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Abuso d'ufficio, la riforma voluta da Nordio e dal centrodestra
è un liberi tutti. Cosa prevede questa legge dell'impunità
Bisognerà avvisare i corrotti prima dell'arresto e si rischia la paralisi dei tribunali per il collegio cautelare. Svuotato il traffico di influenze, impossibile colpire i facilitatori
Giuliano Foschini su la Repubblica



A settembre del 2023 il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, fu convocato in commissione giustizia per dire la sua sul disegno di legge voluto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Per spiegare cosa significasse l'abolizione dell'abuso di ufficio e quel sistema di norme appena diventato  legge dello Stato raccontò una storia: «Subito dopo la cadut  a del fascismo, fra le primissime riforme che si ritenne urgente adottare, venne prevista la reintroduzione della scriminante della reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale.
La ratio di quell'intervento era chiarissima: è intollerabile in una democrazia che un funzionario pubblico possa eccedere dalle sue prerogative e la cosa è tanto inaccettabile da rendere non punibili persino reati gravi, come la resistenza e la violenza a pubblico ufficiale. Fu la prima norma voluta da un governo liberale. Ecco, oggi si rischia di far diventare penalmente neutri anche atti di grave prevaricazione».

Le parole di Cantone, e con lui quelle di tutti i magistrati e i giuristi che si sono schierati contro la riforma, non erano casuali: con la scelta di abolire l'abuso di ufficio l'Italia ha deciso di essere, di fatto, l'unica democrazia giuridicamente avanzata a non avere un reato specifico che punisce il pubblico ufficiale che «intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale e arreca ad altri un danno ingiusto».
Ma non è il solo effetto che, secondo gli addetti ai lavori, la riforma della giustizia porterà nei tribunali. Si teme la paralisi - con la scelta del giudice collegiale e dell'interrogatorio prima dell'arresto - del sistema della custodia cautelare preventiva.
E una crisi con l'Europa: aver abolito l'abuso di ufficio e ridimensionato il traffico di influenze ci mette a rischio, nonostante il goffo tentativo di aggiustare le cose con l'introduzione del «peculato per distrazione», di un richiamo da Bruxelles.

Questo, si vedrà. Intanto da oggi l'abuso di ufficio non è più un reato. «Troppe archiviazioni in questi anni. Il rischio di un'indagine ha alimentato, all'interno della pubblica amministrazione, la “burocrazia del non fare” o della “paura della firma”» aveva dichiarato il ministro. Andando contro però il parere di tutti i magistrati ascoltati. Che da un lato avevano spiegato come l'abuso di ufficio fosse da considerarsi “un reato spia” per circostanze più gravi, come la corruzione. E dall'altro che coprisse comunque fattispecie assai delicate.
Su questo ha posto l'accento anche il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, che ha parlato dell'abolizione come di «un grave errore: si sta rimuovendo un presidio della legalità dei comportamenti dei pubblici poteri, compreso quello della magistratura» ha detto. Spiegando anche, nel corso dell'iter della norma, come il «venir meno della possibilità di sanzionare condotte abusive rappresenterebbe un vulnus agli obblighi internazionali sottoscritti dall'Italia in tema di corruzione con la convenzione di Strasburgo».

Neanche lui è stato ascoltato. E così fattispecie di reato gravi da oggi non saranno punibili. Per capire quali basta leggere le ultime sentenze di condanna della Cassazione sull'abuso di ufficio. C'è il carabiniere calabrese fuori servizio che si avvicina a due ragazze. Loro non vogliono chiacchierare e vanno via. E lui intima di mostrare i documenti di identità costringendole ad attendere l'arrivo di una pattuglia. «Il carabiniere, davanti al nostro rifiuto di fare amicizia con lui, ci ha spaventato abusando del suo potere», scrivono nella denuncia. Il carabiniere è stato condannato. Mentre oggi non sarebbe più punibile. Così come impunito resterebbe (torniamo alle sentenze di Cassazione) il sindaco che annulla gli avvisi di pagamento dell'Ici in campagna elettorale o il pm che chiede, per ripicca, il rinvio a giudizio contro l'ex della sua compagna nei cui confronti, in precedenza, aveva deciso di archiviare il procedimento.

Il traffico di influenze
Se l'abuso di ufficio rappresenta la bandiera della riforma, il cuore è lo svuotamento del traffico di influenze, norma voluta dalla legge Severino che in questi anni ha creato non pochi problemi agli «amministratori che dopo l'approvazione della riforma apriranno una bottiglia di spumante», le parole sono sempre del ministro Nordio.

«Dobbiamo evitare di cadere nel famoso traffico di influenze: dobbiamo stare molto attenti» diceva, intercettato, non a caso Tommaso Verdini, il figlio di Denis che vuole oggi patteggiare a due anni e dieci mesi di carcere. Sono stati invece condannati, e ora potranno chiedere anche una revisione, Luca Palamara e Gianni Alemanno. Il traffico di influenze serviva a mettere dei paletti all'attività lobbistica come d'altronde accade in tutti i paesi europei.
La convenzione di Merida (l'atto delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall'Assemblea generale il 31 ottobre 2003) all'articolo 18 prevede espressamente l'abuso di ufficio, mentre al 19 c'è il traffico di influenze.
Interessante è poi la tabella riportata nella proposta di direttiva della Commissione europea dello scorso anno: l'abuso di ufficio è contemplato in 25 Stati membri, tutti quelli che hanno risposto al questionario (Bulgaria e Danimarca no), mentre il traffico di influenze in 23. «La corruzione - si legge - è un fenomeno endemico che assume aspetti e forme molteplici nei vari settori della società, ad esempio i reati di corruzione, peculato, traffico d'influenze e di informazioni, abuso d'ufficio e arricchimento senza causa».

Il giudice collegiale e l'interrogatorio preventivo
Nella riforma ci sono poi disposizioni, sostiene il segretario dell'Anm, Giuseppe Santalucia, che «peggioreranno lo stato della Giustizia». Il riferimento è all'interrogatorio preventivo e al giudice collegiale, due disposizioni, dice Giovanni Zaccaro, segretario di Area, la corrente di sinistra della magistratura, che «paralizzerà i tribunali che non hanno assolutamente l'organico per poter affrontare una situazione di questo tipo».
La norma, per i reati più gravi che prevedono il carcere, assegna la «competenza di un organo collegiale, formato da tre giudici, per l'adozione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Attualmente è sempre disposta dal giudice monocratico».
Il problema è che non ci sono abbastanza magistrati per poterlo fare. Di più: c'è il tema delle incompatibilità dei tre giudici nelle fasi successive del processo. Impossibile partire. Tanto che il ministero, nel promettere 250 nuovi magistrati, ha dovuto differire a due anni la norma.

«Sarà molto difficile procedere agli arresti preventivi» dice poi Zaccaro. La nuova legge dispone l'interrogatorio preventivo in cui l'indagato - che dovrà essere messo a conoscenza della contestazione precisa già nella fase dell'avviso di garanzia - dovrà avere a disposizione gli atti dell'accusa e potrà avere la «possibilità di una difesa preventiva». «Per dire», ragionava ieri sera un esperto pm. «Andremo da un estorsore a dirgli: guardi, tra qualche giorno la arresteremo perché quello a cui ha chiesto il pizzo l'ha denunciata. Ma in che paese siamo finiti?».

  11 luglio 2024