A "La torre di Babele" (RAI 3 - 7 aprile) Corrado Augias ha dialogato con lo scrittore e romanziere spagnolo Javier Cercas, prendendo lo spunto dal suo ultimo libro "Il folle di Dio", diario "romanzato" del viaggio di Papa Francesco, accompagnato dallo stesso Cercas, in Mongolia.
Con un'ironica e benevola provocazione, Augias ha detto che Cercas "è innamorato di Papa Francesco". Lo scrittore non lo ha negato, anzi lo ha rivendicato come cifra del rapporto fecondo tra "ragione" e "sentimento", presente sia in sé stesso, sia in Papa Bergoglio.
Dalle risposte di Javier Cercas alle domande, sempre "piccanti" e da "avvocato del diavolo", di Corrado Augias vien fuori un ritratto molto approfondito della "radicalità" della figura di Papa Francesco e della sua importanza non solo per la storia della Chiesa e della religione Cristiano-cattolica, ma anche per tutto il mondo, la sua storia e la sua attuale condizione.
Bergoglio torna all'aspetto originario del Cristianesimo, identificandolo nella figura di Gesù di Nazaret come risulta dalla sua predicazione e dalle parabole dei Vangeli. Non lo mette in contrapposizione con la successiva costruzione teologico-dottrinale e "dogmatica" del Cattolicesimo romano, ma lo indica come una necessaria "rinfrescatura", come un inevitabile "rinvigorimento" e "ringiovanimento" di una fede religiosa e di una Chiesa Cattolica, diventate vecchie, accomodanti, abitudinarie, passive e "mute" di fronte alle nuove, gravi e pressanti domande poste dai radicali, rapidi e sconvolgenti cambiamenti della società e della storia contemporanee.
Per cercare di rispondere efficacemente a questi cambiamenti radicali, Bergoglio (secondo Javier Cercas) si richiama (e ci richiama) alla "radicalità" e "rivoluzionarietà" del messaggio di Gesù rispetto alla morale, l'etica, la religione ufficiale e la politica della società romana del tempo. Gesù capovolge i valori di quella società: ai canoni di razionalità dell'epoca Gesù appare (ed é) un "folle" (quindi del tutto "innocente", secondo Ponzio Pilato).
Il titolo del libro di Cercas richiama questa "follia" di Gesù, ma anche, in quanto "reportage" (e molto di più) di un viaggio di Papa Francesco, un'analoga "follia" di Bergoglio.
Alcuni aspetti del Gesù bergogliano vanno sottolineati:
1) la sua "umanità", di uomo uguale e contemporaneamente, diverso da tutti gli altri uomini, alla pari con tutti, sofferente e "peccatore" come tutti; non giudicante, condannante e "respingente", bensì "compassionevole" e accogliente;
2) la sua "attenzione" agli ultimi, ai sofferenti, ai malati, ai poveri, ai "disadattati" e ai "diversi";
3) la "mobilità" e "universalità" della sua predicazione.
Emergono le due componenti della figura di Bergoglio: la sua formazione gesuitica, nella tradizione della predicazione dei Gesuiti in tutte le parti del mondo e del loro atteggiamento di "acculturazione", cioè di dialogo e di riconoscimento (ed anche di assimilazione di apporti) delle culture e religioni "indigene"; ed anche nella sua "prudenza", in costante, fragile e dialettico equilibrio con la sua "radicalità"; il suo "francescanesimo", dichiarato nella scelta del nome del suo pontificato e praticato nelle sue posizioni pauperistiche, di "apertura" e di "rispetto" verso tutte le "creature" del mondo, anche quelle "inanimate", di cui l'uomo deve essere fratello e non "padrone" (San Francesco, ecologista "ante litteram"?).
Francesco è un nome di rottura, di svolta rispetto alla concezione tradizionale del Papato come potere assoluto, centralizzato e discendente. Non a caso Bergoglio, nella bimillenaria storia della Chiesa, è il primo Papa a chiamarsi Francesco (tra l'altro, nome di origine germanico-medioevale, esterno al lessico biblico e giudaico-cristiano dell'età antica).
In collegamento con questi aspetti (e come loro completamento), Javier Cercas mette in evidenza la "rivoluzionarietà" dell'azione di Bergoglio per quanto concerne: la struttura della Chiesa Cattolica, della Curia romana e dello stesso Pontificato; la logica del suo funzionamento; infine, il suo rapporto con i "fedeli credenti" (ed anche con gli "agnostici non credenti", o "credenti" in altre fedi religiose).
Già nel modo in cui Papa Francesco si è presentato non solo nei confronti dei cardinali che lo hanno designato al soglio pontificio, ma anche come Vescovo di Roma, diverso ma al pari di tutti gli altri vescovi; ed anche nel modo di concepire la stessa "pastoralità" dei vescovi (e del Vescovo-Papa) nei confronti del "gregge" dei fedeli, come semplice guida, non "superiore", bensì al pari di tutti gli altri, ma che con l'esempio concreto del suo pensiero e della sua pratica effettiva di vita indica la direzione di marcia del gregge e si preoccupa di cercare le eventuali "pecorelle smarrite".
Già in questo modo si preannunciava una radicale rivoluzione: da una struttura verticale, centralizzata, discendente, autoritaria, condannante ed escludente, essenzialmente "di potere"; ad una struttura orizzontale, diffusa, ascendente, egualitaria, "comprendente" ed accogliente, essenzialmente di rispetto e collaborazione, non di dominio.
Javier Cercas attribuisce molta importanza alla cosiddetta "sinodolità", al ricorrere frequente da parte di Papa Francesco ai Sinodi; e al fatto che, in base alle osservazioni e ai dubbi espressi dai componenti dell'ultimo Sinodo (cioè dal basso, dalla base della struttura ecclesiale) sia stata "messa in mora" la precedente deliberazione, in vista di una nuova formulazione.
Corrado Augias faceva notare alcuni "passi indietro" di Bergoglio, in particolare sulla omosessualità e sul sacerdozio femminile. Cercas ha risposto che Bergoglio applica la "prudentia" gesuitica (che è anche la prudenza politica realistica del "rivoluzionario"): sa che non può scontrarsi frontalmente con una realtà e una cultura consolidate e predominanti; sa anche che questa "rivoluzione" può avere successo e compiersi unicamente dal basso, dalla base, dal cambiamento della mentalità e dalla pratica quotidiana dei fedeli.
Come mia personale considerazione (e convinzione), penso che questa "rivoluzione" religiosa comporterebbe (e comporterà, se si avvererà) un'analoga rivoluzione democratica della nostra società e della nostra politica, che stanno precipitando invece verso il baratro dell'autoritarismo, del dominio e dello sfruttamento da parte di pochissimi nei confronti dei moltissimi. L' umanesimo "cristiano" di Bergoglio è tutt' uno con l'umanesimo "laico" che sembra abbiamo ultimamente messo da parte: malgrado la denuncia, di ben due secoli fa, del Leopardi de "La ginestra, o fiore del deserto". Questo nuovo umanesimo è la nostra "ginestra" nel deserto della attuale società e dei tanti "sterminator Vesevo" che minacciano di distruggerla.
Umberto Puccio
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9 aprile 2025