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Progetto di recupero del Filandone Gavazzi
Tania Marinoni




Il Collegio Architetti e Ingegneri di Monza ha organizzato mercoledì 8 novembre sera, allo spazio Garibaldi, il quarto incontro del ciclo di conferenze dedicate all'esposizione delle tesi di laurea di giovani laureati alle facoltà di Ingegneria e Architettura. L'elaborato, predisposto dall'ingegner Alice Ripamonti e dall'ingegner Beatrice Mussinelli, affronta una tematica di forte attualità: il recupero di edifici industriali dismessi e uno studio di ricerca relativo alle soluzioni di prefabbricazione da applicare al sistema di copertura. Un lavoro che include differenti modalità di intervento sul costruito, dalla riqualificazione alla realizzazione del nuovo, condotto attraverso una preliminare e approfondita analisi delle vocazioni territoriali, del contesto urbanistico e della disponibilità di risorse rinnovabili. Uno studio olistico che considera il sistema edilizio nella sua globalità, dall'articolazione spaziale, all'analisi strutturale, a quella impiantistico-energetica, fino all'elemento tecnico, divenuto oggetto di approfondita ricerca prestazionale. Lo presentiamo come esempio del livello di approfondimento delle tesi dei giovani laureati.

L'ingegner Alice Ripamonti e l'ingegner Beatrice Mussinelli hanno presentato la proposta di intervento sviluppata per il complesso serico del “Filandone Gavazzi”, sito nel comune di Valmadrera. La trattazione approfondisce e pone l'attenzione sulla relazione che intercorre tra il tema del recupero del patrimonio storico architettonico e la sostenibilità degli interventi con cui si opera sull'esistente, applicando al costruito i principi della bioclimatica.
La filanda Gavazzi, per le sue dimensioni denominato dai lecchesi il “Filandone”, è un edificio industriale realizzato da Giuseppe Bovara nel 1820, all'interno del giardino di una villa settecentesca. Si erge come presenza storica rilevante, che ha sancito il passaggio da una società contadina alla modernità industriale, e da sempre è ritenuto dalla popolazione locale un riferimento identitario, un vero e proprio landmark del paesaggio lariano. L'area di intervento comprende gli edifici della filanda e della caldaia. Realizzati entrambi in mattoni e pietra, dagli anni Sessanta sono collegati attraverso un edificio in cemento armato: un ampliamento ritenuto all'epoca necessario per ospitare i macchinari impiegati nell'opificio. I fabbricati versano oggi in uno stato di degrado, un processo che, relativamente alle pareti perimetrali, è riconducibile alla presenza di umidità, sia per risalita capillare che per infiltrazioni d'acqua attraverso la copertura. Nel progetto illustrato, le facciate del Filandone e della caldaia vengono sottoposte a uno studio preliminare sullo stato conservativo, per pervenire poi ad un'ipotesi di restauro.

                      Lo stato di fatto

Nell'elaborato sviluppato dagli ingegneri Ripamonti e Mussinelli, protagonista è il dialogo di stretta attualità, e qui magistralmente intavolato, tra la realizzazione del nuovo e le preesistenze: episodi architettonici connaturati con il territorio e portatori di valenze storiche. Sul complesso si agisce attraverso due differenti strategie: la riqualificazione di un fabbricato dismesso e la nuova edificazione, dedicata nel caso specifico, alla funzione principale: il nuovo polo per l'arrampicata sportiva. La costruzione si sviluppa su due livelli fuori terra e, nel piano interrato, ospita le autorimesse. Oltre alla Palestra Lead, con relativi spogliatoi ed infermeria, nei nuovi spazi sono ubicati anche altri servizi: tra questi, una palestra boulder-attrezzi, un negozio sportivo, una sala per le conferenze, aule corsi, una palestra di arrampicata per bambini, l'ufficio CAI e un bar aperto anche all'utenza esterna. Le estese superfici trasparenti, impiegate nell'involucro, richiedono la predisposizione di diverse tipologie di vetro in relazione all'orientamento e di brise soleil, per controllare gli apporti energetici provocati dalla radiazione solare. Travi reticolari in acciaio sagomate rispondono efficacemente per le grandi luci della copertura.

Parte non trascurabile della tesi è l'evoluzione del pannello prefabbricato, definito in occasione del progetto di ricerca Habitat: un'importante iniziativa, dedicata alla tecnologia per la realizzazione di materiali compatibili con l'ambiente. Il pannello, analizzato sotto il profilo strutturale, tecnologico ed energetico, enfatizza la funzione portante a fronte della grande leggerezza che lo rende “versatile e appetibile”. Grazie agli approfondimenti compiuti e i calcoli eseguiti, è possibile estendere l'impiego del pannello a tutti i casi che presentano una copertura semplice, adatta al sistema di prefabbricazione.
Nell'elaborato di intervento relativo al complesso serico, anche il sistema impiantistico si inserisce all'interno di una progettazione all'insegna della sostenibilità, con il ricorso a fonti rinnovabili per l'approvvigionamento elettrico ed idrico. Dall'analisi dei carichi termici invernali ed estivi sono state dimensionate, per una parte del fabbricato, l'UTA (unità di trattamento aria) per l'impianto a tutt'aria, la pompa di calore e l'impianto a pannelli radianti. Le grandi dimensioni delle falde permettono l'installazione dei pannelli fotovoltaici e solari, dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria.
Il progetto di recupero del Filandone Gavazzi è un lavoro di analisi, che affronta il complesso tema della progettazione sul costruito, nella riqualificazione del patrimonio esistente e nella valorizzazione delle preesistenze. A condurre la predisposizione dell'intero intervento è un approccio sistemico, che interpreta il processo edilizio e l'innovazione tecnologica secondo i più moderni ed avanzati canoni di sviluppo sostenibile.
L'attenzione all'aspetto ambientale a scala dell'edificio, come negli elementi prefabbricati, rende l'ipotesi di progetto un riferimento a cui guardare per i futuri interventi su territorio.

Tania Marinoni

Materiale tratto dalla tesi di Laurea in Ingegneria Edile/Architettura dell' ingegner Alice Ripamonti e dell'ingegner Beatrice Mussinelli

                      La "parete di roccia" nella vista nord e in quella sud... salutata da stormi di uccelli neri


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  15.11.2017