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Sul Giorno della Memoria
Quel MAI PIU' infranto e tradito
Umberto De Pace



(dal sito inforomacapitale.it)

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.” (Legge 20 luglio 2000, n. 211 - Articolo 1 comma 1).

L'etimologia di Shoah deriva dall'ebraico e significa "catastrofe", "annientamento" o "grande distruzione".

Possiamo far finta di niente ma che ci piaccia o no siamo in una nuova epoca e nulla è più come prima. Ciò significa che anche le celebrazioni che scandiscono il nostro tempo, che caratterizzano la nostra coscienza e danno un senso alla nostra convivenza civile non sono immuni da quanto accade intorno a loro. Soprattutto non possiamo pensare di non subire le conseguenze delle nostre scelte o comunque dei nostri comportamenti. E' bene quindi che ce lo diciamo oggi, guardandoci negli occhi senza ipocrisie o infingimenti, con tutto il dolore e il dovuto rispetto che dobbiamo alle vittime e ai perseguitati di ieri ai quali oggi dedichiamo il ricordo: non siamo stati in grado di impedire che la loro memoria fosse nuovamente calpestata e macchiata di nuovo sangue innocente. Non siamo stati in grado di onorare quel giuramento che facemmo inginocchiati di fronte alle loro ceneri. Quel MAI PIU' che ci eravamo impegnati a garantire all'umanità intera si è rivelato essere parole al vento. Ma ancor più colpevolmente non siamo stati in grado di difendere le vittime di oggi.
Catastrofi e annientamenti per interi popoli e comunità si sono susseguiti da allora nel tempo per giungere al culmine della loro efferatezza nella Striscia di Gaza, la quale non rappresenta tutto il dolore del mondo, ma ne esemplifica crudelmente l'essenza. Su un fazzoletto di terra fra i più densamenti popolati si è consumata, e continua tutt'ora, una catastrofe e un annientamento programmato, deliberato, impunito e ostentato senza pari, non da ultimo umiliato da un turpe “Consiglio” che chiamarlo di “Pace” suona peggio di una bestemmia. Siamo tutti coinvolti in questo, pur con responsabilità evidentemente ed enormemente diverse, come lo sono quelle tra governanti e governati, tra i cittadini e i loro governi. E noi cittadini saremo ancora di più coinvolti in questa infamia se non sapremo assicurare alla giustizia internazionale i responsabili di tali barbarie, nel caso di Gaza il governo israeliano e ciò che resta dei leader di Hamas. Una giustizia che non sarà mai tale se non indagherà anche sulle complicità con i crimini israeliani a Gaza e in Cisgiordania da parte dei governi, non ultimo quello italiano.
Non sarà questo un compito facile tanto più in un'epoca di rinascita degli imperialismi, nella quale il diritto e quindi la giustizia sono calpestati e umiliati, un'epoca dove con l'uso brutale della forza si stabiliscono i nuovi equilibri regionali e mondiali, dove la vita e la libertà delle persone non contano nulla rispetto alla bramosia di potere e denaro che determina oggi, ancor più di ieri, le sorti dell'umanità. E' un compito all'apparenza impossibile, ma proviamo a pensare a quanto ci sembrava impossibile fino a non molto tempo fa giungere a un tale livello di abiezione. Eppure ci siamo giunti e di fronte a noi è sempre più concreto l'affermarsi di regimi autoritari al posto delle nostre sempre più fragili e deboli democrazie. La strada verso nuove forme di fascismo è ampiamente aperta.
Sono certo che per il Giorno della Memoria, se leggessimo anche solo alcuni dei nomi dei bambini palestinesi e israeliani morti in questi ultimi anni (dato che li abbiamo a disposizionea differenza dei nomi di tanti altri loro coetanei vittime delle decine di guerre, esodi, carestie oggi in corso) sarebbe il modo migliore per dare un senso concreto a quella che rischia di essere una semplice quanto fatua celebrazione di fronte alle grida di dolore che oggi emettono le vittime da più parti del mondo. Quel MAI PIU' infranto e tradito va ricostruito e ripensato partendo dalle macerie di oggi e avendo sempre presente la memoria del passato. Non arrendiamoci e ricostruiamo con tutte le nostre forze una nuova convivenza civile che abbia sempre al centro l'umanità intera. Lo dobbiamo alle vittime di ieri e ancor più a quelle di oggi, che purtroppo continueranno a esserci anche domani di fronte a una nostra rinuncia o rassegnazione.

Umberto De Pace


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  26 gennaio 2026