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Decreto sicurezza
Giuseppe Pizzi June 18, 2008 10:22 PM Nella sua bella lettera al Senato (ormai il capo del governo non si presenta più a riferire in Parlamento, si affida alla staffetta motorizzata), il presidente Berlusconi espone in maniera esplicita il contenuto e il senso del cosiddetto "decreto sicurezza": 1. I processi devono da ora in avanti essere celebrati secondo priorità LIFO (last in first out) non più FIFO (first in first out). Questo perchè sarebbero i reati più recenti quelli che destano particolare allarme sociale. Per quelli commessi tempo fa il procedimento viene sospeso per un anno, poi si vedrà. 2. Questa sospensione ha effetto anche sul processo che riguarda l'imputato Berlusconi dinanzi al tribunale di Milano (caso Mills). Per Berlusconi si tratterebbe di una sfortunata coincidenza, che non può in nessun modo ostacolare un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività. 3. Il giudice del tribunale di Milano viene ricusato perchè in passato ha dichiarato il proprio disaccordo nei confronti di atti legislativi proposti dal precedente governo Berlusconi. Ciò proverebbe la prevenzione e l'inimicizia del giudice nei confronti dell'imputato Berlusconi e giustificherebbe la sua immediata ricusazione. 4. Durante l'anno di moratoria, è indispensabile che anche in Italia sia introdotta una norma che tuteli le alte cariche dello Stato sospendendo i processi e la relativa prescrizione per la loro durata in carica. Questa norma impedirebbe di utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato. Che dire? Il conflitto fra Berlusconi e la magistratura italiana dura da più di dieci anni, suppergiù come la guerra del Vietnam, e con questo decreto sicurezza Berlusconi ha avviato l'offensiva del Tet, quella risolutiva. Eppure, da cittadino la cui sicurezza il decreto si propone di salvaguardare, osservo che per quanto mi riguarda il massimo allarme sociale deriva dalla circostanza che il presidente del consiglio dei ministri sia accusato di un reato particolarmente grave e odioso, quello di aver corrotto un testimone, e che questa accusa sia destinata a rimanergli addosso a causa di un decreto che impedisce al giudice di decidere in proposito. So peraltro che siamo in pochi a pensarla così e che la maggioranza dei miei concittadini non è per nulla turbata da un presidente scansasentenze, anzi dimostra di gradirlo. G. Pizzi Salvatore Iannazzo June 19, 2008 1:04 AM Io non entro nel merito delle questioni. Ma osservo un fatto incontrovertibile: da quando il Cavaliere è "sceso in campo", e cioè dalla metà degli anni '90, l'Italia non ha fatto che regredire. In tutti i campi: politica, industria, economia, giustizia, rapporti sociali, equità sociale, rapporti nord-sud, correttezza istituzionale, la scuola, l'università, i giovani, le ferrovie, la sanità, le carceri, l'Alitalia, le autostrade, il traffico; persino la televisione. E potrei continuare. Certo dimostrare una correlazione di causa-effetto tra il primo evento e i fatti riscontrati non è facile, e qualsiasi cosa si dica a questo riguardo potrebbe essere contestata. Ma la mia personale convinzione è che la correlazione ci sia. Dobbiamo (o, direi meglio, dovrete) aver pazienza: basta aspettare. Sempre che l'uomo, che ne è certamente capace, non combini qualcosa di irreparabile, dalle conseguenze più durevoli. Qui può solo aiutarci la speranza ed un'attenta vigilanza. I fatti di questi giorni sono certamente un campanello d'allarme. Toti Iannazzo Francesco Achille June 19, 2008 11:54 AM Non è esatto che tutto in Italia è regredito. Il patrimonio del "beneamato" è cresciuto a dismisura, con gioia e gaudio di tutti quelli che l'hanno votato che certamente parteciperanno agli utili. Francesco Achille Giuseppe Pizzi June 21, 2008 11:58 AM Lo diceva anche Montanelli che "Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino". E siccome per certi vaccini ce ne vuole di tempo prima che facciano effetto, giusto l'invito alla pazienza di Toti Iannazzo. Penso però che il recente decreto sicurezza sia ben più di un campanello d'allarme e che anzi, per come è formulato e motivato, metta sul tavolo questioni che riguardano la natura della democrazia e le prerogative delle istituzioni democratiche. Per Berlusconi la magistratura che pretende di processarlo con l'accusa di corruzione in atti giudiziari insieme all'avvocato inglese Mills "vuole sovvertire la democrazia". E in verità non si può negare che una eventuale condanna lo indebolirebbe fino al punto di vietargli l'azione di governo che è stato democraticamente chiamato ad espletare. E nemmeno si può ignorare che gli elettori, pur consapevoli di votare per un candidato che era imputato di un reato particolarmente grave e odioso come la corruzione di un testimone, lo hanno tuttavia eletto a stragrande maggioranza. Quindi, per Berlusconi e per i suoi sostenitori, non c'è processo che possa impedirgli di governare, come se di fatto il popolo avesse preso il posto del giudice e il voto valesse da sentenza. Le parole "Sono innocente, lo giuro sui miei figli" pronunciate ieri da Berlusconi non sono lo sfogo comprensibile di un cittadino ingiustamente accusato, sono un atto di orgogliosa autoassoluzione, dicono "il potere di cui sono investito mi consente di giudicarmi da solo, il mio giuramento vale da sentenza" così come l'autoincoronazione napoleonica voleva significare "non da altri, nè da Dio nè dal Papa, viene il potere dell'imperatore ma dall'imperatore stesso". La tesi contrapposta è invece che le elezioni e i processi si celebrano in ambiti distinti e indipendenti, che nelle cabine elettorali si esprimono le preferenze, mentre i giudizi sono emessi nelle aule dei tribunali, e che quindi il popolo è sì libero di eleggere un imputato, ma non ha facoltà di assolverlo. Allo stesso modo, pur se a conoscenza della sua cartella clinica, il popolo è sì libero di eleggere un candidato malato, ma non ha con questo il potere di guarirlo. Per la guarigione, non si può far a meno dei medici e degli ospedali. Per l'assoluzione, Berlusconi dovrà andare in tribunale. Finchè ricusa i giudici, rallenta i procedimenti, aspetta le prescrizioni, scansa le sentenze, patteggia e condona, ed ora, col decreto sicurezza, sospende i giudizi fino ad una probabile reintroduzione dell'immunità per le alte cariche dello Stato, potrà forse evitare il peso, personale e politico, di una condanna, ma non potrà nemmeno avvalersi del beneficio, personale e politico, di un'assoluzione. G. Pizzi EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |