da renderlo del tutto inidoneo all'uso termoelettrico e pensate che puzza farebbe.
  • Fonti rinnovabili: forse l'argomento più controverso. Devo premettere che sono fiero del lavoro svolto dai nostri nonni sulle nostre montagne (a parte ovviamente i fatti sconsiderati, come il Vajont). È vero che i bacini idroelettrici sottraggono acqua alle popolazioni locali, ma nei decenni scorsi ci hanno sostanzialmente permesso di illuminare l'intera pianura padana. Ora che la loro utilizzazione non è più indispensabile per coprire il nostro quotidiano fabbisogno energetico, pur essendo utile per rispondere ai picchi di prelievo e a agli sbilanciamenti, una regolazione dei bacini più ambientalmente orientata mi sembra auspicabile (e le Regioni e Province Autonome qualcosa in questo senso stanno facendo). Quanto a fotovoltaico e solare termico sono ottime iniziative soprattutto per l'autoconsumo. C'è da sperare che i costi impiantistici del fotovoltaico scendano presto. In ogni caso mettere pannelli di silicio sui tetti storici del centro storico non mi sembra un'idea né brillante né risolutiva.
  • Eolico (una voce a parte): nessuno si chiede perché nel nostro paese si mettano questi mastodontici e costosissimi mulini a vento (che piacciano o no è questione di gusti; a me disgustano perché incidono pesantemente su un bene di cui abbiamo avuto troppo poco rispetto, il paesaggio italiano – pura opinione personale) anche laddove non c'è abbastanza vento per esercirli utilmente? Forse nessuno o pochi sanno che così succede. La risposta comunque è semplice: c'è la mitica Cassa del Mezzogiorno per costruirli – legge n. 488/1992 tuttora pienamente in vigore. E poi ci sono i Certificati Verdi e poi pure le certificazioni RECS (Renewable Energy Certificates System) per farli marciare. Producono pochissimo e le pale girano solo perché il sistema, cioè, il mio papà, che paga la bolletta (io, come sai caro Franco, sono un bamboccione), premia i produttori, e le pale girano. Non voglio parlare poi del “mercato del territorio” che si è creato tra i Comuni appenninici del nostro Mezzogiorno; solo chi stipula la convenzione più lucrosa per l'ente locale realizza le pale; naturalmente tutto bene, visto che l'operatore eolico regala  l'autopompa e l'ambulanza al Comune e il Porshe Cayenne al segretario comunale. Una nota: duecento pale producono (potenzialmente – mi riferisco alla potenza installata) come una centrale a gas grande quanto il nostro Arengario (ma meno alta).
  • Ultimo: autorizzazioni. La posa di una prima pietra di centrale nucleare (a prescindere dal discorso sul valore del voto referendario – visto che abbiamo riesumato il Ministero dell'Agricoltura e il proporzionale, perché non dovremmo riesumare anche il nucleare?) entro 5 anni è una scommessa interessante. Visto che l'unico rigassificatore realizzato in Italia (o meglio in Spagna, ma questo è un altro discorso) sarà operativo a fine 2008, dopo 12 anni di incubazione, l'obiettivo mi sembra utopistico. Certo se il nostro Presidente del Consiglio può salvare Alitalia ...
Ben felice di ricevere vostre osservazioni. 
Grazie e a presto,
Francesco Avesani


Salvatore Iannazzo
May 28, 2008 3:44 PM

In effetti nei primi tempi delle celle fotovoltaiche, una quarantina di anni fa, sui giornali specializzati (semiconduttori) si leggeve che l'energia necessaria per fabbricare una cella superava quella che la medesima cella avrebbe restituito durante la sua vita prevedibile. Il che ovviamente tagliava le gambe all'impresa prima ancora che essa partisse (ma devo dire che mai mi sono imbattuto in un calcolo dettagliato che dimostrasse questa affermazione).
Era però il tempo in cui l'efficienza delle celle (cioè l'energia elettrica fornita divisa per quella termica su esse riversata dal sole) era ancora molto bassa: più vicina al 5% che al 10%. Oggi quest'efficienza supera il 25%, e per giunta le nuove tecnologie consentono l'uso di silicio policristallino, molto meno costoso di quello monocristallino che si usava a quei tempi. Ed anche le tecnologie di fabbricazione, attraverso artifici vari che sarebbe troppo tecnico elencare qui, hanno fatto progressi molto importanti verso la riduzione dei costi. Per cui quel bilancio si è significativamente modificato verso la convenienza energetica. E tuttavia penso che il costo in termini di energia per la fabbricazione delle celle sia tutt'altro che trascurabile. Questo è dunque uno degli elementi che influenzano in maniera consistente il costo finale di un impianto fotovoltaico.

Toti Iannazzo



Giuseppe Pizzi
May 29, 2008 12:51 AM

Proprio ieri ho mandato ad Arengario una testimonianza eco-turistica (che trovate all'indirizzo
arengario.net/poli/poli324.html) senza immaginare che la discussione di questi giorni l'avrebbe resa attuale.
La lettera di Francesco mi fa ritenere, come del resto già supponevo, che l'addensamento di centrali eoliche nell'ex DDR sia dovuta a provvidenze governative (una specie di loro Cassa dell'Oriente). Forse Francesco è in grado di confermarlo.

G. Pizzi



Giovanni Battagliarini
Friday, May 30, 2008 3:27 PM
 
segnalo un bellissimo articolo su Le Scienze di marzo 2008 , dove si legge che con ragionevoli ( e perciò presumibili ) miglioramenti alla tecnologia fotovoltaica , un'area di 130.000 km2 ( reperibile - beati loro - nel SW USA) potrebbe coprire, se ricordo bene, l'80 % del fabbisogno EE USA a costi sostenibili.

nino battagliarini

PS suggerisco che , quando si parla di energia PRODOTTA , si usi il termine corretto kWh e non kW che , come tutti sappiamo , è la potenza: