La guerra è il peggiore di tutti i mali.
16-20 milioni di morti di cui circa la metà civili (inclusi i morti per fame, malattie e genocidi come il genocidio armeno) nella Prima guerra mondiale.
70-85 milioni di morti di cui 50-55 milioni di civili (inclusi i morti nei campi di sterminio e quelli dell'ecatombe atomica) nella Seconda guerra mondiale.
E come conseguenza dello sconvolgimento dei confini i profughi, sradicati dalle terre dove erano nati diventate ostili e costretti ad abbandonare le case, i campi, addirittura i propri morti, e fra questi profughi gli istriani, i fiumani e i dalmati.
È giusto ricordare e allora dopo il Giorno della Memoria quello del ricordo: La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Cerchiamo di farne un ricordo condiviso.
Questa è la nostalgica e commovente canzone 1947 di Sergio Endrigo, profugo da Pola, testo e canzone interpretata dal Coro degli Erranti di Padova (Il primo a sinistra è Tullio Canevari sindaco del Libero Comune di Pola in esilio e rimpianto amico.
Da quella volta non l'ho rivista più, cosa sarà della mia città.
Ho visto il mondo e mi domando se sarei lo stesso se fossi ancora là.
Non so perché stasera penso a te, strada fiorita della gioventù.
Come vorrei essere un albero, che sa dove nasce e dove morirà.
È troppo tardi per ritornare ormai, nessuno più mi riconoscerà.
La sera è un sogno che non si avvera mai, essere un altro e, invece, sono io.
Da quella volta non ti ho trovato più, strada fiorita della gioventù.
Come vorrei essere un albero, che sa dove nasce e dove morirà.
Come vorrei essere un albero, che sa dove nasce e dove morirà!
per vedere il video cliccare sull'immagine
Franco Isman
Per un inquadramento storico vedasi Il Giorno del ricordo
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10 febraio 2025