prima pagina pagina precedente indice



Il timpano con un bassorilievo di Gerolamo Rusca - foto Franco Isman

Villa Carminati
una bella architettura in un grande sistema urbano



Villa Carminati
La cartolina dice : Villa Paleari, in realtà nata come Villa Carminati De Brambilla

Villa Carminati oggi
La villa oggi - foto Franco Isman


La cartolina è spedita dal papà alle sue bambine, da Monza a Precotto il 4 luglio del 1910. Credo che il papà facesse l'avvocato e se ben ricordo ho altre cartoline partite da Monza, come fosse una abitudine di attenzione paterna.

La cartolina mostra una pregevole architettura civile realizzata nel 1823 sulla Piazza Augusta poi Vittorio Emanuele II e oggi Gianni Citterio. L'edificio viene ricordato con più nomi a testimoniarne il passaggio di proprietà. Così talvolta lo troviamo segnalato come Villa Carminati de Brambilla, Rusconi, Paleari, Ferrario. Vi fu persino una protesta del Carminati che chiedeva al Comune, dopo che la proprietà era diventata Rusconi, di scoprire la targa che la nuova proprietà aveva coperto.

Leggo che un prof. Carminati de Brambilla incaricò un noto architetto del tempo di progettare la sua villa a Monza su un tratto delle mura trecentesche demolite e che circondavano la Città. L'anno è il 1823 e il progettista fu l'arch. Pietro Pestagalli mentre le decorazioni scultoree furono affidate ad un artista altrettanto conosciuto, di origini svizzere, Gerolamo Rusca.. Dall'altra parte della piazza il Villino del Tazzini. Architetto allievo e aiuto del Canonica per le opere connesse al Parco e alla Villa. Lo stesso Pestagalli aveva lavorato col Canonica per i lavori in Foro Bonaparte e all'Arena. a Milano, nei primi anni dell'800.
Pestagalli fece molti progetti e realizzazioni ed ebbe alti incarichi sia come architetto dei lavori del Duomo di Milano che “istituzionali” in vari posti e alla direzione delle Pubbliche Costruzioni. Aveva studiato matematica all'università di Pavia e, seppur tardivamente, fece parte dal 1839 all'Accademia delle Belle Arti.
Un personaggio rilevante del suo tempo quindi e le notizie biografiche lo descrivono come persona molto alla mano con tutti, comprese le maestranze.

Questo villino borghese, racchiuso in una striscia di terreno tra due strade è bello, da porre tra gli edifici significativi in Monza. Tardo neoclassico e molto ricco di particolari. Pur di piccole dimensioni appare monumentale, data la bella composizione della facciata caratterizzata da molti particolari, ma del tutto equilibrata. Tutto sembra partecipare ad ampliare “la dimensione visiva” della casa: le alte lesene centrali o paraaste, la sua verticalità in contrasto con il geometrico bugnato orizzontale (un contrasto che allunga ed allarga), le fasce e cornici sotto gronda, il sovrastante timpano (con un grande bassorilievo) poggiante su una articolata cornice e grande trabeazione, la torretta centrale nella copertura dotata di alza – bandiera, di consistenti dimensioni in larghezza, ma non alta e che partecipa all'equilibrio del tutto, i ricchi particolari, le preziose decorazioni scultoree, numerose, ma non invadenti, la scalinata di accesso, il rapporto tra facciata e finestre, insomma una bell'assieme. Anche i corpi laterali non sono da meno. Ogni particolare e componente è al suo posto. Ogni volta che passo in bicicletta mi fermo un attimo e mi viene quasi voglia di suonare e chiedere la cortesia di entrare per vedere l'interno. Chissà, magari scrocco anche un caffè, speriamo.

La particolare forma ristretta ed allungata dell'area ha comportato la realizzazione allungata dei due corpi laterali che all'interno sono collegati da un portico con grandi colonne che si intravedono dalla strada.
Nella cartolina appare anche un lampione d'epoca nella piazza di terra battuta attraversata da due signore con mantella. Più lontano altra gente, un carretto e a sinistra la cortina originaria di case ormai oggi sparite e sostituite da un alto condominio. Le due palme (ci sono ancora oggi, sono quelle originarie?) sono protette da un apposito ombrello per l'inverno.

catasto lombardo-veneto 1859
catasto lombardo-veneto 1859

Mostro un estratto catastale del 1859 che comprende l'impianto della Villa Reale con il grande “Tridente” dei Boschetti, compreso tra il “Vialone” e la “Strada Regina detta della Prospettiva” con vertice su piazza Augusta, al punto di sfondamento del nuovo ingresso alla Città dopo la demolizione delle mura trecentesche (la porta principale in questa parte della città era quella su via Frisi del Carrobiolo, a destra nell'immagine catastale, che portava al ponte delle Grazie Vecchie) . Con gli interventi di viabilità la città diventava partecipe nella funzionalità e paesaggio del sistema Villa Reale con l'invenzione del Tridente.
Su piazza Augusta, nella striscia un tempo interessata anche dal fossato delle mura (compresa tra la strada esterna e interna alle mura stesse), insiste la Villa Carminati. La via esterna, oggi via Mosè Bianchi, era infatti chiamata “Comunale dei Fopponi” anche strada di circonvallazione) e la via Appiani era il “Torreggio di Santa Orsola”. La via Frisi è “Borgo del Carrobiolo”. La strada nuova che dà sulla piazza è “Contrada Augusta”. Resta la dizione originaria e storica di via Santa Croce che collega la piazza a via Frisi. Sull'altro lato della piazza si intravede la villa del Tazzini (poi verrà realizzata anche la Villa Paleari) che oggi bene appare sulla piazza dopo la opportuna demolizione del distributore di benzina.
Al centro della piazza abbiamo mostrato con altre cartoline il “primo monumento” a Vittorio Emanuele II, “ul re da sass“. Opera inaugurata nel 1878 e subito criticata dalla stampa perché ritenuta modesta.
invito per l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II


A memoria e per curiosità mostro, dalla mia piccola collezione, un invito originale alla inaugurazione ufficiale della “Prima Statua” di Vittorio Emanuele II alla presenza di Umberto I e la regina Margherita.
Un opuscolo più che un invito : “Ricordo del Primo Viaggio nel Regno”. All'interno dei brevi scritti in onore della coppia reale e alla fine in minuscola scrittura la descrizione della statua in marmo di carrara, grande un terzo più dell'originale, con Vittorio “ vestito da generale in piedi, colla mano destra appoggiata su di una colonnetta, ove è steso un foglio, lo Statuto largito da Cario Alberto.”. Il monumento “abbastanza colossale” è alto circa otto metri.
Come segnalavo, con altra cartolina in Arengario avevo mostrato gli articoli del tempo che demolivano senza mezzi termini il valore storico-artistico dell'opera del Crippa.

Alfredo Viganò


bassorilievo bassorilievo
I due bassorilievi classicheggianti di Gerolamo Rusca sulla facciata principale - foto Franco Isman

Condividi su Facebook Condividi su Facebook
Segnala su Twitter

cartolina successiva cartolina precedente

  5 ottobre 2013