Alla 7.35 di stamattina, "lunedì dell' Angelo", si è spento il padre di tutti: credenti di tutte le religioni e non credenti di tutto il mondo: siamo tutti orfani e tutti responsabili di seguire il suo esempio e di non disperdere il tesoro del suo umanesimo, "cristiano" e "laico" contemporanemente.
Si è spento un uomo che ha voluto essere e agire come uomo tra gli uomini, con i limiti, gli errori, le fragilità, le debolezze, le sofferenze di tutti noi; e che si è speso sino all'ultimo respiro per gli ultimi degli ultimi, i più lontani dei lontani, i più "periferici" dei periferici, i più poveri tra i poveri, i deboli, gli esclusi e "reclusi", i disprezzati e discriminati, con atti concreti di vicinanza e di amore e con tutto il suo corpo come esempio vivente di comprensione, di fratellanza e di PACE.
In un epoca di guerre, l'unica personalità al mondo a cui è stata riconosciuta (anche da parte di chi lo osteggiava) un'autorità morale e spirituale "super partes", unico faro di fiducia, di orientamento e di salvezza in un mondo in tempesta, sfiduciato, disorientato e disperato, è stata quella di Jorge Mario Bergoglio, del primo Pontefice che ha "osato" chiamrsi Francesco.
Rimane un grosso impegno per tutti noi: far sì che questa enorme autorità morale e spirituale non venga ridotta e limitata a FATTO e DIMENSIONE unicamente RELIGIOSA, ma si trasformi invece in ispirazione e sostanza di un'AZIONE POLITICA concreta. Sarebbe questo il maggior "miracolo" di Papa Francesco, l'attuazione della sua rivoluzione "laica".
Il "folle di Dio" ci impegna a diventare, noi tutti, qui ed ora, prima che sia troppo tardi per noi e per il Pianeta e la Natura tutta, i "folli dell' Uomo".
Insieme e tutt' uno con la rivoluzione "laica", Papa Francesco ha dato il via ad una radicale rivoluzione sia del Cristianesimo, sia della struttura della Chiesa cattolico romana. Ha richiamato la fede cristiana alla originaria radicalità del Gesù predicatore, delle parobole evangeliche del "figliol prodigo" e del "Discorso della montagna" (o "Delle beatiudini").
Nel 2017, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell'affissione delle 95 tesi di Martin Lutero che dettero il via alla Riforma protestante, Papa Francesco ha ricordato il richiamo luterano alla radicalità e originarietà dei Vangeli, ma si è posto in una prospettiva di conciliazione, di superamento del "nazionalismo" luterano. L'"ecumenismo" bergogliano è "alla pari", rispettoso e fraterno: e non "competitivo" a fini di proselitismo (come quello di Papa Woityla).
Ma la rivoluzione più importante è quella della struttura della Chiesa cattolica romana, della Curia e del rapporto tra clero e fedeli.
Papa Francesco ha cercato di mettere definitivamente fine, dopo più di millesettecento anni, al Cristianesimo costantiniano, al "collateralismo" tra "trono" ed "altare", tra potere politico e potere religioso. Per Papa Francesco la Chiesa non è solo "dei poveri", ma è anche e soprattutto NEGAZIONE DEL POTERE. Da una struttura verticale, piramidale, dall'alto al basso, accentrata, giudicante, condannante e impositiva Bergoglio ha cercato di trasformare la Chiesa in una struttura ORIZZONTALE, dal basso all'alto, pluricentrica e assembleare, comprensiva, accogliente e dialogante: cioè, in un unico termine, DEMOCRATICA.
Fin dall'inizio, dal suo primo discorso, presentandosi come "Vescovo di Roma", Papa Francesco ha annunciato di voler ricostruire quella che era la struttura EPISCOPALE del primo Cristianesimo. Ultimamente ha dato impulso ai Sinodi e alla loro interazione e dialogo "attivo" sia con le encicliche e direttive papali, sia con le istanze della "base" dei fedeli. Bergoglio si è presentato come superatore del "clericalesimo", in quanto separatezza tra clero e fedeli: in questo senso, lo si può considerare "anticlericale". La sua "pastoralità" (e quella che indica ad un clero rinnovato) è quella di un uomo come gli altri a cui Dio ha affidato il compito e l'onere di guidare il "gregge dei fedeli" con l'esempio concreto della sua vita e delle sue opere. La cosa più importante, che spiega anche il cordoglio "non di circostanza", ma sentito e sincero per la sua morte da parte di tutti quelli che, in ogni anche più remota parte del mondo, hanno avuto la possibilità di incontrarlo, è che di quel "gregge" siamo chiamati a far parte tutti noi, in quanto facenti parte dell'umanità intera SENZA ALCUNA DISTINZIONE.
Sino all' ultimo, sino all'ultimo e residuo lumicino delle sue forze e possibilità fisiche (e forse VOLONTARIAMENTE anche oltre!) ha voluto ESSERCI, testimoniare e affermare la sua libertà di uomo tra gli uomini, il suo messaggio di Pasqua, la sua morte come speranza di resurrezione. Resurrezione del mondo e dell'umanità dall'abisso della guerra e della morte (spirituale e materiale, "prima" e "secunda" morte). Fino all'ultimo, Papa Francesco ci ha sorpreso, spiazzato con la sua, spero contagiosa, "follia". Ho faticato nello scrivere queste parole: come se fossero inadeguate, retoriche. Forse era meglio il silenzio. Ma sono venute dal profondo del mio cuore, dal grande dolore per la perdita di una persona che ha significato molto per me, che ho sentita molto vicina al mio pensare e che ho molto amato.
Umberto Puccio
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21 aprile 2025