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Il veglione



Arringario


“Dio ci protegga”. La cartolina con la Parlera viaggia nel 1898 ed è titolata Arringario.
Il 1898 fu un anno pesante, scioperi, proteste per il costo del pane e scontri sanguinosi con molti morti. La cartolina viaggiava, ma in quell'anno, fischiavano le pallottole dell'esercito che sparava su gente inerme a Monza, a Milano e in molte città d'Italia. I morti a Monza furono 7 e i feriti 14. Nulla li ricorda. Memoria corta. Li ricordo qui: Giacomo Castoldi, Antonio Sala di soli 14 anni, Teresa Meroni, Carlo Piatti, Gerardo Assi, Carlo Villa, e Pasquale Vergani. Umberto I° insignì il generale Bava Beccaris, autore delle stragi, con medaglia e onorificenza, atto che gli costò la vita a Monza alla manifestazione della Forte e Liberi per mano dell'anarchico Bresci.

Fu anche un anno di rilevanti eventi civili come la Esposizione Nazionale di Torino dove il Comune di Monza comprò gli edifici in ferro e vetro del Macello. Oggi esempio di archeologia industriale.

La cartolina, già da allora, era entrata nelle normali abitudini e ricorrenze della vita. Erano facili da fare, si poteva utilizzare per svariati scopi, con poco poteva raggiungere ogni parte del Mondo. Nel 1899, a testimoniarne il favore, si tenne a Venezia l'Esposizione Internazionale di Cartoline Illustrate.

Arringario

Questa cartolina era per la Gentilissima Signora Marcella Dandolo di Padova. I timbri postali sono tipici di quegli anni a cavallo del secolo. Dandolo, magari il Doge era stato suo avo.
Chissà se si erano accorti del manifesto del Veglione di Carnevale incollato sul pilastro. Al Teatro Sociale, in Piazza Mercato e poi demolito, si svolgevano i grandi Veglioni, Anche con Maschere precisa un manifesto del 1882. Il Veglione durava sino alle sei del mattino, 2 Lire per la Platea e 0,50 Centesimi per il Loggione.

veglione

In altro manifesto di un Veglione del dopoguerra, la prima intendo, si precisa Prezzo adulti 400, Bambini 300…Danze sino alle ore 3 con il complesso I Vampiri. Il ricavato a beneficio della Sezione Comunale A.V.I.S. Volevano forse che i Vampiri, per i donatori di sangue, avesse un che di ironico. I bambini poi non penso resistessero in notturna.

Carnevale è' una festa che si trova nella cultura egizia, greca e romana e quasi ovunque. Si svolgeva al termine di una annata agricola e quando l'inverno sia avvia verso la primavera. Per le feste cristiane poi, tra l'Epifania e la Quaresima, gli eccessi prima delle privazioni imposte ai credenti nei comportamenti alimentari e sociali. Come fosse un nostro Ramadan. Una festa al fine di una annata nel ciclo agricolo e la speranza dei futuri raccolti.
La maschera e il travestimento, come a teatro, servono a nascondere la reale identità e ad assumerne un'altra, E' parte non secondaria della libertà di comportamento che sprigiona il Carnevale, per i maschi e per le femmine. Curioso il fatto che il termine maschera sia di origine araba e significherebbe satira, presa in giro.
I coriandoli, altro simbolo del Carnevale, in origine erano fatti coi semi della pianta chiamata appunto coriandolo. I semi venivano messi nel gesso e poi fatti seccare così sembravano piccoli confetti.

Le maschere regionali sono molte. Abbastanza recenti, dal '500 in su, con qualche precedente e derivazione. Si ritiene che il nostro Meneghino possa rifarsi ai Menecmi di Plauto, altri lo collegano al più recente Menego di Ruzante.
Per le maschere la bella poesia-filastrocca di Gianni Rodari:
               Carnevale in filastrocca,
               con la maschera sulla bocca,
               con la maschera sugli occhi,
               con le toppe sui ginocchi:
               son le toppe d'Arlecchino,
               vestito di carta, poverino.
               Pulcinella è grosso e bianco,
               e Pierrot fa il saltimbanco.
               Pantalon dei Bisognosi
               “Colombina”, dice, “mi sposi?”
               Gianduia lecca un cioccolatino
               e non ne da niente a Meneghino,
               mentre Pioppino col suo randello
               mena botte a Stenterello.
               Per fortuna il dottor Balanzone
               Gli fa una bella medicazione,

Alfredo Viganò

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  1 settembre 2016