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Salman Rushdie ed i fatti di Parigi

i versetti satanici

Nel 1989 il regime komeinista iraniano condanna lo scrittore di origine indiana Salman Rushdie perché il suo libro I versi satanici viene considerato blasfemo nei confronti di Maometto. Per conseguenza decreta contro lo scrittore una fatwa che lo condanna a morte. Rushdie è costretto ad emigrare nel Regno Unito, dove tuttora vive sotto protezione armata.

Nel 2015, una settimana fa, un manipolo di fondamentalisti musulmani mette a ferro ed a fuoco la città di Parigi, ed al grido Allah akbar uccide a colpi di kalashnikov più di 130 giovani che stanno divertendosi in vario modo nei locali della loro città. Mentre la polizia francese cerca di catturare i colpevoli della strage, innumerevoli voci di condanna dell'azione si levano in tutta Europa, e tutti i paesi della Comunità, temendo attacchi analoghi a loro danno, alzano i livelli di sorveglianza armata. Tra le tante voci di condanna, numerose sono quelle delle minoranze islamiche residenti nei vari paesi, che – anche per voce dei loro imam - bollano gli autori del massacro come rinnegati. Le espressioni sono pesanti: “Gli autori non sono veri credenti”; “L'attentato di Parigi è da condannare senza se e senza ma”; ”Allah li punirà”. E su questo tono centinaia di altre dichiarazioni in tutta Europa.

Confrontando i due eventi, non credo ci sia alcun dubbio, né per noi occidentali né per le popolazioni islamiche, su quale sia il più gravemente offensivo, non solo per gli uomini ma anche per Allah. Nel primo caso non ci sono né morti né feriti, e la condanna a morte è semplicemente dovuta ad uno scritto, anche se fortemente blasfemo nei confronti di Allah. Nel secondo ci sono più di 130 morti e circa 300 feriti, di cui almeno un centinaio andranno purtroppo ad aggiungersi alla prima categoria. Ed a parole gli Imam che risiedono nei paesi della comunità europea condannano gli autori con parole che non lasciano dubbi, così come non ne lasciavano, presumibilmente, quelle dirette contro Rushdie. E tuttavia nessuna fatwa è stata emessa, da parte delle autorità islamiche, nei confronti degli autori della strage di Parigi e di coloro che li fiancheggiano. Se qualcuno degli stragisti riuscirà a sfuggire alla caccia delle varie polizie, non avrà nulla da temere dai suoi correligionari. Aggiungo che le manifestazioni di condanna messe in atto dagli islamisti per i fatti di Parigi, si sono finora messe in atto soltanto nei paesi della Comunità Europea. Nulla , che sia stato riportato, è avvenuto nei paesi di religione islamica. Al contrario, ci sono indizi di collateralismo, come ad esempio per i fischi dei turchi durante il minuto di silenzio commemorativo all'inizio di una partita di calcio.

Io credo che se i popoli di religione islamica, l'Iran in testa, vogliono conquistarsi una credibilità, hanno una sola strada: condannare senza remore, per bocca dei loro esponenti di più alto livello nei rispettivi paesi, i fatti di Parigi ed i colpevoli della strage. Non basta, insomma, che lo facciano gli islamici residenti in Europa.

Mi piacerebbe ascoltare, su queste considerazioni, il parere di un islamista.

Toti Iannazzo


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