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Michail Gorbaciov
In occasione della sua morte il 30 agosto 2022
Andrea Frova



La morte del grande Gorbaciov, mi spinge a ricordarlo con una mia memoria. Nel 1987 Michail Gorbaciov organizzò un forum internazionale "per un mondo libero dalle armi nucleari, per la sopravvivenza dell'umanità". Furono invitati circa mille scienziati, pensatori, scrittori, artisti e musicisti da tutte le parti del mondo. Io fui uno di quelli.
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Vorrei cominciare dal momento culminante della nostra avventura moscovita, quando tutti e mille fummo ricevuti da Gorbaciov nella sala grande del Kremlino, dopo aver dibattuto in sedi separate, secondo le diverse angolazioni, il tema della pace nel mondo. Riprenderò testualmente, aggiungendovi qualche nota d'obbligo, le frasi che allora udii pronunciare. Da parte di Gorbaciov venne una lucida e appassionata dichiarazione di intenzioni politiche: il solco della perestroika. C'era allora chi si rifiutava di credere alla sua possibile realtà, ma chi avrebbe immaginato una così fulminea partenza e un'altrettanto rapida evoluzione verso gli esiti rovinosi a cui abbiamo poi assistito?
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Michail Gorbaciov parla con voce ferma e persuasiva, e si permette persino qualche spunto umoristico, fatto nuovo per un leader sovietico. Il modo garbato con cui il Segretario Generale del Partito sottolinea l'evasività americana di fronte ai problemi reali della Terra, indica che egli ha intenzione di far virare la storia. Denuncia perentoriamente, ed è la prima volta che lo sento da un uomo pubblico, la totale assurdità dell'escalation militare, della politica della deterrenza, del vertiginoso accumulo delle testate nucleari.
Sul fronte interno, Gorbaciov è candido: occorre demolire la rete di privilegi che si è capillarmente formata in decenni di burocrazia (e che in un modo o nell'altro tocca l'intera popolazione) e tutti i pregiudizi che vestono la falsa immagine del nemico occidentale. E dunque sa che ad attenderlo c'è perlomeno l'impopolarità, se non punizioni più severe.
Gli accenti di sincerità nelle parole di Gorbaciov appaiono evidenti. Egli si impegna in chiave totalmente nuova. Attacca i signori della guerra, da qualsiasi parte stiano: la militarizzazione della mente e del nostro vivere - dice - indebolisce le inibizioni morali nei confronti del suicidio nucleare. Questo concetto non è più soltanto dei filosofi, degli studiosi, dei teologi, esso deve guidare anche l'azione dei politici. Guardo Amaldi, l'occhio aquilino gli brilla di soddisfazione. Occorre trovare una via - prosegue Gorbaciov - per rompere la logica perversa che porta alle guerre. Perché, se la mentalità politica non verrà rimodellata sulle esigenze del nostro tempo, la civilizzazione e la vita stessa sul nostro pianeta potranno estinguersi.
Gorbaciov aggiunge: è alla pace e al miglioramento del nostro Paese che intendiamo rivolgere le nostre energie intellettuali, ma faremo ciò secondo la nostra scala di valori sociali, nel rispetto dei principi socialisti e della tradizione di vita sovietica. È una concessione, questa, ai duri del Kremlino, ai parassiti della vita pubblica sovietica, ma anche alle masse troppo imbevute di propaganda antioccidentale. Si avverte, nelle parole di Gorbaciov, la costante preoccupazione di fugare le apprensioni avanzando per piccoli passi.
Superare gli stereotipi e i dogmi ereditati dal passato, questo è il punto - dice il Segretario Generale. Ci siamo esaminati a fondo, abbiamo criticato noi stessi e gli altri: la conclusione è che occorrono metodi e approcci nuovi. Si deve giungere a un sistema di sicurezza internazionale che non si basi sul principio che la sicurezza dell'uno si realizza minacciando gli altri. Noi ci proponiamo di giungere all'abolizione delle armi nucleari per l'anno 2000. Il nostro nuovo pensiero si è concretamente manifestato nella sospensione unilaterale dei test nucleari e nell'iniziativa del vertice di Reykjavik.
Mi sovvengo delle parole udite da amici fisici - Yurij Ossipyan, Vladislav Timofeev, Zhorès Alferov - e altri intellettuali, gente che rappresenta il più forte punto di appoggio delle scelte gorbacioviane: ogni mattina ci chiediamo se non stiamo vivendo un sogno impossibile. Provo una profonda solidarietà verso queste persone ricche di intelligenza e di umanità, che ho visto per anni vivere di pazienza, e che cercano di dare corpo alle loro illusioni. Ma guardandoli avverto una stretta: come possono già credere di potersi svelare così liberamente? Che è accaduto della rete capillare di spionaggio che solo pochi anni fa li faceva ammutolire di fronte alle nostre domande? E se Gorbaciov dovesse fallire?
Gorbaciov ritorna su Reykjavik. Il principio dell'equilibrio basato sui deterrenti implica un atteggiamento di mutua intimidazione, e conseguenti azioni psicologiche, che hanno l'effetto di aumentare il rischio di conflitti militari, eventualmente localizzati. Questi sono già un grave pericolo per la pace. È giunto il momento di chiedersi: è la guerra un fattore intrinseco dell'umana natura? Noi crediamo che oggi tale idea sia inaccettabile, anche se la sua eradicazione può rivelarsi l'obiettivo più ambizioso della storia. (Nota di oggi: le aggressioni americane contro l'Iraq e altri paesi del petrolio sono venute presto a dargli ragione). È qui che ho avuto la sensazione piena dell'evento storico: un potente della Terra si impegna unilateralmente, e invoca l'adesione di tutti. Non a nome di circostanze contingenti, ma di un principio che trascende le barriere nazionali e vuole segnare l'anno zero di una nuova storia dell'umanità.
Il discorso di Gorbaciov si conclude su due concetti. Il primo, una drammatica constatazione: la nostra è una generazione che si è abituata all'idea delle armi nucleari. Il secondo, un'ennesima affermazione di impegno: dobbiamo vincere il morbo nucleare ed entrare in un periodo della storia dove i rapporti tra le nazioni siano umanizzati. Ma si sta facendo tardi, e potremmo perire anzitempo. Lasciamo dunque questa sala con l'impegno di far arrivare le idee del nostro Forum in ogni angolo della Terra.
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Andrea Frova



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  1 settembre 2022 - 1 settembre 2025