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Non resta che la rottamazione
Giuseppe Pizzi 16-gen-2015 21.39
Ve la ricordate l'esclamazione del ragionier Fantozzi all'ennesima proiezione della Corazzata Potemkin? A me torna sempre in mente a proposito delle primarie. Al tempo delle euforie prodiane e renziane poteva sembrare un atteggiamento da scettico blu ma oggi constato con una punta di comprensibile compiacimento che le vicende liguri hanno raffreddato anche i sostenitori più entusiasti. Concedere a chiunque, al prezzo di due euro, di scegliere il "campione" di un partito politico è diventata una bestemmia non più soltanto per me. Le cronache riportano, con una venatura di razzismo, che ai gazebo si sono messi in fila frotte preordinate di cinesi, turchi, cingalesi, ecuadoriani e marocchini, improvvisamente e inopinatamente pensosi delle sorti del partito democratico. La sottolineatura etnica rischia però di mascherare il vero vizio congenito delle primarie aperte, che non è altro che la loro "apertura". Il senso delle primarie, se ne hanno uno, è quello di scegliere il più valido rappresentante del partito, uno che sia capace di guidarlo a vincere le elezioni ma poi anche di affermarne i valori ed eseguirne i programmi. E certamente non è con la partecipazione di votanti delle più diverse estrazioni e preferenze politiche che si identifica il più autentico interprete dell'anima di un partito. Può forse aiutare a vincere, ma se fosse questo l'unico obiettivo, perché non candidare Scajola? In Liguria chi lo batterebbe? Perciò, se è preoccupante la straordinaria affluenza di stranieri, che non passano inosservati per via della lingua, dei documenti e dei tratti somatici, un effetto ancor più inquinante lo ha sicuramente il voto improprio e difficile da quantificare di quegli italiani a pieno titolo che magari militano in M5S, in Forza Italia, nella Lega. Per inciso, l'apice del grottesco si tocca nelle parlamentarie, dove può capitare che i sanculotti di Grillo, le amazzoni di Berlusconi o i secessionisti di Salvini risultino determinanti nella selezione dei candidati alle politiche, gli stessi che poi l'elettore (lui sì del PD) ritrova confezionati in una bella lista bloccata, servizio in cabina, menù fisso, prendere o lasciare! Tempo fa D'Alema, con una battuta delle sue, ha osservato che con le primarie aperte è come se l'amministratore del suo condominio lo nominassero i proprietari del condominio di fronte. Le cose in verità stanno anche peggio, in fin dei conti fra due condomini normalmente non c'è competizione, per un paragone aderente al caso bisognerebbe immaginare che l'allenatore del Milan venisse scelto dai giocatori dell'Inter. A pensarci bene, è questo che vorrebbe il ventilato "partito della nazione", si abolisce il campionato e si tifa tutti per la nazionale. Intanto, si lavora a porre qualche paletto che condizioni l'accesso alle primarie a una generica vicinanza al PD o una vaga propensione a votare il PD. Fatica sprecata, non ci sarà mai modo di predeterminare l'espressione del voto, che rimane costituzionalmente libero e segreto. Un'alternativa praticabile sarebbe ammettere alle primarie del PD solo gli iscritti al PD ma il renziano di ferro Guarini si incarica giustamente di ricordare che non sarebbero più primarie. Non resta che la rottamazione. Giuseppe Pizzi
Giorgio Casera 17-gen-2015 21.33 Era circolata voce (sulla stampa) che in occasione delle primarie per il sindaco di Firenze, quelle che vinse Renzi, ci fosse stato l'aiutino di Verdini. Impossibile verificarlo, ovviamente. Si possono solo fare congetture, basate sulle vicende successive, ma congetture rimangono, come quelle che si potrebbero fare per i famosi 101 che hanno impallinato Prodi. Quello che invece mi sembra confermato, e non solo dalla vicenda Liguria, visto che ci sono altri precedenti (es. Napoli e forse altri), è che le primarie sono un'operazione vulnerabile, influenzabile da chi ha interesse a farlo, pensiamo alle correnti di partito, agli altri partiti oppure alla criminalità organizzata (che già "interviene" nelle elezioni e quindi potrebbe ritenere di intervenire anche nelle primarie). Le primarie (fortemente volute da Renzi, mi pare) nelle quali può votare chiunque si presenti ai seggi, si prestano a far eleggere candidati voluti da altri, più che dagli elettori del PD. Potremmo arrivare all'assurdo che anche le cariche di partito siano decise "dagli altri". Non basta il campanello d'allarme del drammatico calo dei votanti (che rende sempre più facile l'inquinamento)? Per ripensarle, intendo. Mah! Giorgio Casera Giuseppe Pizzi 20-gen-2015 18.53 Con Renzi segretario non ci saranno ripensamenti. Renzi sa troppo bene che senza primarie aperte, cioè senza il sostegno determinante della destra, non avrebbe in mano il PD e non sarebbe a capo del governo. Non immaginavo però che potesse aver raggiunto quella che per alcuni è un'intesa, per altri una collusione con Forza Italia già prima di diventar sindaco di Firenze. Pensavo che "galeotto" fosse stato il famoso incontro di Arcore e che le basi del patto del Nazareno risalissero ad allora, ciò che renderebbe anche più facile, considerando quanto Prodi fosse indigesto a Berlusconi, dare un'identità al grosso dei 101. Sempre sulle primarie aperte, il loro effetto perverso è testimoniato dalle dichiarazioni di Cofferati: per un mese e mezzo ho informato il partito dello scempio che si stava consumando in Liguria, dei rischi di inquinamento del voto, della partecipazione organizzata del centrodestra con l'Ncd e anche Forza Italia alle nostre consultazioni per votare e far votare la Paita, con la partecipazione di attiva di certi fascistoni mai pentiti, e la presenza perfino di personaggi in odor di mafia ai gazebo e ai seggi. si è fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all'inquinamento con voti comprati. Sta tutta qui la ragione delle mie dimissioni, la ferita politica che si è aperta nel Pd, e non solo in Liguria. Sono stati cancellati i valori stessi su cui è nato il Partito democratico. E io che ne sono stato uno dei 45 fondatori, e non c'era certo Renzi, me ne vado con dolore. Con la veemenza che gli è propria, gli dà man forte Landini: ragiono seguendo solo la logica, il buon senso, e ricordando che il Pd s'era dotato delle primarie, immaginando, sperando che potessero essere uno strumento capace di determinare novità e partecipazione. Bene: dobbiamo prendere invece atto che è uno strumento che allontana i giovani e porta alle dimissioni persone come Sergio, che quel partito ha addirittura contribuito a fondarlo. E perché accade tutto ciò? Accade perché anche nelle primarie del Pd prevalgono lobby e logiche di potere, perché pur di vincere è lecito portare a votare i fascisti, perché diventa secondario che siano state riscontrate irregolarità e alla fine ci tocca anche sentire la Serracchiani che dice: Non si rimane solo se si vince. Ma si vince cosa? Si vince come? E il rispetto delle regole? E l'onestà? Giusto per esemplificare, oggi veniamo a sapere che a Deiva Marina esponenti di centrodestra davano indicazioni esplicite di voto e che i garanti del PD non hanno annullato il voto degli immigrati in mancanza di prove perché «si compirebbe una discriminazione intollerabile». Accettati quindi i voti dei nigeriani «accompagnati da una donna» a Savona e dei dominicani «accompagnati da un interprete» a La Spezia. Annullato invece il seggio 8 di La Spezia: oltre alle foto scattate in cabina, un'interprete «spiegava cosa fare» agli stranieri e pagava i 2 euro. Insomma, il destino del PD in mano a gente che non sa una parola di italiano. A questo scandalo come reagisce Renzi? Come d'abitudine lo ignora, fa l'offeso e se la cava con un'immancabile metafora calcistica introdotta da uno dei suoi soliti "non è che": Non è che se uno perde va via col pallone. G. Pizzi EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |