prima pagina pagina precedente indice





Il leone e il cesso



Il leone e il cesso
cliccare per ingrandire

Quando ho acquistato questa cartolina mi è tornato alla mente un libro di Andrea Camilleri e Tullio de Mauro. Uno lo scrittore che tutti conosciamo e l'altro un professore di tutto rispetto che insegnava Filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma. I due discutono di lingua e dialetti. “La lingua batte dove il dente duole”, titola il libro edito da Laterza nel 2013. Si parla di lessico e di cesso nelle sue varie denominazioni dialettali o meno. Ho imparato anche da cosa deriva la parola cesso, dal greco che fu tradotto dai Latini in secessum, da cui il nostro cesso. I cessi furono tassati dall'Imperatore Vespasiano, non per chi li usava, ma per i produttori di ammoniaca. Così mi è capitato di leggere.
E se ne parlano Camilleri e De Mauro, io meschinetto mi sono sentito autorizzato a inserire il cesso nelle cartoline, come componente della Città per un lungo periodo. Un segno dei tempi.


Agricoltori bisogna vincere la battaglia del grano, dice il timbro sovra impresso al francobollo con l'effige di Vittorio Emanuele III. Quello che ci ha disonorato perché ha firmato le leggi razziali, per intenderci. E' viaggiata per Lanciano, nella Provincia di Chieti ed è firmata da molti, quasi una compagnia in gita, per la signorina Mina. A sproposito, Lanciano è un bellissimo posto strapieno di edifici monumentali e storici. Ci passai anni fa e mi ricordo gli ottimi ristoranti.

La cartolina mostra una parte del Ponte dei Leoni, anzi un solo Leone con dietro la profonda vista del Lambro e lontano una ciminiera. Siamo nel 1922, il 27 agosto per la precisione. La dittatura, con la presa del potere da parte di Mussolini, ci sarà il 30 ottobre, ma di fatto le violenze, le limitazioni di libertà, gli abusi istituzionali, le repressioni operate da bande di camicie nere erano all'ordine del giorno già prima.

Il fotografo aveva voluto privilegiare il fiume, l'imponente figura del leone, ma non poteva non essersi accorto che il centro dell'attenzione è conquistato da un orinatoio, messo lì in bella vista, che scaricava nel Lambro. Ne esce una immagine ironica dove il Leone dello scultore Antonio Tantardini, sembra guardare il signore che sta facendo la pipì guardandosi il pisello. Il tutto mostra bene a cosa serve il baracchino. Baracchino che a onor del vero fa la sua bella figura, architettonicamente parlando, se non se ne considera l'uso. Ora sul fiume, sul lato destro, corre un percorso pedonale sino agli spalti, dove una chiusa serviva alla derivazione per il mulino. A sinistra il grande prato oggi occupato dagli edifici. Nel negozio sono in corso dei lavori di ristrutturazione, un operaio lavora su un ponteggio senza alcuna protezione ed a limitare il cantiere c'è una botte.

piazza Carrobiolo
cliccare per ingrandire

A Monza di orinatoi di questo genere ce ne erano molti sino ad anni recenti e in generale erano lungo il Lambro e il Lambretto, ma anche nelle piazze e nei vicoli. Uno era in piazza Carrobiolo, un altro vicino al Ponte della “Mariota” di via Bergamo, uno modernissimo, si fa per dire (la cartolina è viaggiata nel '58), vicino al Ponte di via Lecco. Il più puzzolente, data la posizione, era quello nel passaggio che da via Lambro porta di fronte all'Arengario. Ce ne furono anche interrati come il Diurno di fronte al Municipio. Erano pieni di scritte e disegni più o meno osceni e di manifestini pubblicitari che suggerivano da che medico andare per le malattie veneree. In uno campeggiava anche uno splendido disegno di un asino. Grande almeno un metro e mezzo e di ottima fattura. Non ho mai capito perché un asino sulla parete del cesso, ma mi è spiaciuto, quando si è bonificato il tutto, che sparisse anche l'asino. Con nuove regolamentazioni edilizie gli orinatoi sparirono e la gente fa la pipi negli esercizi pubblici.

Alfredo Viganò

particolari

Condividi su Facebook Condividi su Facebook
Segnala su Twitter

cartolina successiva cartolina precedente

  9 dicembre 2014