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Le nostre vite
a cura di Umberto De Pace

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Ci sono storie di uomini e donne che vale la pena raccontare, leggere o ascoltare. Attraverso le loro semplici e dirette parole scopriamo quello che alle volte si nasconde tra le pieghe delle nostre vite o che accade oltre la siepe delle nostre certezze e paure. Sono storie di vita, fiabe dei nostri tempi, testimonianze irriverenti, poesie sussurrate, lacrime versate, tracce di strade inesplorate. Sono fonti di gioia, dolore, tenerezza, disperazione, felicità e tristezza, specchi in cui è riflessa l'umanità del nostro tempo.
Farkhunda che qualcuno disse “bruciò il Corano”
Umberto De Pace




Farkhunda

Non sapremo mai cosa ha spinto Farkhunda a entrare nella moschea Shah-e-Du Shamshera di Kabul in Afghanistan giovedì 19 marzo, prendere alcune copie del Corano e dargli fuoco. Non lo sapremo mai perché Farkhunda è stata uccisa subito dopo da una folla inferocita di… come chiamarli, fedeli? No, suonerebbe come una bestemmia… diciamo di uomini, questo si, erano tutti uomini, ebbri di un'ideologia che li ha privati della capacità di discernere la realtà che li circonda dalle proprie autoconvinzioni. Un'ideologia, non una religione, a meno che qualcuno non voglia giustificare quel barbaro assassinio “in nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso”.

Farkhunda è stata trascinata fuori dalla moschea, picchiata, calpestata, spezzata; alcuni uomini l'hanno colpita a calci, pugni, altri con mattoni, altri ancora hanno ripreso la scena con i telefonini. Non è mancato chi si è vantato su Facebook della vile mattanza con tanto di foto allegate: “Auguri ai musulmani, questo pomeriggio alle 16 una donna ha bruciato copie del Corano nella moschea. E' stata uccisa dalla nobile gente di Kabul, compreso me, e poi il suo cadavere è stato bruciato”. Questo ha scritto Sharaf Baghlany, il “nobile” carnefice accecato dalla stupida ideologia che ha inculcato nella sua mente e in quella di molti altri come lui l'aberrante convinzione che una vita sia meno sacra di un libro.

Farkhunda è stata sacrificata in un sabba medievale da uomini avvelenati da un'ideologia che li priva della naturalità e spontaneità dell'amore, imponendogli la costrizione e la sottomissione. Farkhunda aveva 27 anni, pare fosse malata, “disturbata mentalmente” come hanno dichiarato i suoi famigliari. Non sapremo mai se i suoi assassini lo sapessero o se ne fossero accorti guardandola bruciare il sacro testo. Sappiamo però che degli uomini appena ragionevoli, nel vedere una persona bruciare il Corano all'interno della moschea non potevano che pensare che questa fosse “disturbata”; ma così non è stato perché in realtà i veri “disturbati mentali” sono quegli uomini che l'hanno massacrata, “disturbati” da una ideologia che li ha educati a rispondere a stimoli pavloviani e non attraverso il ragionamento. Farkhunda è stata immolata sull'altare dell'ipocrisia e della stupidità di religiosi islamici blasfemi per i quali il suo linciaggio è stato un “atto giustificato”.

Questa sarebbe stata la storia di Farkhunda fino a ieri, prima che la polizia svelasse che in realtà non bruciò il Corano e prima che suo fratello dichiarasse che non fosse “disturbata mentalmente”, ma stesse studiando per diventare insegnante di studi islamici; prima che si sapesse che è stato suo padre ha dichiarare che fosse “disturbata mentalmente” per proteggere la famiglia dopo che la polizia gli aveva consigliato di lasciare la città per la loro sicurezza. Le decine di attiviste dei diritti umani che hanno portato la sua bara sulle spalle per le vie di Kabul sanno che Farkhunda era una figlia dell'Afghanistan e ricordano a tutti che oggi e toccato a lei e domani potrebbe toccare a loro.

Le indagini in corso ci potranno raccontare le dinamiche del massacro ma ciò che importa oggi capire non è se il Corano sia stato o non sia stato bruciato, ma piuttosto che non vengano più bruciate, maltrattate, violentate, sottomesse, spezzate, donne in Afghanistan come in qualsiasi altra parte del mondo; ciò che importa è che gli uomini che si macchiano di un crimine così abietto siano assicurati alla giustizia, condannati, incarcerati, isolati e ove fosse possibile, liberati dai loro incubi, dalle loro viltà e dalle loro paure; ciò che importa e che nessuna ideologia, né religione, né legge, né tradizione possa più violare la vita e la libertà di una donna.
Farkhunda non bruciò il Corano, né era “disturbata mentalmente”, Farkhunda era un donna ed è stata uccisa da uomini che odiano le donne.

Umberto De Pace

Farkhunda-il funerale


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  24 marzo 2015