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I droni nascosti, le talpe e la trappola del Mossad.
Il piano studiato per anni
Israele ha accelerato negli ultimi otto mesi, usando un tridente per attaccare l’Iran La dinamica conferma la presenza di spie all’interno della Repubblica islamica
Guido Olimpio sul Corriere della Sera



Israele ha usato un tridente per attaccare l’Iran. La prima arma è stata rappresentata dall’aviazione e i missili lanciati da lontano. La seconda costituita dai droni-kamikaze portati in Iran. La terza l’hanno impugnata gli specialisti messi in campo dal Mossad.
Tel Aviv ha attuato un piano elaborato per anni, provato con esercitazioni a fuoco e missioni reali, infine accelerato negli ultimi otto mesi (così dicono) quando si è creata una finestra d’opportunità favorevole: ridimensionamento degli alleati di Teheran che componevano il cerchio di fuoco attorno allo Stato ebraico (Hamas, Hezbollah), debolezza della Repubblica islamica, presidenza Trump, condizioni «tecniche», possibilità di riuscita ritenute alte pur con tutte le incognite che accompagnano qualsiasi iniziativa bellica.
Lo stato maggiore ha scatenato alle tre di notte la prima ondata e ne ha promesse molte altre. Impiegati 200 aerei — tra caccia, velivoli d’appoggio e guerra elettronica — che hanno lanciato non meno di 300 «proiettili» contro 100-150 bersagli divisi per «categorie». Alcuni siti nucleari, numerose basi, postazioni missilistiche e radar, i massimi esponenti militari della Repubblica islamica, a cominciare dai vertici dei pasdaran, fino agli scienziati protagonisti del programma nucleare.

Il testo completo su il Corriere della Sera



  14 giugno 2025