E' una questione chiara e semplice quella che vede coinvolta l'europarlamentare Ilaria Salis e che sarà sottoposta al voto dell'assemblea plenaria il 7 ottobre: revocare, su richiesta delle autorità ungheresi, la sua immunità parlamentare per la presunta aggressione ad alcuni militanti neonazisti che sarebbe avvenuta in Ungheria nel febbraio del 2023.
Il voto si dovrà esprimere non sulle presunte accuse o sulla presunta innocenza della Salis, compito questo della magistratura, ma sul livello di indipendenza ed equità che la giustizia in Ungheria è in grado di garantire.
Su questo si è espressa la Commissione Affari giuridici (JURI) del Parlamento europeo il 23 settembre quando a strettissima maggioranza ha respinto la richiesta di revoca della sua immunità. Su questo si era espressa la Corte d'appello di Milano negando a suo tempo l'estradizione del coimputato di Ilaria Salis, Gabriele Marchesi, arrestato in Italia su mandato europeo della magistratura magiara. Nelle motivazioni della decisione della Corte, i giudici fecero riferimento al "rischio reale di un trattamento inumano e degradante", quel tipo di trattamento che subì Ilaria Salis per più di un anno di detenzione nelle carceri ungheresi. Su ciò si esprime il sito della Farnesina infomercatiesteri
avvisando che: "Dal 2018 l'Ungheria è sottoposta alla procedura ex articolo 7(1) TUE, per rischio di grave violazione dei valori fondamentali dell'UE. Restano critiche l'indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri. Il governo ungherese respinge le accuse, sostenendo che le riforme giudiziarie rispettano il principio della sovranità nazionale e rispecchiano esigenze storiche e culturali locali." Per chi nutrisse ancora qualche dubbio, le ripetute dichiarazioni di condanna nei confronti di Ilaria Salis "emesse" dai rappresentanti politici ungheresi, non ultimo dallo stesso primo ministro Viktor Orbàn, dovrebbero chiarire lo stato della democrazia vigente in quel paese.
Il caso Salis è una questione di giustizia sotto due aspetti: il primo riguarda la magistratura ungherese che non si può ritenere affidabile in quanto non sufficientemente indipendente dal potere politico; il secondo aspetto riguarda le accuse a lei rivolte e per le quali è giustamente favorevole ad essere sottoposta a processo, ma qui in Italia.
Ognuno quindi si assuma le sue responsabilità e non ricerchi motivazioni pretestuose o circoscriva la democrazia al solo diritto di voto per giustificare un regime autoritario come quello Ungherese; non rimandi a ipotetici futuri accertamenti di giusto processo, sapendo che giusto non potrà mai essere; non si intesti patenti garantiste quando la storia ci insegna che le stesse sono state usate spesso e volentieri per i propri interessi e vertici di partito, anche spudoratamente contro ogni evidenza dei fatti, come sappiamo hanno fatto gli affiliati a Forza Italia dalla loro nascita e che oggi, attraverso suoi autorevoli esponenti, tra i quali Letizia Moratti e lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani, ci dicono che voteranno o daranno indicazioni di voto a favore della revoca dell'immunità a Ilaria Salis. Forse "l'inquilino della Farnesina" è bene che legga attentamente quanto scritto sul sito del suo ministero a riguardo dell'Ungheria dove è presente il rischio di grave violazione dei valori fondamentali dell'UE e restano critiche l'indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri. Legga e rifletta prima di dare indicazioni di voto per una giustizia che sa che non potrà mai essere tale.
Umberto De Pace
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30 settembre 2025