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La “prua” del municipio



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Viaggiata nel 1949. Il fotografo ce l'ha messa tutta cogliendo una immagine non usuale. Il palazzo municipale appare smagrito nel sole che picchia alto quasi l'idea della prua di un transatlantico, . Per renderlo grande e immanente la foto è tagliata in alto. Si sente che la guerra è appena passata. Non ci sono automobili, ma gli ombrelloni del Motta fanno la loro bella figura e danno speranza, invitano i pochi passanti di un'Italia che voleva crescere.

Nel 1949 il Paese, uscito da una guerra disastrosa, cercava di riprendersi tra mille contraddizioni. Processi a personaggi compromessi col regime fascista. I morti in scontri tra braccianti, operai e polizia, erano frequenti. L'Italia si schiera, nasce il Patto Atlantico e la partecipazione alla NATO. L'Unione europea fa i suoi primi passi. Il problema della casa è grave e arriva il piano Fanfani per l'edilizia popolare, si cominciano le prove per la TV e Vittorio De Sica vince il Premio Oscar con Ladri di biciclette, Il Paese sarà scosso dalla tragedia di Superga dove si schianta l'aereo con la squadra del Torino.


Come era la vita di tutti i giorni? In fondo un signore in bianco prende la bicicletta da un fitto e ordinato parcheggio, Accostata una macchina e un autobus che si può definire di prima della guerra. Poi via Cortelonga e si intravvede sull'angolo il negozio di ferramenta Nobili, in seguito, con l'ampliamento, Bar Ambrosini.


La signora Clelia manda saluti carissimi alla gentilissima signorina Andreoni Teresina a Firenze. Precisa presso il F.I.V.R.E. (Fabbrica Italiana Valvole Radio Elettriche).
Sul francobollo di 6 lire con la mano che pianta un ulivo, come una speranza; un timbro dice: Aiuti d'America e Lavoro. Era in corso il Piano Marshall di aiuti all'economia italiana.
Il Municipio non è bello, ma pensare alla sua demolizione mi sembrò eccessivo quando il Consiglio comunale, nel 1993 decise, con il nuovo PRG di Leonardo Benevolo, la sua demolizione per ricostituire la cortina preesistente. Eppure molti in città applaudirono ad una ipotesi ingannevole che di fatto mascherava cose poco condivisibili del Piano. Ne feci una aperta polemica, sul Piano intendo, che interessava anche l'idea del Parco di Cintura urbana. Parco nelle parole, ma che in realtà prevedeva nell'ipotesi (poi opportunamente modificata dal Consiglio), milioni di metri cubi sulle aree agricole. Tema questo che si è trascinato sino all'ultima proposta di PGT, fallita, della Amministrazione Mariani a Monza, che prevedeva sempre milioni di metri cubi nelle aree agricole rimaste. Ricorsi storici o di cronaca tra il dire e il fare.
Ora che va di moda la questione del Consumo di suolo si dichiarano agricoli anche aree interne tra le case o lotticini interamente urbanizzati. Come se il problema della tutela del territorio e relativo consumo di suolo fosse un conteggio da ragioniere delle aree libere indipendentemente dalla loro posizione, ruolo e dimensione. Come se non fosse un problema di pianificazione e programmazione, ma solo di conteggio acritico che difende la città che c'è e un paesaggio spesso rovinato invece di metterci intelligentemente mano. La moda si sa passa, ma può anche fare danni quando le scelte urbanistiche non sono motivate.

Alfredo Viganò

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  16 febbraio 2016