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Esodo - pentateuco #2
Umberto De Pace



Parte di un progetto internazionale ideato, creato e messo in scena dalla Confraternita del Chianti marchio artistico fondato da Chiara Boscaro e Marco Di Stefano – il “Pentateuco” a partire dal 2014 nell'arco di tre anni, ha dato vita a cinque monologhi in altrettanti paesi europei: Romania, Croazia, Svezia, Spagna e Regno Unito. Prendendo spunto dai cinque libri dell'Antico Testamento (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) gli autori propongono le loro narrazioni, con sullo sfondo un verso dei rispettivi testi biblici, intrecciandole con cinque storie di migrazioni, attraverso cornici storiche nelle quali si dipanano piccole grandi storie personali e familiari, tra passato e presente, realtà e finzione, sogno e realtà.

Onora tuo padre e tua madre,
perché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che il Signore, tuo Dio, ti dà.
[Esodo 20, 12]

Tra queste “Esodo – pentateuco #2” realizzato con il Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc di Rijeka-Fiume – è stato rappresentato il 1° febbraio in Sala San Carlo a Mariano Comense e l'8 febbraio al Teatro Cenacolo Francescano di Lecco. L'”Esodo”, che porta la firma di Diego Runco, Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, interpretato da Diego Runco, ha come protagonista Rudi che sebbene non sia mai emigrato, pur avendolo desiderato, ne ha visti tanti intorno a lui partire sul “Toscana”, il piroscafo che portava gli esuli istriani in Italia nel secondo dopoguerra a seguito del passaggio di quella terra, insieme a Fiume e alla Dalmazia, sotto il nuovo regime comunista jugoslavo, dopo essere state soggette al regime fascista, all'occupazione nazista, e ancor prima aver fatto parte dell'impero austro-ungarico. Rudi è un istriano di Pola che, oramai anziano, il 25 giugno del 1991 decide di raccontare la sua storia a un bambino di dieci anni, più o meno quanti ne aveva lui durante la seconda guerra mondiale. Il 25 giugno 1991 è il giorno dell'indipendenza della Croazia, siamo agli inizi della dissoluzione della federazione jugoslava che si porterà dietro, per un lungo decennio, immani tragedie con la guerra civile e i conflitti secessionisti. La narrazione si intreccia con un'altra data che fa da sfondo al racconto di Rudi, della sua famiglia, dei suoi amici e conoscenti, ed è il 18 agosto 1946, giorno della strage sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, causata dall'esplosione di materiale bellico che causò la morte di almeno 100 persone, di cui solo 64 furono identificate. Non si conosceranno mai i nomi dei responsabili della strage che segnò profondamente la coscienza della comunità italiana in quelle terre di confine e segnò simbolicamente l'inizio del grande Esodo. Diego Runco è istriano e nella sua storia personale, così come nel suo racconto, si intrecciano storie di vita diverse in un miscuglio di nazionalità, popoli, lingue, formazioni ideali, politiche e religiose che segnano nel profondo i percorsi personali e collettivi delle comunità presenti su quei territori, alle quali la retorica nazionalista vorrebbe imporre separazioni nette e incontrovertibili che nella realtà dei fatti non trovano riscontro.
E' uno spettacolo intenso, coinvolgente, dolce, struggente, emozionante, con spunti di ironia e un peregrinare nei più reconditi anfratti dell'animo umano. Diego Runco recita in quattro lingue, assumendo identità, umori, passioni, gioie e dolori diversi, trascinando con sé lo spettatore nella grande Storia e nelle piccole storie, ma soprattutto dando vita e sentimento alla complessità delle vicende di cui tratta. Come giustamente riassume Gianfranco Miska su “La Voce del Popolo”, quotidiano di Fiume, lo spettacolo racconta con: “…voce chiara, ritmo calzante e senza artifici una pagina dolorosa e complessa della storia recente, quella dell'Esodo istriano, sottraendo le vicende della città di Pola alla retorica delle narrazioni contrapposte per restituirle, attraverso la lingua del teatro, a una dimensione umana.” Nulla da aggiungere se non che gli svariati premi ricevuti dallo spettacolo sono ampiamente meritati e che vale la pena di andarlo a vedere … alla prossima occasione … che mi auguro possa essere qui da noi a Monza.

“…Per aver saputo restituire alla memoria un momento doloroso e controverso della Storia italiana e non solo, l'esodo degli istriani da Pola, sottraendolo a semplificazioni retoriche dettate da visioni opposte, attraverso una narrazione plurilingue incisiva e articolata, originata da una sapiente scrittura scenica con continui rimandi tra passato remoto e recente, che ha coinvolto ed emozionato tutto il pubblico, oltre a farlo sorridere.”

(dalla motivazione per il premio del Teglio Teatro Festival Valtellina)

Umberto De Pace


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  26 gennaio 2025