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Coronavirus: il redde rationem
Franco Isman

aggiornato al 21.10.2020

Molti lo avevano previsto, qualcuno aveva fatto il paragone con la Francia dicendo che eravamo sulla stessa via con un mese e mezzo di ritardo.
Evidentemente le misure di contenimento non sono state sufficienti a farci deviare da quel percorso. Ci riusciranno quelle più drastiche di adesso ?
Oggi c'è certamente un problema in più di quando c'è stata la pur tragica prima ondata: allora c'era stata una reazione corale, i necessari sacrifici erano stati accettati di buon grado, si erano viste le bandiere alle finestre.
Oggi “la gente” è stanca, vede gli infiniti contrasti fra maggioranza e opposizione ed all'interno della stessa maggioranza su una materia di importanza davvero vitale, oggi contesta la gestione dell'emergenza, oggi le categorie di piccoli imprenditori danneggiati dai nuovi provvedimenti si ribellano.
E la brutta bestia che anela a riprodursi (ci prova gusto?) si espande.

Le statistiche ed i commenti considerano sempre le cifre assolute dei contagi, giornalieri e totali, dei deceduti e degli altri parametri, ma è sbagliato perché ci si dovrebbe riferire ai valori rapportati al numero degli abitanti.
Oggi per esempio la Lombardia con 4125 contagi è, come quasi sempre, al primo posto, ma i contagi ogni milione di abitanti sono 408 mentre la Liguria, indicata al quinto posto con 690 contagi, ha 447 contagi al milione e la Provincia Autonoma di Bolzano, al dodicesimo posto con “soltanto” 247 contagi, vanta in realtà il triste primato di 464 contagi ogni milione di abitanti.

Come abbiamo già scritto la situazione fra ora ed allora è molto differente ed i numeri non hanno lo stesso significato.
Nella prima fase erano etichettati come contagiati soltanto quelli ricoverati, e questi erano enormemente meno della realtà.
Oggi 22 ottobre, su 169.302 contagiati ne sono ricoverati soltanto 9.624 (6,27%) di cui 992 in terapia intensiva mentre159.678 (94,32%) sono in isolamento nel proprio domicilio e per la maggior parte asintomatici. E' per questo che il numero dei morti, che nella prima fase aveva superato la spaventosa percentuale del 14%, si mantiene relativamente basso (136). Bisogna però tenere ben presente che i decessi avvengono almeno 15 giorni dopo il contagio e che i morti di oggi si riferiscono quindi ad un periodo in cui i contagi erano cinque volte inferiori a quelli odierni.
La cosa più grave è l'aumento continuo, anche se fortunatamente non esponenziale, dei ricoverati e, soprattutto, di quelli in terapia intensiva.

Tristi tempi ci attendono.

Franco Isman



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  22 settembre 2020