Il 30 maggio 1924, cent'anni fa, Giacomo Matteotti pronuncia va alla Camera quell' atto di accusa nei confronti dei metodi con cui il movimento fascista e Mussolini avevano ottenuto la maggioranza alle ultime elezioni e quella denuncia della pericolosità del fascismo stesso per la sopravvivenza della democrazia liberale. Matteotti profeticamente ammetteva di aver così firmato la propria condanna a morte.
Ieri, cento anni dopo, sono stati approvati gli articoli sulla separazione delle cariche dei magistrati, facenti parte della Riforma costituzionale della Giustizia. Le opinioni in merito sono molte ed anche opposte. Ma, considerando "l'aria che tira" dalle ultime elezioni ad oggi, ritengo che ieri si sia cominciata a scrivere la condanna a morte della separazione e dell'autonomia del Potere giudiziario. Seconda leva, insieme al Premierato (che ne costituisce la prima e più "rivoluzionaria"), dello scardinamento della nostra democrazia parlamentare rappresentativa in direzione di un regime autoritario. Ma questa è la semplice opinione forse di un "nostalgico": comunque, di chi continua a guardare "in direzione ostinata e contraria"!
Umberto Puccio
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30 maggio 2024