prima pagina pagina precedente



Iran
Umberto Puccio



In Iran stanno succedendo fatti da analizzare con attenzione e al di fuori di schemi ideologici di parte, con uno sguardo per quanto possibile "laico" e storico scientifico. Nei limiti di quel che ci è dato sapere, dato l'"oscuramento" della rete internet nazionale, le notizie e i video della rete Starlink di Elon Musk.

Negli ultimi giorni si è verificata una vasta e massiccia "protesta" (o "rivolta", o "rivoluzione", secondo alcuni commentatori) popolare, che ha coinvolto tutto il territorio (urbano e rurale), il ceto medio-basso, le donne e soprattutto, ma non solo, i giovani, con una dura, spietata, feroce e disumana repressione da parte del regime con migliaia di morti (12.000, secondo dati "esterni"; 2.000, secondo lo stesso regime), "giustiziati" anche con colpi alla nuca da dietro.

Varie sono le cause ipotizzabili: la lotta interna al regime e l'ampiarsi dell'"impero" anche economico finanziario, oltre che militare-repressivo, dei Pasdaran; la crisi economico-finanziaria di un'inflazione galoppante, dovuta all'isolamento e alle sanzioni internazionale che hanno immiserito il Paese e portato a livello di guardia il livello di vita della maggior parte della popolazione, sia urbana, sia rurale; l' insofferenza, non più neutralizzabile con il senso e l'orgoglio patriottico, pur molto forti in Iran; la ormai pluriannuale "rivolta del velo" delle donne iraniane, che ha via via "contagiato" anche gli uomini, soprattutto i più giovani.

Ma bisogna aver e ben presente di cosa stiamo parlando quando ci riferiamo a quella "polveriera", ma anche scrigno di ricchezze naturali e umane, di cultura e di storia che va sotto il nome di Iran. Alcuni dati: la sua posizione geografica al confine col medio oriente arabo-mediterraneo e turco; la sua superfice è di 1.648.195 Km/quadrati; i suoi abitanti sono 92.578.342 (quasi un terzo della popolazione USA); la sua capitale, Teheran, conta 9.729.740 residenti.

La sua è una storia millenaria e strettamente intrecciata con quella dell'"occidente" greco e romano, a partire dalla guerra del re persiano Serse contro le città greche, di cui il "sacrificio" dello spartano Leonida fu all'origine della ideologia della superiorità della democrazia e civiltà "occidentale" sulla tirannia e barbarie "orientale": ideologia ripresa nella rappresentazione della vittoria di Augusto ad Azio su Antonio e Cleopatra; e arrivata sino ai nostri giorni, nell'ideologia dello "scontro di civiltà", della lotta tra "Impero del Bene" (l'Occidente euroatlantico) e "Impero del Male" (l'Oriente russo-iraniano).
La Roma antica ha trovato un indomito antagonista nell' Impero Partico, derivazione dell'antica Persia. Nella storia dell'islamismo arabo la Persia ha avuto un ruolo e una collocazione particolare e direi quasi "a latere", anche per la sua origine indoeureopea, il suo multicuturalismo religioso (la presenza dello zoroastrismo e di confessioni religiose diverse dall'islamismo sciita) e la sua multietnicità.

Nel 1925 un sergente dell'esercito, Reza Khan, mise fine alla precedente dinastia Qayar e si instaurò come nuovo Scià col nome di Reza Pahlavi. dando inizio alla omonima "dinastia" e cambiando il nome del Paese da "Persia" a "Iran". Si inimicò cosi quella consistente parte della popolazione che si sentiva etnicamente, culturalmente e storicamente "persiana" (o "parsi").

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nell'agosto-settembre 1941, gli Alleati (Unione Sovietico e Inghilterra) invasero l' Iran per impedire che passasse dalla parte dell'Asse. Dopo quarantacinque anni di "modernizzazione"(ma anche di "svendita" del petrolio iraniano alle Compagnie petrolifere americane ed europee; e di corruzione), nel 1970 la rivoluzione islamica di Khomeyni mise fine al potere dello Scià e instaurò un regime teocratico di natura islamico-sciita. Da molto tempo, questo regime, che mal si concilia con l'anima "profonda" e "multiculturale" del popolo iraniano (o "persiano", che dir si voglia), è in crisi e sempre meno "sopportato".

Ma non credo che le minacce di intervento militare da parte di Stati Uniti e Israele, la promessa di "aiuti" agli insorti, la "messa in campo" del figlio di Reza Pahlavi, nonché la decisone di nuove "sanzioni" da parte di Ursula von der Leyen o le "minacce" di Merz possano favorire una svolta democratica in Iran. Penso invece che aumenteranno la reazione difensiva e la furia repressiva del regime: più di quanto non sia già ora. Ma forse mi sbaglio: forse altri hanno elementi concreti e solide informazioni per giudicare che il regime iraniano sta per implodere. Importante è che la drammatica situazione dell'Iran non sia strumentalizzata per fini diversi da quelli della liberazione del popolo iraniano.

Umberto Puccio

Umberto De Pace
Nella pur breve sintesi storica penso non possa mancare un riferimento a Mohammad Mossadeq che è stato primo ministro dal 1951 al 1953. Leader del Fronte Nazionale dell'Iran, ottenne l'incarico di primo ministro dopo essere stato democraticamente eletto, ma fu deposto nel 1953 in seguito ad un colpo di stato sostenuto dai servizi segreti di Gran Bretagna e Stati Uniti, appoggiato anche dalla casa regnante dei Pahlavi, i quali si opponevano alla sua decisione di nazionalizzare la Anglo-Persian Oil Company.



EVENTUALI COMMENTI
lettere@arengario.net

Commenti anonimi non saranno pubblicati

Condividi su Facebook
Segnala su Twitter


in su pagina precedente

  13 gennaio 2026