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Trump sicuro vincitore
e la responsabilità è di Biden
Franco Isman


Le previsioni, anche e soprattutto in America, non lasciano dubbi.
I processi in corso invece di minare la credibilità politica di Trump hanno moltiplicato la sua popolarità e addirittura l'ammirazione, l'adorazione, del suo macho modo di agire.
Molti esponenti repubblicani, tratti in inganno da deep fake sono tuttora convinti che le passate elezioni presidenziali siano state un broglio e che in realtà Trump avesse vinto.

Intanto il figlio di Biden Hunter, notoriamente tossicodipendente, che in passato ha sfruttato la sua posizione per ottenere consulenze e incarichi, è stato condannato per possesso abusivo di una pistola ed ha altri procedimenti giudiziari nel prossimo futuro.

Ma i Democratici non avevano nessun altro da presentare come candidato?
Personalità importanti ci sono, come ad esempio la Vice presidente Kamala Harris, però invisa a gran parte della popolazione, o alcune figure di spicco dell'ala progressista del Partito come Bernie Sanders o Cory Booker, o numerose altre, forse troppe. E Biden rappresenta l'ago della bilancia.
Ma soprattutto la prassi impone che un Presidente che voglia ripresentarsi candidato abbia diritto di farlo, le elezioni primarie sono una pura formalità e nessuno ha osato infrangere questa consolidata tradizione, e se lo avesse fatto sarebbe stato bocciato.

E allora?
Allora è davvero quasi incomprensibile perché un Biden ottantunenne, barcollante, che deve far sempre finta di camminare dritto ma con il timore di cadere, come è già successo, si sia ostinato a voler correre per un secondo mandato quando avrebbe potuto ritirarsi restando nella storia degli States come un buon Presidente. Infatti, specie nei primi due anni, quando aveva il controllo dei due rami del Parlamento, aveva sfornato una serie di importanti provvedimenti su infrastrutture, re-industrializzazione e ambiente, e bene aveva gestito l'emergenza Covid.

Ma Biden ha deciso di ricandidarsi, quando la situazione era meno compromessa di oggi, e così facendo lascia gli Stati Uniti d'America nelle mani di un populista antidemocratico che rischia di portare il mondo nel baratro di una guerra nucleare.

Franco Isman


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  13 giugno 2024