Abbiamo più volte osservato che Mario Monti non è un tecnico ma un uomo politico di grande livello, attento alle relazioni con la società civile, con le organizzazioni sindacali e con le forze politiche. Ma sta rivelando un´insolita capacità nella politica estera, applicata principalmente ai temi che riguardano l´economia e agli strumenti finanziari che ne costituiscono la leva; ma non soltanto.
La politica estera di Monti mira più in alto. L´obiettivo finale, se riuscirà nel suo intento, si propone di rafforzare un potere federale europeo che, pur mantenendo in vita i governi nazionali, ne restringa la sovranità e modifichi la distribuzione dei poteri all´interno delle istituzioni europee, accrescendo quelli del Parlamento di Strasburgo, della Commissione di Bruxelles e della Banca centrale.
Questo disegno appare ormai chiaro e passa per l´attenzione che il nostro "premier" sta dedicando alle alleanze politiche all´interno dell´Unione con gli altri Paesi dell´eurozona ma anche al di fuori di essa a cominciare dalla Gran Bretagna. Questa rete diplomatica non ha come finalità quella di stringere e di costringere la Germania a piegarsi - obiettivo impensabile - ma di rassicurarla e convincerla che un´Europa forte coincide con una Germania forte, economicamente e politicamente.
Questo è il motivo del prezzo che l´Italia ha salatamente pagato nelle scorse settimane con la legge "salva Italia" di marca rigorista
Era necessaria per salvare il nostro Paese dal baratro, ma anche per procurarsi un biglietto d´ingresso al vertice dell´Europa. Quella legge potrebbe a buon diritto chiamarsi "salva Europa" poiché il peso del nostro Paese nel concerto dei 27 Stati dell´Unione non è mai stato così determinante come oggi, specie se abbinato alle capacità di Monti, politiche ed economiche, che non hanno riscontro negli altri leader europei.
La durezza rigorista della Merkel aveva l´obiettivo di rassicurare l´opinione pubblica tedesca che la Germania non avrebbe pagato il conto dei Paesi spendaccioni. Ci è riuscita recuperando una popolarità che supera il 60 per cento, preziosa in una fase di elezioni regionali che culminerà nel 2013 nelle elezioni politiche generali.
Ma la Cancelliera non ignora che il rigore dei bilanci è parola vana se non è abbinato a politiche di crescita in tutta l´Unione, poiché da quella politica dipendono le esportazioni tedesche, gli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro che ne sono il corollario.
In alcune riunioni informali ma informalmente rese note la Merkel ha più d´una volta manifestato la sua consapevolezza di queste realtà e ne è tanto più convinta a causa del rischioso intreccio che mette in pericolo alcune banche tedesche imbottite di titoli tossici. Ma ha trovato in Sarkozy un partner inutilmente impulsivo e anche lui condizionato dalle imminenti elezioni presidenziali.
La scommessa di Monti consiste nella necessità di un terzo protagonista che non ha condizionamenti pre-elettorali e per di più superiore ai due partner per le sue specifiche competenze, a patto che l´appoggio parlamentare delle forze politiche italiane, delle organizzazioni sindacali e della pubblica opinione sia il più compatto possibile. La sua autorevolezza si fonda sulla fiducia degli italiani e sulla distanza dall´appuntamento elettorale. Un anno scarso perché con l´inizio del semestre bianco (gennaio 2013) anche qui da noi la campagna elettorale avrà inizio e le prerogative del Quirinale saranno affievolite. Ecco perché Monti deve agire con la massima velocità ed ecco perché, se gli italiani saranno consapevoli della posta in gioco, il loro appoggio non può essergli lesinato.
* * * * * * * * * Post scriptum. Voglio qui inviare i nostri sentiti auguri al professor Befera, presidente dell´Agenzia delle entrate. Non badi alle minacce e agli insulti che le vengono lanciati. Le prime confidiamo siano soltanto sciagurate esibizioni di teste balorde, i secondi, se vengono da personaggi tipo Santanchè, sono titoli onorifici.
La rottura con il berlusconismo non poteva risultare più evidente: Monti plaude all'azione anti-evasione della Guardia di Finanza, difendendo i contribuenti onesti, ponendosi così in netta antitesi con l'operato del suo predecessore, che invece giustificava l'italica furbizia dei disonesti. Gli inquirenti sanno che adesso hanno finalmente le spalle coperte dal governo per poter svolgere serenamente il proprio dovere: dopo Cortina è toccato a Portofino. È una discontinuità netta col passato, da uomo di Stato, da liberale, quella che il premier sancisce alle celebrazioni per il Tricolore a Reggio Emilia, la sua prima visita da premier a una città italiana.
L'altro pezzo forte del discorso è l'annuncio di "una scossa per la lotta alla corruzione", vero freno agli investimenti esteri. In platea non c'è nessuno del Pdl, il Pd invece è rappresentato dal suo segretario Bersani e tra il pubblico si nota Romano Prodi: insomma anche la platea non appare casuale nel fare da cornice a un simile discorso. Monti conferma che la fase due - quella della crescita e delle liberalizzazioni - è in cantiere, e tutto quel che verrà sarà fatto guardando alle future generazioni, "chiave di ispirazione delle misure" che si andranno ad approvare. Per il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella le riforme valgono un punto e mezzo del Pil, ma le prime reazioni dai big del Pdl - Alemanno, Gasparri e Rotondi - fanno capire che le lobby venderanno cara la pelle. Ma l'attuale crisi impone scelte draconiane. "Dire sempre sì comporta dei costi sociali drammatici per chi ancora non vota e forse non è nato", ha rammentato Monti.
Ecco il pc low cost da 25 dollari
grande come una carta di credito
La sfida del Raspberry Pi. "Riaccenderà la passione nei giovani". Dopo il mirtillo e la mela, ora arriva il lampone. Un simbolo dedicato ai ragazzi, addirittura ai bambini
Riccardo Luna sula Repubblica
ERA il sogno di Nicholas Negroponte: un computer low cost per tutti i bambini del mondo. Il progetto doveva chiamarsi Education For Peace, perché l'idea era che una maggiore istruzione avrebbe diffuso una cultura di pace nei paesi in via di sviluppo; ma poi si decise di comunicare subito l'obiettivo immediato e così il nome divenne Olpc.
Olpc, un acronimo che sta per "un laptop per ogni bambino". Il laptop, bellissimo, un vero oggetto di design già esposto in qualche museo di arte moderna, si chiama Xo: in cinque anni ne sono stati distribuiti due milioni, con l'Uruguay in cima alla classifica: non sono pochi, ma nemmeno tanti purtroppo. Olpc fa oggettivamente fatica a imporsi anche perché il computer costa il doppio dei cento dollari previsti all'inizio.
Ora il sogno del celebre fondatore del MediaLab del Mit sta per essere realizzato, anzi sbaragliato, almeno dal punto di vista del prezzo: è infatti in arrivo un personal computer da 25 dollari. Costerà insomma meno di un videogioco e sarà grande come una carta di credito.
Questo oggetto incredibile si chiama Raspberry Pi e già nel nome gioca con le proprie ambizioni di cambiare il mondo in cui viviamo: il messaggio è che dopo il mirtillo del BlackBerry e la mela di Apple, è forse il momento di assaggiare un altro frutto, il lampone ("Pi" sta invece per "pi greco", ed è un omaggio al linguaggio di programmazione scelto, il Phyton). La firma è di una superstar dei videogiochi, l'inglese David Braben. Braben ha appena compiuto 48 anni: quando ne aveva venti e frequentava l'università di Cambridge realizzò, assieme al compagno di studi Ian Bell, un avveniristico videogame di guerre spaziali che è stato una pietra miliare del settore. Ai tempi almeno in 600 mila acquistarono una copia di Elite. Da allora Braben ha ottenuto un successo dopo l'altro (l'ultimo: Disneyland Adventures); fino all'anno scorso quando ha deciso di mollare lo sviluppo dell'attesissimo The Outsider, per aggregarsi ad un team dell'università di Cambridge ed investire tutto se stesso sulla creazione di un computer low cost che facesse di nuovo innamorare i ragazzi per l'informatica.
"Vorremmo che ai giovani tornasse l'entusiasmo, che avevamo noi negli anni '80, sulle infinite possibilità di creare cose nuove con la tecnologia", spiega Braben per il quale i nativi digitali rischiano di essere meno bravi a utilizzare i computer di quanto fossero i loro coetanei di trenta anni fa. "Oggi impiegano la loro creatività per primeggiare in videogiochi come Little Big Planet o Roller Coaster Tycoon, ma non c'è molto altro che sappiano fare con un pc. Sono come persone che sanno leggere ma non sanno scrivere", sostiene Braben. Per essere più chiari ancora: ormai tutti sanno tenere un blog o aggiornare Facebook, ma pochissimi sanno anche programmare; non conoscono il linguaggio informatico.
Come sarà? Per ora circolano sono delle foto ed è chiaro che rispetto al modello di Olpc, ma anche a qualunque altro computer visto finora, siamo su un altro pianeta. Non è un oggetto per tutti. Il Raspberry Pi non ha tastiera, non ha mouse e non ha monitor: ma si possono collegare, naturalmente. Ha le dimensioni di una carta di credito (o di una chiavetta usb), usa il sistema operativo di Linux, e collegandolo alla tv di casa come schermo fa tutto quello che deve fare un personal computer (calcolo, scrittura, videogiochi e film in alta definizione). Comprando la versione da 35 dollari, si ha il doppio di memoria più una porta per navigare su Internet. Dettaglio importante: sarà venduto in una custodia trasparente per stimolare la curiosità a capire "come funziona" e magari, modificarlo. Piccoli hacker crescono, si spera: "Farà tornare ai ragazzi la voglia di inventare cose nuove con un pc" scommette Braben.