prima pagina pagina precedente



Buongiorno Rep:
La lettera di Maurizio Molinari


Cara abbonata, caro abbonato,   il patto tra Tunisia e Europa per fermare le partenze dei migranti è già lettera morta. “L'accordo - scrive il nostro corrispondente da Bruxelles 
Claudio Tito - sta collassando sulla parte economica. Sui fondi che l'Ue ha promesso al presidente tunisino Saied. Risorse che in parte sono ancora ferme a Bruxelles e in parte sono rifiutate proprio dal Paese africano. Risultato: la collaborazione nella lotta alla migrazione clandestina è a dir poco sospesa”. In particolare, Tunisi non accetta che il finanziamento di 200 milioni di euro sia vincolato alla realizzazione di progetti: una condizione a cui la Commissione non può rinunciare. E così le autorità tunisine non aumentano i controlli né permettono i rimpatri dei loro cittadini sbarcati in Italia.
Di fronte all'emergenza, ieri il governo Meloni ha approvato la costruzione di nuovi centri per il rimpatrio e aumentato il tempo di trattenimento da sei a 18 mesi. È previsto di realizzarli - spiega Giuliano Foschini - in tempi rapidi con l'intervento dell'Esercito, senza escludere la soluzione delle tendopoli. Già adesso - come racconta Alessandra Ziniti - in Liguria, in Emilia Romagna e in Piemonte stanno venendo allestite tendopoli per accogliere le persone che continuano a sbarcare a Lampedusa. Dopo averne smistate 50 mila adesso si prepara un nuovo programma per trasferirne altre 30 mila. I Comuni sono allo stremo. Il prefetto di Genova Renato Franceschelli allarga le braccia: “Aspettiamo 220 persone nei prossimi giorni, stiamo cercando di tutto con i sindaci ma non c'è nulla. La soluzione delle tende è l'unica che abbiamo trovato: l'alternativa era la strada o la tenda”. “È un caos voluto - denuncia il sindaco di Bologna Matteo Lepore a Giuseppe Baldessarro -, il governo sta trasformando l'arrivo dei migranti in un problema d'ordine pubblico, in maniera che Meloni possa chiedere pieni poteri. Si specula sulla povera gente”.
“Diciotto mesi per ricevere un foglio di via ed essere condannato all'illegalità permanente - è il commento di Chiara Saraceno -. Questo sarà il risultato effettivo dell'allungamento della durata della detenzione nei centri per il rimpatrio. Sappiamo per esperienza che sono ben pochi quelli che verranno effettivamente rimandati nei Paesi d'origine. Perché con molti Paesi l'Italia non ha nessun accordo in questo senso ed anche i pochi con cui lo ha accettano di “riprendere” i propri cittadini con il contagocce”. E conclude: “Trattare i migranti 'illegali' come vuoti a perdere crea solo persone marginali, quando non nemiche”.        

I migranti trattati come vuoti a perdere
Il governo prevede 18 mesi di detenzione nei centri per il rimpatrio, in violazione dei principi costituzionali di rispetto della persona
Chiara Saraceno su la Repubblica del 19 settembre 2023

Diciotto mesi per ricevere un foglio di via ed essere condannato all'illegalità permanente. Questo sarà il risultato effettivo dell'allungamento della durata della detenzione nei centri per il rimpatrio.
Sappiamo per esperienza che sono ben pochi quelli che verranno effettivamente rimandati nei Paesi d'origine. Perché con molti Paesi l'Italia non ha nessun accordo in questo senso ed anche i pochi con cui lo ha accettano di “riprendere” i propri cittadini con il contagocce.

Per la maggior parte i mesi passano inutilmente. Anzi, oltre a non dare alcun risultato sul piano dell'allontanamento, creano una popolazione di emarginati, lasciata a se stessa e alle insidie della criminalità e ai ricatti di datori di lavoro senza scrupoli, senza documenti, diritti, possibilità di guadagnarsi da vivere, abitare, studiare, legalmente.

Azzariti su questo giornale, così come hanno fatto altri costituzionalisti, ha ben chiarito che un periodo di detenzione così lungo senza che ci sia stato un processo è del tutto al di fuori della Costituzione e dei suoi principi di rispetto della persona. Perché di detenzione si tratta, e che si chiami “amministrativa” e non giudiziaria la rende solo più arbitraria. Ma è anche controproducente sul piano della sicurezza in nome della quale viene imposto, oltre a rivelarsi uno spreco di denaro pubblico.

Tenere migliaia di persone rinchiuse per mesi costa, anche se con la Bossi-Fini sono state drasticamente ridotte le risorse sia per i servizi sia per i bisogni essenziali, peggiorando notevolmente le condizioni di vita dei poveretti così reclusi senza speranza.
Invece di allungare il tempo di detenzione sarebbe meglio utilizzarlo per insegnare seriamente la lingua italiana e formarli professionalmente in modo che, se rimandati in patria, possano utilizzare le competenze così acquisite e, se non rimandabili, possano entrare nelle quote stabilite annualmente per i nuovi ingressi.

È paradossale che, in base alla Bossi-Fini, un imprenditore che abbia bisogno di lavoratori stranieri debba andare a cercarli nel Paese di origine, e non possa offrire opportunità e formazione a chi è già sul territorio italiano, anche se arrivato “illegalmente”, valutandone la disponibilità e le competenze.
Quasi che chi arriva “illegalmente”, per altro l'unico modo di arrivare per molti stante l'assenza o ristrettezza dei canali legali, sia automaticamente un criminale, quindi da rigettare a priori.
Per altro, lo stesso avviene anche con i richiedenti asilo, anche loro, dopo lo smantellamento dell'accoglienza diffusa ad opera della Bossi-Fini, rinchiusi, anche se per un periodo più breve, senza adeguati servizi che ne favoriscano l'integrazione se e quando la loro domanda venga accettata.

Tutti accomunati dall'essere costretti in un tempo vuoto — quasi fossero essi stessi vuoti a perdere. Una responsabilità condivisa dai governi che si sono succeduti dal Conte 1 in poi e che l'esecutivo attuale vuole ulteriormente e fieramente accentuare.
Anche con l'applicazione ai minorenni stranieri arrivati “illegalmente” del trattamento che ha tentato, senza riuscirci del tutto, di imporre, con il decreto Caivano, a quelli italiani “devianti”: considerarli di fatto maggiorenni sopra i quattordici anni, quindi da detenere insieme agli adulti nei centri per il rimpatrio.
C'è uno sprezzo, non solo della Costituzione italiana, ma delle norme internazionali sui diritti delle bambine/i e adolescenti che fa impressione, tanto più che si tratta di ragazzi che spesso hanno già alle spalle esperienze dolorose e violente.
Non si possono accogliere tutti, è vero. Ma si può accogliere di più e meglio, non solo per rispettare la Costituzione, il diritto internazionale e la comune umanità, ma anche per motivi egoistici.
Stranieri accolti civilmente, su cui si investe in formazione e in percorsi di integrazione, anche se temporaneamente ristretti nella loro libertà di movimento, possono diventare una risorsa in un Paese che invecchia ed ha bisogno già oggi, non fra venti o trenta anni, di ringiovanire la propria popolazione.
Ed anche se rimandati nel Paese d'origine, possono tornarci non avendo perso tempo, ma avendo avuto la possibilità di arricchire il proprio capitale umano e di considerare l'Italia non esclusivamente ostile.
Trattare i migranti “illegali” come vuoti a perdere crea solo persone marginali, quando non nemiche.


Azzariti: “Nei centri migranti reclusi per 18 mesi? Misura contraria alla Costituzione”
Intervista al costituzionalista: “La premier si dimostra insensibile ai diritti umani. La libertà personale è inviolabile per tutti. Alcune misure come il blocco navale sono pura retorica”
Liana Milella su la Repubblica del 17 settembre 2023

ROMA — Meloni sui migranti? “Priva di senso d'umanità”. La difesa a oltranza dei confini? “I decreti Salvini assurti a paradigma”. La premier con Von der Leyen a Lampedusa? “Ma a fare che?”. Chiusi per 18 mesi nei centri di trattenimento? “La libertà personale è inviolabile dice la Costituzione, e questo vale per tutti, migranti compresi”.
Il costituzionalista della Sapienza Gaetano Azzariti ascolta  il video di Meloni e dice subito: “C'è un incredibile scarto tra la consapevolezza del dramma migratorio e le misure esclusivamente sicuritarie”.

Meloni  va addirittura oltre Salvini?
“Il modello, anzi il 'paradigma' che Meloni vanta, è esattamente quello sicuritario già perfezionato da Salvini che non solo non ha risolto i nodi strutturali delle politiche migratorie, ma ha fatto fare grandi passi indietro al paradigma umanitario, che è quello proprio della nostra Costituzione. E da lei adesso non è arrivata neppure una parola sui diritti umani”.
La premier può chiudere con ogni mezzo le porte dell'Italia?
“La sua insensibilità totale proprio sui diritti umani si evince da due passaggi. La difesa a oltranza del governo tunisino, al punto da attaccare chi parla di 'un regime oppressivo', cioè esattamente quello che la Tunisia è, definita invece dalla nostra premier addirittura come un 'porto sicuro'. E poi le accuse ai governi che lei definisce 'migrazionisti' colpevoli di porre in essere politiche di accoglienza”.

La stretta di Meloni è costituzionale?
“Alcune misure sono pura retorica. Altre sono molto criticabili se rapportate alla nostra Carta. Altre ancora cercano di forzare il nostro ordinamento”.
È retorica il blocco navale?
“Ma certo. Lei può mai credere che si possa organizzare una missione congiunta degli Stati europei per bloccare, come ipotizza la premier, le partenze dall'Africa? Stiamo forse ipotizzando di dichiarare guerra a tutto il continente africano? Inutile che mi soffermi su quanto un'ipotesi del genere sia del tutto incompatibile non solo con la nostra Carta, ma con tutti gli accordi, le dichiarazioni, le prassi internazionali. Inviterei l'attuale governo a rendersi conto in che mondo vive”.

Invece i 18 mesi nei campi sono solo criticabili?
“Prolungare la detenzione amministrativa nei centri va contro il principio della libertà personale, nonché contro i doveri inderogabili di solidarietà riconosciuti e garantiti per tutti. La Consulta è intervenuta in passato con decisioni forse ancora insufficienti. Ma ciò non giustifica affatto che non ci si debba porre il problema”.

Meloni dice ai migranti: “Non vi conviene venire in Italia, sarete trattenuti e rimpatriati”. Ma lo può fare?
“I rimpatri non dipendono né da lei, né dalle sole leggi italiane, sono necessari accordi coi singoli Stati, che oggi in gran parte mancano, tant'è che questo strumento nei fatti è poca cosa. Ma forse Meloni pensa ad altro, ad allargare i casi di espulsioni, cioè l'obbligo di lasciare il Paese se un migrante viene sottoposto a un procedimento penale, tradendo così l'idea che tutti sono dei delinquenti. Ma anche in questo caso i diritti di difesa garantiti dalla Costituzione non consentirebbero mai di abusare oltremodo di queste misure”.

Lei cosa consiglierebbe a Meloni?
“Di abbandonare l'idea che, per usare le sue parole, soluzioni “strutturali” del problema migratorio si possano fare a colpi di decreti legge sulla base dell'emozione del momento. Pensi invece a un disegno di legge che garantisca, oltre alla sicurezza, anche i diritti umani e la dignità della persona”.


  19 settembre 2023